lunedì 21 gennaio 2013

E’ QUESTA LA POLITICA? di Franco Astengo


Nicolò Machiavelli

C’è politica nella folla di “clientes” 
che sgomitano nei cortili dei palazzi
del potere?

In queste ore siamo assistendo, nel microcosmo del sistema politico italiano (se così si può ancora definire) a un vero e proprio “assalto alla poltrona” favorito dal più barbarico dei sistemi elettorali vigenti dai tempi di Ramsete II, che affida a un gruppo di “tagliatori di teste” o “kingmaker” (a seconda dei casi), incongruamente definiti “dirigenti di partito” (senza che nessuno conosca la definizione della parola “partito”, se non nel senso del treno) un potere di nomina assolutamente smisurato, superiore a quello di Re Artù quando, dopo aver fatto loro trascorrere una notte in penitenza, investiva i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il riferimento è ovviamente alla compilazione delle liste elettorali per il 24 Febbraio p.v., laddove – addirittura – i due maggiori “partiti” italiani hanno dovuto formare commissioni per valutare se escludere o mantenere nelle loro liste cosiddetti “Impresentabili”: personaggi cioè che, nonostante il loro aver avuto o aver ancora a che fare a diverso titolo con le Aule di Giustizia, intendono mantenere il ruolo di “rappresentanti del popolo” nonostante l’evidente discredito che il loro comportamento ha gettato, assieme ad altre cause, ovviamente, sul complesso delle istituzioni repubblicane.
Queste scene deprimenti sono avvenute un po’ dappertutto, compreso l’Alto consesso di saggi che stanno “sacrificandosi per l’Italia” presieduto dal prof. Monti, oppure nell’estrema sinistra non più operaista ma semplicemente legalitaria guidata dal dott. Ingroia (laddove bellamente sono stati ignorati i nomi espressione di assemblee che avrebbero dovuto risultare strumento della tanto declamata “democrazia diretta” o quanto meno “rappresentativa”) e, ancora, nelle 5 Stelle dove per poter competere a un posto di parlamentare era necessario vincere alla lotteria una password.
Di fronte a questo spettacolo, molto divertente al riguardo dell’osservazione delle miserie umane, ci siamo posti una domanda: “E’ questa la politica?”.
Una prima risposta l’avevamo provvisoriamente già indicata nei giorni scorsi quando ci eravamo maldestramente ingegnati nel  cercare di individuare quale trasformazione stesse subendo il PD attraverso l’estensione verso il basso del meccanismo delle primarie.
Ci era così capitato di elaborare l’indicazione della formula dell’ “individualismo competitivo” considerato come la base di una formazione politica non più formata da militanti, ma da “cordate” utili soltanto per spingere personaggi verso l’acquisizione di posizioni di, più o meno, presunto potere.
Abbiamo però voluto spingere un poco più a fondo la nostra ricerca rivolgendoci appunto la domanda che sta nel titolo dell’intervento “E’ questa la politica?”.
Non abbiamo trovato risposta, pur consultando i “classici” della materia, ma soltanto altre domande che qui raccogliamo di seguito.
Occorre però una premessa, forse banale: per politica intendiamo, fin dall’Antica Grecia, le cose che ineriscono alla città, la Polis.
Nella sostanza le cose che riguardano l’umana coesistenza, quando questa assume l’aspetto consapevole di un’identità collettiva, considerata tanto dal punto di vista del Potere, quando dal punto di vista del Conflitto.
In questo suo duplice aspetto di Potere e di Conflitto la politica è pensabile come un’Essenza, rintracciabile attraverso la risoluzione di alcune questioni:
1)      Qual è l’origine della collettività e quali i suoi fondamenti di legittimità?
2)      Quale rapporto c’è tra l’energia originaria delle forme politiche e le loro realtà istituzionali?
3)      Quali sono i soggetti dell’azione del potere politico, cioè chi agisce, chi comanda che cosa a chi?
4)      E questo comando come avviene, con quali limiti, a quali fini?
5)      Quali sono i confini dell’ordine politico, come e da chi sono individuati, chi includono e chi escludono?
Le concrete risposte a queste domande, cioè le forme storiche della politica, sono determinate dalle modalità con cui le categorie che abbiamo fin qui indicato, conflitto, ordine, potere, forma, legittimità, sono di volta, in volta organizzate praticamente e pensate teoricamente.
Della politica, infatti, fa parte anche il modo con cui essa viene discorsivamente mediata e criticata dai suoi soggetti e dai suoi attori: la politica è una pratica che è sempre un’elaborazione intellettuale e valutativa.
E’ il caso di ripetere la nostra domanda: ciò che accade, da molti anni, all’interno del sistema politico italiano può essere considerato “politica” oppure semplicemente lotta per un potere indefinito (ma molto concreto, beninteso, in alcune sue espressioni materiali) tra bande rivali che si contendono il territorio?
C’è politica nella folla di “clientes” che sgomitano nei cortili dei palazzi del potere?
Dal nostro punto di vista la domanda è retorica e la risposta scontata: non ravvediamo tracce di politica, intesa nel senso classico, ma se si aprisse un dibattito in questo senso riteniamo si tratterebbe di un fatto positivo.
Tanto più che, sempre dal nostro osservatorio, aggiungiamo una considerazione della quale siamo – egualmente – convinti sostenitori: nonostante che si tenti, come sta accadendo o forse già accaduto, di ridurre la politica alla forma dell’’individualismo competitivo, non pare si riuscirà a creare un ordine che –almeno apparentemente- riuscirà a comprendere al suo interno il conflitto sociale.
Il potere sarà sempre arbitrario ed eccederà sempre la norma e sarà causa esso stesso dell’esplosione del conflitto sociale: e in quest’affermazione ci troviamo confortati dalla lettura di alcuni autori, particolarmente importanti, da Machiavelli, a Spinoza, da Marx a Schimtt.
Davvero speriamo di realizzare un confronto su queste osservazioni, nel frattempo ringraziamo alcuni autori più vicini a noi nel tempo rispetto a quelli appena citati e delle cui preziose osservazioni ci siamo serviti per elaborare questo testo: da Carlo Galli a Roberto Esposito, da Gianfranco Miglio a Norberto Bobbio, da Mario Tronti a Marco Revelli.

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