Abbiamo letto con attenzione il documento programmatico che ha accompagnato la presentazione del simbolo e della candidatura “a capo della coalizione” di Antonio Ingroia e, spontaneamente, ci siamo interrogati, anche rispetto al testo del nostro appello lanciato qualche mese fa: sarà possibile, in questo modo, il rientro della sinistra d’alternativa nel Parlamento Italiano?
Premesso che un’operazione di questo genere, particolarmente ambiziosa dopo il disastro da non dimenticare della Sinistra Arcobaleno nel 2008 e la successiva scissione subita da Rifondazione Comunista, non può considerarsi esaurita con il rientro o il nuovo ingresso a Montecitorio o a Palazzo Madama di un esiguo numero di funzionari di partito che avverrebbe tra l’altro in una condizione di complessiva assenza di autonomia politica, ci pare di conseguenza del tutto lecito sviluppare alcune osservazioni e sollevare alcuni interrogativi.
Andando per ordine:
1) Il documento in questione non traccia alcuna prospettiva di “identità sistemica” tale da porre, davvero, un’alternativa di fondo all’interno di un sistema politico italiano dominato dall’ondata liberista e dal fenomeno dell’individualismo competitivo e della personalizzazione;
2) Non si individuano, nell’affastellamento di questioni poste anche in modo contradditorio rispetto all’agire politico di alcuni dei firmatari, non diciamo gli elementi di un nuovo “blocco storico” di riferimento, ma neppure quelle forze motrici indispensabili perché un progetto politico – elettorale possa vivere nella società;
3) Sono completamente obliati i temi del rinnovarsi della “contraddizione di classe” così come la crisi e il muoversi all’interno di questa delle forze dominanti della finanza e del padronato di cui sono stati espressione gli ultimi governi del Paese e le forze politiche che li hanno appoggiati ha riproposto con grande crudezza e di cui sono apparsi emblematici i provvedimenti sui diritti dei lavoratori e sulle relazioni sindacali assunti proprio nell’ultimo periodo;
4) E’ curioso l’intreccio, nell’elenco dei firmatari, tra i segretari di partiti che hanno assunto, in questa fase, una dimensione sicuramente “residuale” e alcuni dignitari, Sindaci di Città, che non si comprende a quale titolo figurino in quella veste se non dal punto di vista dell’accettazione totale del concetto, per noi deprecabile, del presidenzialismo personalista. Questo elemento, tra l’altro, contraddice evidentemente i richiami alla Costituzione, che continua a prevedere l’esistenza di una Repubblica Parlamentare;
5) Si stanno verificando, inoltre, proprio in queste ore di formazione della lista fenomeni di imposizione burocratica nella determinazione delle candidature che appaiono contraddire clamorosamente il conclamato primato dei movimenti e l’usata retorica della cosiddetta “società civile”;
6) Non esiste alcun accenno alla modifica della legge elettorale che, pure, rappresenta il cuore di una possibile modifica dell’agire politico: il progettare il ritorno a un sistema effettivamente proporzionale, senza premi di maggioranza o soglie di sbarramento ci sarebbe parso elemento indispensabile nell’idea di un diverso rapporto, rispetto a quelle esistente totalmente deteriorato, tra elettrici, elettori e soggetti politici;
7) Infine la lista “Rivoluzione Civile” appare ancora ambigua sul piano della futura collocazione parlamentare rispetto a una possibile maggioranza PD-SeL, tanto che si parla, nel momento in cui stiamo scrivendo, di possibile “desistenza” nelle regioni considerate “a rischio” per quel che riguarda l’elezione senatoriale. Una collocazione netta all’opposizione di qualsiasi tipo di governo possa uscire dall’esito della prossima consultazione elettorale ci pare del tutto indispensabile e propedeutica alla possibilità futura, partendo anche dalla presenza parlamentare, di costruzione di una nuova soggettività politica della sinistra d’alternativa che, oggi più che mai, ci pare necessario e urgente auspicare.
Abbiamo preso spunto, come elemento di analisi il processo di formazione, assai travagliato (se pensiamo alla vicenda del ritiro da parte dei principali promotori di “Cambiare si può”) della lista “Rivoluzione Civile” perché emblematico dello smarrimento di una qualche capacità egemonica della sinistra italiana, vero e proprio punto di paradigma sul quale sarebbe necessario sviluppare un approfondimento di carattere storico-politico.
Non abbiamo considerato, invece, nel novero delle potenziali soggettività di sinistra d’alternativa SeL perché questa formazione ci è parsa, fin dall’inizio, non soltanto partecipe in una dimensione financo eccessiva della logica personalistica, ma del tutto dipendente nel suo procedere politico dal PD, in una posizione di complessiva subalternità, avendo fatto del tema delle “primarie” il proprio esaustivo riferimento, non considerando che proprio la partecipazione alle Primarie avrebbe reso irreversibile (nell’eventualità qualcuno avesse voluto pensare a collocazioni diverse) il dato di quella subalternità cui abbiamo appena accennato.
Nelle prossime settimane cercheremo dunque, attraverso specifiche iniziative, di approfondire questi punti al fine di determinare, al meglio possibile, un livello di riflessione e di analisi adeguate alla difficoltà del momento.
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