Cambiare si può è una proposta nata con l'intento di rifondare la politica sulle basi della democrazia partecipativa come unica possibilità per rispondere alla crisi del nostro tempo.
Crisi che non è solo quella scatenata dalla finanza internazionale (arma letale di una lotta di classe delle classi egemoni nei confronti delle classi lavoratrici), ma anche, e nel medesimo movimento, crisi radicale della politica e delle forme della rappresentanza – da cui derivano, nello specifico italiano, la sfiducia generalizzata, l'astensionismo altissimo, il consenso a Grillo, o anche il voto “a naso turato” a un centrosinistra prono ai diktat della finanza internazionale.
1. Quel che vogliamo.
Quando abbiamo promosso l'appello, intendevamo offrire a milioni di cittadini e cittadine un'alternativa, anche (ma non solo) in campo elettorale, fondata due punti indissolubilmente legati fra loro. Da una parte, un programma forte e irrinunciabile che investisse i problemi centrali delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, dei disoccupati/e e dei precari/e, della scuola, dell’Università, della ricerca, della sanità, del welfare, della cultura, dell’ambiente, della guerra e della pace. Dall'altra parte, un rinnovamento radicale nel metodo di selezione delle candidature, con persone (uomini e donne in misura uguale anche nelle teste di lista) che, fuori da prassi leaderistiche e verticistiche, rappresentassero fisicamente, con la loro faccia, le loro storie, il loro impegno nei movimenti, nelle associazioni e nei comitati di base, una vera alternativa alla “casta”. Essi dovevano essere espressione di un insieme di pratiche reticolari, dal basso: dei bisogni dei territori, delle istanze, delle lotte, dei processi reali. Solo così, crediamo, si può parlare a quei milioni di lavoratori e lavoratrici, giovani, precari, disgustati dalla politica, che soffrono della abissale crisi di rappresentanza. Solo così si può dare il segno di un processo nuovo all'altezza della devastazione della democrazia prodotta dal neoliberismo, capace di allargare lo spazio pubblico e riportare nella sfera politica l'intera vita delle donne e degli uomini, delle ragazze e dei ragazzi.
2- Quel che è stato.
Il percorso di formazione della lista Ingroia è stato totalmente diverso: ripropone forme e modalità politiche vecchie, con i candidati più visibili per lo più maschi e calati dall'alto sulla base di accordI di vertice tra le segreterie di quattro partiti, alcuni dei quali in netto contrasto con le istanze programmatiche di cambiare si può, tanto che fino al giorno prima hanno provato a far parte della coalizione del centrosinistra. E poi, come si può avere come capolista un politico che da ministro ha sostenuto e promosso il programma delle Grandi Opere, compreso il TAV e ha difeso l'operato delle forze dell'ordine che hanno compiuto i massacri del G8 di Genova, ostacolando in ogni modo la ricerca della verità anche in Parlamento? E molto altro ancora.
Questa lista non può essere “la nostra lista”. Essa non rappresenta quella prospettiva di reale discontinuità sia nei contenuti che nelle forme radicalmente democratiche che noi auspicavamo.
Lo diciamo senza ostilità, e naturalmente rispettando la volontà dell'oltre 60% degli aderenti di continuare la trattativa con la lista Ingroia. Alcuni di noi, pur riconoscendo che quella lista non riflette il nostro progetto, la voteranno, e auspicano che si possano introdurre tra i candidati persone che siano davvero espressione di una cittadinanza attiva. Altri faranno scelte elettorali diverse.
3. Quel che c'è da fare.
Crediamo che il percorso delineato da Cambiare si può comunque debba continuare al di là delle elezioni, certi che esista la necessità di un radicale rinnovamento. A questa necessità - indipendentemente dalle posizioni sulla lista Ingroia – vogliamo rispondere promuovendo una rete dove meticciare le identità, con forme di partecipazione rese accessibili a tutte e a tutti e che siano vera cessione di potere, spazio di democrazia di prossimità, luogo di costruzione di comunità accoglienti, sobrie, solidali.
Forse uno spazio così, un luogo così complicato e attraente, aveva poche possibilità, in generale, di formarsi in un clima elettorale, e in questo clima elettorale in particolare. Forse abbiamo preteso troppo da noi stessi e dagli altri. E' indubbio che ne usciamo, almeno nell'immediato, con un esito negativo. Ma crediamo che questo percorso, con tutta la sua carica positiva di impegno, partecipazione e confronto, vada proseguito.
Perciò già da subito continueremo ad adoperarci, insieme a tutti quelli e a tutte quelle che hanno firmato l'appello e hanno partecipato alle assemblee con entusiasmo, a dare vita ad un progetto politico e sociale radicalmente nuovo.
Andrea Bagni
Lorenzo Bicchi
Donatella Della Porta
Luciano Gallino
Lorenzo Guadagnucci
Sergio Labate
Rino Marceca
Teresa Masciopinto
Ugo Mattei
Andrea Morniroli
Clizia Nicolella
Rosangela Paparella
Marco Rovelli
Giuseppe Sergi
Giacomo Sferlazzo
Paolo Sollier
Guido Viale
3 commenti:
Cari compagni e compagne, ho condiviso come molti di voi l'esperienza di Cambiare si può e sono d'accordo con il documento di cui sopra. Penso che occorra un ragionamento da fare collettivamente su come continuare in ogni caso l'esperienza iniziata e guardare oltre le elezioni, indipendentemente da come ciascuno si rapporterà alla presenza della lista Ingroia. Per quanto mi riguarda conteranno molto i modi in cui si sceglieranno i candidati e le candidate nelle circoscrizioni. A Milano faremo l'assemblea il giorno otto.
Cari voi, non ho capito bene: non intendete votare? Personalmente sono daccordo sulle perplessità che nmanifestate sulla lista INGROIA (scritto grosso grosso), soprattutto per la presenza di alcuni personacci, perfino ex democristiani.
Daltronde dire "tutto o niente" vuol dire scegliere "niente" in partenza. Anch'io sono per la democrazia diretta ma rinunciare a mettere il becco in quella rappresentativa non mi sembra un gran vantaggio. Personalmante (ho 56 anni) ho sempre votato "il meno peggio".
Il vota che mi ha dato più soddisfazione in vita mia è stato nell'83 quando grazie al fatto che ero militatr a Milano, contribuii alla fuga di Toni Negri, perseguitato per reati di opinione.
Poi le lotte fuori, delle sedi della rappresentatività continuano in ogni caso, ma almeno qualcuno che possa sostenerle dalla camere, fuori del coro, mettiamocelo.
Daniele
Pontedera
Personalmente intendo votare e a quanto ne so anche i firmatari della presa di posizione di cui sopra lo faranno. Ci sono atteggiamenti diversi ma nella sostanza quello che interessa a tutti coloro che hanno partecipato a Cambiare si può è guardare oltre le elezioni. Personalmente mi rapporterò alla lista Ingroia più da elettore che da militante, valutando qual sarà in concreto la testa di lista nella circoscrizione i n cui voto, mentre per il senato credo che vada fatto un ragionamento più complesso rispetto al dove uno vota. Io voto a Milano e pongo una domanda, la stessa che porrei se votassi in Campania o in Sicilia ma non in Umbria: per lo sviluppo di un futuro soggetto politico antagonista sia al centro destra tradizionale sia a Monti, è preferibile lo stallo l Senato e quindi una situazione di ingovernabilità, oppure è preferibile una maggioranza PD-Sel che possa governare senza avere alibi alcuno? Giro l'interrogativo a tutti e a tutte.
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