martedì 29 gennaio 2013

CHE SUCCEDERA' ALLE ELEZIONI? UNA PARTITA A TRE USCITE DI Aldo Giannuli


Prima di continuare con il dibattito sulle idee per uscire dalla crisi (che noto, con piacere, abbastanza partecipato) mi sembra il caso di fare il punto sull’andamento della campagna elettorale. Abbiamo 5 blocchi (destra, centro montiano, Pd-Sel, 5 stelle e arancioni). Prima considerazione: il Pd, ragionevolmente dovrebbe vincere alla Camera senza troppi problemi, aggiudicandosi il 54% dei seggi. A meno che lo scandalo Mps non porti ad un terremoto di vaste proporzioni; esso avrà effetti non irrilevanti e non va sottovalutato (come, invece, sta facendo Bersani) ma, per ora, non sembra in grado di ribaltare il risultato elettorale previsto. Né, per ora, sono prevedibili altri eventi di questa potenza.

Se, poi, domani cade l’aereo in cui c’è Berlusconi, la destra si spappola in tre giorni e tutto si riversa sul centro di Monti, oppure un impensabile scandalo liquida Monti spingendo gli elettori di centro verso la destra, o se la campagna di uno dei due ha un successo imprevedibile, mentre Bersani le sbaglia proprio tutte, non possiamo saperlo e quindi –almeno per ora-  tutto fa parte del regno della fantasia e non mette conto parlarne.

Sul solido terreno dei fatti, nonostante il recupero del Pdl, lo stacco nei sondaggi è ancora tale che difficilmente potrebbe essere colmato da uno degli sfidanti: per ora, stando alla media dei sondaggi, appare realistico che Pd-Sel raggiungano il 37-38%, mentre Pdl e Lega dovrebbero attestarsi fra il 25 ed il 30%, il centro montiano fra il 12 ed il 16%%, Grillo fra il 12 ed il 16%, gli arancioni fra il 2 ed il 3% e gli “altri” intorno al 3%. Sono “forchette” ancora molto ampie (inevitabilmente, visto che c’è un buon 30% di indecisi fra astensione e voto), ma alla Camera non sembrano possibili sorprese.

I problemi, come si sa, potrebbero esserci al Senato, dove:

a- il premio è dato regione per regione e non a livello nazionale

b- la soglia di sbarramento per le singole liste è l’8%

c- la soglia di sbarramento per le coalizioni è il 20%

d- ci sono regioni minori come il Trentino, il Friuli, la Lucania che hanno solo 7 senatori, mentre Liguria, Abruzzo e Sardegna ne hanno 8, per cui anche una lista singola dovrebbe raggiungere il 14-15% per avere un senatore, mentre in  Molise (2 seggi) e la Val d’Aosta (1) sono appalto della lista locale o delle due maggiori.

Dunque, la partita è al Senato dove (lasciando per ora da parte i senatori a vita e quelli eletti all’estero) la maggioranza è a quota 158 e non è detto che il Pd ci arrivi da solo. E lo avevamo già detto in settembre, quando si parlava della riforma del Porcellum poi abortita per volontà del Pd.

Se le percentuali fossero quelle indicate prima (cosa molto imprecisa, perché al Senato votano gli ultra venticinquenni, ciò che, ad esempio, potrebbe penalizzare il M5s che ha un elettorato in buona parte giovanile) questo significa che a prendere senatori in tutte le regioni dovrebbero essere solo Pd-Sel e Pdl-Lega. Quanto ai premi di maggioranza, salvo sorprese, il Pd-Sel dovrebbe vincere senza problemi in Piemonte, Liguria, Emilia, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata; mentre incertezze più o meno accentuate ci sono per Sardegna, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e soprattutto, Lombardia. La destra dovrebbe vincere abbastanza certamente in Veneto.

Il centro, non sembra possa vincere in nessuna regione, probabilmente non avrà senatori in quasi tutte le otto regioni “minori” e potrebbe “bucare” il quoziente  in Emilia o in Toscana.

Il polo arancione non sembra avere probabilità di avere seggi al Senato.

Molto meno prevedibile l’esito del M5s, sia perché è difficile valutare l’incidenza del differenziale di età, sia perché si tratta di un movimento a macchie di leopardo, per cui, se appare ragionevole che ottenga senatori in regioni come l’Emilia, il Piemonte, la Sicilia, il Veneto, la Lombardia e forse la Toscana e il Lazio, è molto incerto il resto.

Tutto ciò premesso, gli scenari possibili sono tre:

a- la coalizione Pd-Sel si aggiudica più di 158 seggi: si forma un governo espressione di quella maggioranza, che dovrebbe durare tutta la legislatura (dovrebbe… ma dipende da diversi fattori, compresi i margini di resistenza al Senato)

b- Il Pd-Sel non ha la maggioranza assoluta fermandosi a 150 seggi circa, ma la lista Monti è andata bene –o almeno discretamente- ed ha ottenuto 20-25 senatori con i quali si compone una maggioranza Pd-Monti forte di circa 175 senatori. Il governo si fa ma è difficile dire quanto duri, perché Monti da un lato e Vendola-Fassina dall’altro entrerebbero rapidamente in urto (in altro pezzo analizzeremo questo tipo di dinamiche) e bisogna vedere se ci sarà ancora una maggioranza una volta che qualche pezzo dovesse staccarsi. E non è detto che ciò accada necessariamente sul fianco sinistro (per distacco di Vendola e di un pezzo di Pd), perché potrebbe esserci anche un divorzio Monti-Casini a causarlo. Considerato l’avvicinarsi delle elezioni europee e regionali, questo significa che probabilmente andremo a votare entro 1-2 anni.

c- Il Pd-Se va sotto quota 150 e/o la lista Monti tracolla, per cui insieme non raggiungono quota 158; questo perché il Pdl vince in Lombardia, Veneto, Sicilia e Puglia (o Calabria o Sardegna) e, con le altre regioni, si aggiudica intorno ai 135 seggi che, sommati ai 20-25 di Grillo o all’eventuale paio di seggi di Ingroia, superano quota 158. In questo caso, l’alternativa secca è: o maggioranza di unità nazionale (governo Bersoni o, se preferite, Berlusani) o nuove elezioni già a giugno.

Allo stato dell’arte, lo scenario più probabile è il secondo, quello intermedio il primo e quello meno probabile il terzo. Per la vittoria piena, il Pd non dovrebbe perdere oltre che in Veneto, in Lombardia ed in una delle altre regioni a rischio oppure (conquistando la Lombardia) in più di tre delle regioni a rischio. La cosa non è tanto semplice, anche perché i sondaggi danno il Pd in svantaggio in Lombardia e il caso Mps (anche se poco) qualcosa toglierà. Non a caso Monti (lo sciacallo che il Pd si è cresciuto in seno) si è subito slanciato contro il Pd sul caso senese e molto più di quanto non abbia fatto lo stesso Pdl, al quale, peraltro, Monti ha teso una prima mano.

Il secondo scenario è il più probabile perché gioca sulla base elettorale più ampia garantita da 2 coalizioni su 5.

Il terzo è quello al quale sta lavorando Berlusconi, bisogna riconoscere con grande abilità. Ma, almeno per ora, ha ancora molta strada da fare: in Veneto –stando alle aspettative- dovrebbe “vincere facile”, la Lombardia è a portata di mano, in Sicilia, se ritrova gli “amici di sempre” potrebbe farcela senza troppa fatica, però Puglia, Sardegna e soprattutto Campania, dopo il caso Cosentino,  sembrano imprese decisamente più complicate.  Inoltre, il suo risultato sarebbe vanificato se Grillo non andasse bene. Dunque, per ora la cosa appare non probabilissima.

Ma cosa accadrebbe se le cose andassero così? Brutta storia: il Cavaliere, pur sconfitto alla Camera, sarebbe il vero vincitore politico della tornata: dato per morto con un partito sotto il 15% ed in piena crisi di abbandoni, senza alleati e stimato sotto il polo di Monti all’inizio della partita, è già riuscito a rimettere in riga quasi tutti i dissidenti (a cominciare da Formigoni), riprendersi la Lega come alleato, riportare il suo partito sul 18-20% nei sondaggi, azzoppare sul nascere la lista Monti che non ha nessuna possibilità di scavalcarlo. E’ già un bilancio tutt’altro che disprezzabile. Se poi riuscisse ad essere determinante al Senato, sarebbe il suo capolavoro politico e questo gonfierebbe di nuovo le sue vele elettorali. Morale: in caso di nuove elezioni avrebbe ottime probabilità di vincere anche alla Camera (lo so che l’idea vi fa rabbrividire, ma le cose stanno così), anche perché la sinistra pagherebbe lo scotto psicologico della “vittoria mancata”. Ad esempio, Renzi farebbe Bersani alla julienne.

Oppure, se il Pd decidesse a coalizzarsi con il Pdl (magari in nome della salvezza economica del paese… figuriamoci se non se ne uscirebbero con una manfrina del genere) dovrebbe pagare un prezzo altissimo e, comunque, Berlusconi si riserverebbe il diritto di far cadere la maggioranza quando e come gli parrebbe.

Sono tre scenari uno peggiore dell’altro è evidente, e fra essi quello della vittoria piena Pd-Sel è quello che fa meno schifo. Ma, anche in questo caso, ci sono ottime probabilità che torniamo a votare entro un paio di anni.

dal sito: www.aldogiannuli.it 

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