mercoledì 2 gennaio 2013

RIFLESSIONI SUL QUARTO POLO di Maria Grazia Meriggi



 Non so se sono influenzata dagli amici francesi con i quali passo da 15 anni circa il Capodanno, e quindi che conoscono bene anche la situazione italiana, ma il dibattito che si sta svolgendo intorno al cosiddetto IV polo è davvero scoraggiante. E poco comprensibile.

 Grillo qui appare come un Coluche meno popolare e viene da pensare che i servizi segreti hanno lavorato per una volta per il meglio suggerendogli di ritirarsi davanti a Mitterrand... ma a parte queste un pò funeste battute visto da una leggera distanza il problema che abbiamo appare che non esiste più in Italia una forza laburista con un fisiologico rapporto con i lavoratori. subito molti ribatteranno che sono tanti i lavoratori precari non organizzati, ma questo è uno - il principale - dei problemi delle organizzazioni dei lavoratori e dunque sempre ad esse si torna.
Molti dirigenti sindacali di ogni livello e molti lavoratori non rassegnati all'astensione fanno riferimento in forma sempre meno strutturata a forze come il "movimento per il Partito del Lavoro" o SeL che cercano, potremmo dire, di sperare o di illudersi che stando dentro ll CS che aspira e che certamente potrà governare saranno in grado di spostare a sinistra l'asse del governo.Il più significativo intervento in questo senso è quello che circola di circa due mesi, di Luigi Vinci che in base alla sua lunga esperienza sostiene che sia ancora possibile spostare quest'asse anche a proposito degli equilibri europei: fiscal compact, funzione della BCE.
Ora: non c'è dubbio che quando Ferrero afferma di essere in linea col Pci che governava dall'opposizione non sappia nemmeno quello che si dice tanto diverse sono le situazioni: politica, istituzionale, sociale. Buona, buonissima parte degli iscritti e militanti della CGIL hanno una profonda sfiducia nel PD ma non se ne staccano o al massimo guardano a SeL nella convinzione - esatta - che oggi proprio a causa del peso delle istituzioni europee si difendono le condizioni dei lavoratori e dei precari da posizioni di governo. C'è poi una disistima nei nostri - di Rifo - confronti provocata dalla litigiosità, dalle scissioni ecc. che mi ha fatto dire spesso che siamo in un cul de sac. Infatti un peso elettorale autonomo potrebbe influenzare forse le posizioni del CS e non ne siamo evidentemente in grado.
A questo punto emergono i percorsi di Cambiare si può e di Rivoluzione civile. Ognuno di essi ha qualche preoccupazione in comune ma nessuno coincide col problema che ho esposto: una sinistra di classe che contribuisca alla rinascita di una seria e grande esperienza laburista conflittuale. I primi con la loro ossessione democraticistica e la ridicola pretesa che alcuni intellettuali siano più rappresentativi di alcuni dirigenti di partito (chissà perché?) rispetto alla sofferenza sociale. I secondi: non ho bisogno di indicarne i limiti che sono evidenti a tutti i frequentatori di questo blog.
Ma che ci siano persone che come prima di Giolitti preferiscano il notabilato (magari di estrema sinistra) alle organizzazioni politiche e che su questa base pretendano di condizionare un intero processo è il segno evidente di una deriva che forse fa parte del "caso italiano".
Ho partecipato all'assemblea di Cambiare si può e ho proposto nel mio intervento l'assemblea auto convocata di esponenti delle RSU del pubblico e del privato. Applausi,come sempre, e come sempre nessuno mostra di volerne fare niente. Sarebbe stata, come la vostra proposta con cui converge, l'inizio di un percorso che non poteva che essere lungo e non ci avrebbe permesso di partecipare alle elezioni. Ma avrebbe potuto rappresentare una promessa d'avvenire.
Personalmente ho votato si alla consultazione"di Ingroia" per una lista aperta anche ai segretari di partito, ma con poco entusiasmo poiché la maggioranza dei compagni e amici con i quali condivido tante battaglie e tanti valori voterà CS con le speranze che ho esposto sopra e tantissimi aspetti della lista "Rivoluzione civile" rischiano di non raggiungere il quorum senza nemmeno preservare aspetti della nostra cultura, per il futuro. Particolarmente lucido invece mi sembra l'intervento di Alfonso Gianni, uno dei pochissimi a vedere quanto spesso la parola d'ordine del salario di sussistenza sia compatibile con le idee e le pratiche di coloro che - da Friedmann a Ichino si parva licet... - vogliono togliersi di torno lil rischio rappresentato dalla piena occupazione sul piano dei rapporti di forza capitalistici. Purtroppo anche Alfonso non è in grado di fornire indicazioni per il presente immediato...
Mi piacerebbe che reagiste a questo mio scoramento e diceste "la vostra".

1 commento:

Unknown ha detto...

mi autocommento: i sondaggi più recenti danno la cosiddetta lista "Ingroia" di Rivoluzione Civile addirittura a due cifre e SeL in caduta. Dovrei esserne lieta ma quello che mi inquieta comunque è la volatilità del consenso, che del resto non può che essere tale di fronte a partiti fluidi e inesistenti...

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