La
condanna a sei anni di galera, pronunciata dal Tribunale di Roma, ai danni
di sei dei partecipanti alla manifestazione romana dell'Ottobre 2011 non
rappresenta un atto di giustizia, ma di evidente ricerca della repressione verso
tutto ciò che si muove in direzione antagonista e di contestazione del sistema,
e si allinea alle botte di stampo poliziesco che sono state regolarmente agite in tutte le manifestazioni di protesta e di rivendicazione dei diritti,
svoltesi negli ultimi tempi in Italia: da quelle NO TAV a quelle dei
metalmeccanici.
Particolarmente
indicativa la dichiarazione del fascista Sindaco di Roma: un giusto monito e un
giusto risarcimento per l'Arma dei Carabinieri.
Noi
ci collochiamo esattamente all'opposto di queste affermazioni, denunciando la
inusitata pesantezza della condanna assieme alla campagna mediatica di
colpevolizzazione che si accompagna - appunto - al meccanismo repressivo in
atto.
E'
il caso, inoltre, di denunciare come i reati contro il patrimonio e la pubblica
amministrazione (pensiamo all'appropriazione dei finanziamenti pubblici ai
partiti per fini privati) siano - eventualmente e quando capita - puniti con
pene molto lievi, pur trattandosi di reati che colpiscono la generalità dei
cittadini, minando anche la credibilità dele istituzioni.
Questo
è il paese dove il reato di falso in bilancio (che molto spesso sta all'origine
di fenomeni di crisi nelle aziende con le lavoratrici ed i lavoratori costretti
a perdere il posto di lavoro per responsabilità dei padroni che si arrichiscono
in maniera fraudolenta) è addirittura depenalizzato.
Mentre
ci si avvia alle elezioni la sentenza di oggi ci dice che viviamo in un paese
con la democrazia a rischio (come segnalano anche gli indicatori di autorevoli
organismi internazionali come Freedomhouse) e forme di repressione autoritaria
già in essere.
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