Cosentino nella conferenza – stampa dove ha spiegato le sue “ragioni” (si fa per dire) aveva davanti più microfoni di Sir Winston Churchill quando annunciò la resa della Germania e la fine della guerra
La vicenda legata alla compilazione delle liste del PDL in
relazione al ruolo dei cosiddetti “impresentabili” (un termine che usato in
politica la dice lunga delle condizioni in cui ci troviamo dal punto di vista
etico) meriterebbe una lunga analisi che, del resto, nel nostro blog è già
stata avviata attraverso alcuni interventi di merito.
In quest’occasione però saranno sufficienti due righe per
stigmatizzare, davvero stigmatizzare, il comportamento dei mezzi di
comunicazione di massa al riguardo di tal Cosentino, accusato dalla
magistratura di concorso in associazione camorristica ed escluso dalle liste
del centrodestra denunciando, però, da parte dello stesso Cav. l’attacco delle
“toghe rosse” al suo partito e alla necessità di farvi fronte, attraverso
dolorose esclusioni (con Cosentino anche Dell’Utri e Scajola).
Il fatto grave, a nostro giudizio, è stato quello di aver
fornito – a questo caso miserevole dal punto di vista del rapporto tra
questione morale e questione politica e che avrebbe dovuto essere ignorato
circondandolo di indifferenza- un eccesso di valutazione sotto l’aspetto
mediatico: la prima pagina di tutti i TG, con un’attenzione spasmodica per
risvolti che, nelle dichiarazioni dell’interessato, la dicono lunga su di una
concezione della politica finalizzata ad interessi personali e di gruppo
davvero impressionante, specie quando pensiamo che questo tipo di concezione
dal centrodestra ha fatto breccia anche in altri settori dello schieramento
politico.
Cosentino nella conferenza – stampa dove ha spiegato le sue
“ragioni” (si fa per dire) aveva davanti più microfoni di Sir Winston Churchill
quando annunciò la resa della Germania e la fine della guerra: un paragone che
vuole essere soltanto indicativo di un grave stato di disagio nel quale si
trova, in Italia, il rapporto tra comunicazione di massa, ceto politico,
cittadini.
Anzi, per concludere: un rapporto di disagio che ormai
appare come un rapporto irrimediabilmente viziato da questa continua ricerca,
da entrambe le parti (comunicazioni di massa e ceto politico) della
spettacolarizzazione di ogni atto: il più delle volte però lo spettacolo è
davvero miserando.

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