domenica 6 gennaio 2013

HO UNA GERLA SULLA SCHIENA. LE MIE CINQUE TERRE di Marcello Pesarini

Chiunque attraversi un ponte fra un territorio e l'altro della sua vita, è solito caricare sulle spalle una gerla dove custodire i propri ricordi più cari, magari qualche attrezzo utile per risolvere situazioni intricate, come salvacondotto per il passaggio.Così ho cominciato a caricare la gerla nel 1991, dopo la confluenza di Democrazia Proletaria nell'ex PCI, cioè Rifondazione Comunista, il mio tutt'ora attuale partito. La gerla l'ho portato giù per sentieri scoscesi fino alla prima fermata sul mare, a Monterosso al Mare, bellissimo paesino che più tardi sarà devastato dalle piogge e dalle frane di questo Bel Paese. A quel tempo ero giovane ed ardimentoso e scaricai di fronte ai miei nuovi compagni, riuniti in cerchio nella piazzetta, i movimenti, l'ironia, un po' di 68 ed un po' di 77, qualche scontro con la Polizia, il pacifismo, l'antinucleare. Come in tutti gli scambi fra generazioni e tribù, i doni che ricevetti furono messi via per deferenza, rispetto, e li avrei apprezzati solo più avanti. Erano la disciplina,  il senso di sacrificio ma anche di dignità, lo spirito di corpo, ma soprattutto le case del popolo, il ballo liscio, la capacità di fraternizzare fra classi diverse ed alleate, e di semplificare i problemi, a differenza di noi giovinastri intellettuali. Ripreso il mio cammino, salii di nuovo nel bosco per lunghi anni costellati di appostamenti, rami di pino caduti perchè secchi, e scivolamenti sui letti di aghi secchi. Alla seconda discesa al mare, Vernazza, nel 1998, mi dovetti dividere dai compagni del PDCI, tutt'ora diversi da me. Fu una concausa, come nei divorzi delle persone reali, ed a loro rimase quel senso di responsabilità tipico degli stalinisti, per cui si bombarda un paese ex comunista per restare al governo alleati dei principali nemici dei comunisti e limitare i danni. Io avevo con me la lotta contro la riforma delle pensioni Dini, nel 1995, tante nuove aggregazioni di lavoratori dentro e fuori la CGIL, l'Associazione Lavoratori e Lavoratrici Pesaresi, Gigi Malabarba, Rocco Papandrea che ci ha lasciati. Mi provarono a consegnare magari un po' di quella capacità di obbedir tacendo, ma come esempio di azione da evitare. La evitarono anche loro e ci sbatterono fuori dal governo.
La mia gerla era rimasta intatta. Seguirono gli anni duri della povertà, poi irruppero i nuovi movimenti altermondisti. Scesi al mare nel 2001, a Corniglia, e portai in dote i movimenti per la giustizia nelle carceri, le pene alternative, le associazioni, il commercio equo solidale. Molto uscì dalla gerla, un po' vi rientrò, compresa la convinzione che lottare per una causa giusta non è mai tempo perso e, forse per l'ultima volta, si stava assieme per convinzione. Mi meravigliai sinceramente che a Genova non fossimo tutti di Rifondazione Comunista, ma eravamo in buona compagnia: fu uno degli ultimi insegnamenti da mettere nella gerla. Nasceva e cresceva la sfiducia nei governi amici e nei partiti di sinistra, ma c'erano ancora i movimenti e le classi.
Di nuovo nel bosco un po' più rado, ed ogni tanto i rigagnoli si seccavano, così non si potevano bagnare le labbra e le idee diventavano confuse. Governo si, governo no, partito o spartito, il partito spariva e la gerla s'alleggeriva. Discesi a Manarola nel 2008, dopo avere perduto il governo, reso inutili tutti i miei sforzi nell'immigrazione, 40 deputati, un grande lavoro di ascolto di Ferrero, s'era vista giusto l'amnistia vanificata poi dall'indebolimento delle misure alternative e dai magistrati di sorveglianza. Provai a svuotare la gerla, ma faticavano ad uscire i miei principi, quelli forse che, mutuati dai vecchi compagni del PCI, erano diventati il mio esoscheletro: la dura militanza, la tessera non si da a chiunque pur di vincere un congresso, il sindacato non è una fonte di aggregazione per supplire al partito, il deputato non è la sola fonte di guadagno, le tessere e le sottoscrizioni sono il sale del partito. Volevo già andarmene e lasciare la gerla, poi pensai: “Questa è mia, me la sono guadagnata, mi ricorda quel compagno albanese che venne a cercare lavoro alla sede dell'Unione, come la chiamava lui”. Qualcuno mi disse di vendere il pane ad un euro al chilo, non importa se veniva da 100 chilometri di distanza, serviva per far vedere che c'eravamo. Caricai la gerla e me ne andai nel bosco senza partito.
Sono sceso a Riomaggiore nel 2012. Ho rifatto la tessera, affermando:”Sono comunista, perchè non mi dovrebbero volere?”. Sono andato in spiaggia. C'erano dei pescatori con pochi pesci e molte reti. Dicevano”La rete è importante, tutti sono collegati, nessuno è sopra l'altro”. Dissi:”Ma allora possiamo riprendere la lotta per i Livelli Essenziali di Assistenza?”. “Zitto tu, che sei di Rifondazione, adesso dobbiamo discutere di metodo, e tu devi fare un passo indietro”. “Ma è importante, stanno tagliando l'assistenza a decine di migliaia di persone, ci sono i distrofici, ci sono..”. “Ci sono delle priorità, e tu devi fare dei passi indietro mentre cerchiamo qualcuno di fiducia a cui affidare il riordino, cambiare si può e adesso ti diciamo come”.
“Addio Cinque Terre della mia vita, per la prima volta la gerla è rimasta in spalla. Avevo paura che me l'avrebbero requisita. Invece mi servirà nel bosco, dove sicuramente troverò altri esploratori che hanno veramente fame e sete”.


Le Cinque Terre (Çinque Taere in ligure) sono un frastagliato tratto di costa della riviera ligure di levante situato nel territorio della provincia della Spezia tra Punta Mesco e Punta di Montenero, nel quale si trovano cinque borghi o, come si diceva anticamente, terre, qui elencati da ovest verso est: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore.
Grazie alle caratteristiche geografiche ed antropiche del territorio dove sorgono, le Cinque Terre costituiscono una delle principali attrattive turistiche della riviera spezzina, e in generale della Liguria, per il loro contesto orografico collinare naturalmente aspro ed accidentato, addolcito dalla costruzione di terrazzamenti o fasce per la coltura, che cala verso il mare con forti pendenze; nei punti in cui il mare si insinua serpentinamente nella terra sorgono i borghi, snodati a seguire la naturale forma delle colline.
L'opera dell'uomo, nei secoli, ha modellato il territorio costruendo i famosi terrazzare sui declivi a mare, dovuta alla particolare tecnica agricola tesa a sfruttare per quanto possibile i terreni posti in forte pendenza che digrada verso il mare, ne ha fatto così uno dei più caratteristici e affascinanti paesaggi della Liguria.
Nel 1997, su istanza della provincia della Spezia, le Cinque Terre, insieme a Porto Venere ed alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, sono state inserite tra i Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.
Nel 1998 il Ministero dell'Ambiente ha istituito l'Area marina protetta Cinque Terre[1] per la protezione ambientale, la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche, per la divulgazione e promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell'area.
Nel 1999 è stato poi istituito il Parco Nazionale delle Cinque Terre[2] per la conservazione degli equilibri ecologici, la tutela del paesaggio, la salvaguardia dei valori antropologici del luogo.
Le Cinque Terre facevano parte della Comunità Montana della Riviera Spezzina.[3] .
Il 25 ottobre 2011 una violenta alluvione e le successive frane portano alla morte di almeno 7 persone. I comuni più colpiti sono Monterosso al Mare e Vernazza.
Il 24 settembre 2012 una frana causata dallo staccamento di un costone di roccia travolge quattro turisti australiani sulla Via dell'Amore.

1 commento:

Patrizia ha detto...

Ciao Marcello, chissà se sei lo stesso Pesarini che ha scritto sul sito di Lucio Magri?

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