martedì 22 gennaio 2013

CASO COSENTINO: UNA ESAGERAZIONE MEDIATICA INDICE DI UN GRAVE DEGRADO MORALE

Cosentino nella conferenza – stampa dove ha spiegato le sue “ragioni” (si fa per dire) aveva davanti più microfoni di Sir Winston Churchill quando annunciò la resa della Germania e la fine della guerra




La vicenda legata alla compilazione delle liste del PDL in relazione al ruolo dei cosiddetti “impresentabili” (un termine che usato in politica la dice lunga delle condizioni in cui ci troviamo dal punto di vista etico) meriterebbe una lunga analisi che, del resto, nel nostro blog è già stata avviata attraverso alcuni interventi di merito.

In quest’occasione però saranno sufficienti due righe per stigmatizzare, davvero stigmatizzare, il comportamento dei mezzi di comunicazione di massa al riguardo di tal Cosentino, accusato dalla magistratura di concorso in associazione camorristica ed escluso dalle liste del centrodestra denunciando, però, da parte dello stesso Cav. l’attacco delle “toghe rosse” al suo partito e alla necessità di farvi fronte, attraverso dolorose esclusioni (con Cosentino anche Dell’Utri e Scajola).

Il fatto grave, a nostro giudizio, è stato quello di aver fornito – a questo caso miserevole dal punto di vista del rapporto tra questione morale e questione politica e che avrebbe dovuto essere ignorato circondandolo di indifferenza- un eccesso di valutazione sotto l’aspetto mediatico: la prima pagina di tutti i TG, con un’attenzione spasmodica per risvolti che, nelle dichiarazioni dell’interessato, la dicono lunga su di una concezione della politica finalizzata ad interessi personali e di gruppo davvero impressionante, specie quando pensiamo che questo tipo di concezione dal centrodestra ha fatto breccia anche in altri settori dello schieramento politico.

Cosentino nella conferenza – stampa dove ha spiegato le sue “ragioni” (si fa per dire) aveva davanti più microfoni di Sir Winston Churchill quando annunciò la resa della Germania e la fine della guerra: un paragone che vuole essere soltanto indicativo di un grave stato di disagio nel quale si trova, in Italia, il rapporto tra comunicazione di massa, ceto politico, cittadini.

Anzi, per concludere: un rapporto di disagio che ormai appare come un rapporto irrimediabilmente viziato da questa continua ricerca, da entrambe le parti (comunicazioni di massa e ceto politico) della spettacolarizzazione di ogni atto: il più delle volte però lo spettacolo è davvero miserando.

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