martedì 22 gennaio 2013

PIANO DEL LAVORO E AUTONOMIA DELLA CGIL di Franco Astengo

Venerdì 25 e Sabato 26 Gennaio, in piena campagna elettorale, la CGIL terrà la sua “Conferenza Programmatica”, compilando (cito testualmente dall’articolo del “Manifesto): “ una lista della spesa che sottoporrà al segretario del PD, Pier Luigi Bersani e al coordinatore di SeL Vendola, entrambi invitati a intervenire.

 I lavori della Conferenza Cgil saranno aperti dal segretario generale Susanna Camusso, ma sono previsti, insieme con quelli di Bersani e Vendola, anche gli interventi del leader del Centro Democratico, Bruno Tabacci, dell’ex presidente del consiglio (e sottosegretario alla presidenza di Bettino Craxi, n.d.r, per non dimenticare) Giuliano Amato, e dal Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca (di cui si parla come futuro segretario di un PD allargato all’ingresso di SeL, altra nota del redattore) ”.

Insomma: al di là dei contenuti, sui quali mi soffermerò un attimo tra poco, la Cgil organizzerà una bella manifestazione di partito per lanciare il PD nell’agone elettorale dalla parte del mondo del lavoro, partendo – come sostiene la stessa Camusso – “dal discutere come si applica concretamente l’accordo del 28 giugno”.

Oltre al tema della rappresentatività in ballo ci sarà anche quello della prospettiva di un “nuovo esecutivo che non dovrà proseguire esclusivamente sulle politiche di rigore che hanno caratterizzato l’anno di Monti (sempre nota del redattore: che il PD ha costantemente approvato in pieno) ma puntare anche su lavoro e crescita”.

Insomma, quell’intreccio che Bersani definisce “rigore con un po’ di lavoro”.

Intanto, sempre sulle colonne del “Manifesto” il responsabile PD dell’economia Fassina pensa ad alleanze tra un governo progressista in Italia e governi conservatori, in difficoltà, in Europa e stabilisce che, in questo caso, ci può essere una convergenza con Monti e conferma come l’IMU sia già un’imposta patrimoniale ma che le condizioni per tassare la ricchezza finanziaria non ci sono (come ha sostenuto, ancora, Bersani “ non sappiamo chi sono i ricchi”).

Nella sostanza, a leggere Fassina e Camusso emergono due elementi che mi permetto di giudicare importanti: non ci si schioda dall’impronta liberista della politica economica portata avanti dal governo dei tecnici pur proclamando, a parole, una qualche discontinuità, neppure avanzando ipotesi di stampo keynesiano poste sul terreno dell’intervento pubblico in economia e della programmazione e non emerge alcuna intenzione di muoversi controcorrente sul terreno europeo (articolo 81 della Costituzione, fiscal compact, “deficit democratico”).

Soprattutto, però appare assente il riconoscimento del “segno sociale” che la crisi porta con sé e che, invece, il governo Monti ha saputo interpretare al meglio: la ridefinizione secca dei rapporti di classe, non riducibili certo al tema della rappresentanza in fabbrica, ma come grande questione complessiva di ricollocazione dei pesi e delle misure all’interno della società italiana ed europea (neppure la FIOM, in verità, si muove su questo terreno).

Ho sviluppato soltanto alcune indicazioni sommarie, rimane il tema di fondo di una Cgil che organizza, in campagna elettorale, una manifestazione di partito escludendo le minoranze interne (beati i tempi delle componenti: qualcuno della “terza componente”, che so Lettieri o Giovannini avrebbero potuto essere tra i relatori) e, addirittura (riprendo il testo del “Manifesto”) “sottoponendo” i contenuti della relazione al vaglio del giudizio dei segretari dei partiti del centrosinistra.

Risalta, qui, infine e per ripetermi ancora una volta l’assenza di una soggettività politica della sinistra d’alternativa che, invece di confondersi in liste di ispirazione “legalitaria”, potesse condurre con chiarezza una battaglia politica di merito intorno, proprio, a quel tema della pesante ricollocazione sociale in atto, che mi pare il tema centrale di questa fase.

Nel 1949 la CGIL di Di Vittorio lanciò il “Piano del Lavoro” (alcune cose poi si realizzarono: dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica alla produzione della “vetturetta” che poi sarebbero state 600 e 500): erano i tempi della “cinghia di trasmissione”. Nonostante tutto, però, l’autonomia e la dignità del sindacato erano ben altra cosa rispetto ai “tempi bui” che stiamo vivendo.

1 commento:

PERCHE' LA SINISTRA D'ALTERNATIVA RITORNI NEL PARLAMENTO ITALIANO ha detto...

DILVO VANNONI al SEGRETARIO PROVINCIALE CGIL FRANCESCO ROSSELLO
sono un iscritto spi; come tu sai ho la ventura di non essere iscritto nè al pd nè a sel;
vedo che oggi e domani è in corso la conferenza di programma cgil con presentazione del piano del lavoro; guarda caso ad 1 mese dalle elezioni sono previsti interventi di bersani, vendola, persino tabacci e di amato (da quale pulpito quest'ultimo parlerà di sacrifici ai lavoratori!!).
vedo con stupore che mancano all'appello ferrero e diliberto, segretari di partiti (oggi purtroppo in crisi) comunque ancora attivi e che si ispirano da sempre alla causa dei lavoratori, sposando le battaglie della cgil.
l'aspetto programmatico di questa conferenza viene quindi oscurato da quella che altro non è che una passerella elettorale x i tre dirigenti sopra citati.
peccato perkè le proposte del sindacato (che dovrebbe rappresentare tuitti gli iscritti e le loro aspirazioni ideali) sarebbero state di sicuro interessanti ed utili al ns. paese.
altro che cinghia di trasmissione!!!
se poi non sono gradite le voci dei comunisti e di altre forze della sinistra basta che lo si dica apertamente così ognuno di noi ne trarrà le dovute consegiuenze.
ogni tanto "visito" siti dei sindacati di base e dell'usi (da sempre sindacato "anarchico"): ebbene non vi ho mai trovato forme così spudorate di "endorsment" (come si dice oggi) o di collateralismo (come si diceva ieri).



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