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| Le Iene |
Cronache e analisi riguardanti la triste vicenda del Monte
dei Paschi di Siena indicano, tra loro, un punto di concordanza inequivocabile:
la politica, un certo modo di concepire la politica, è al centro di questa
storia e un partito, il PD, appare coinvolto direttamente in una dimensione che
penso possa essere giudicata estrema.
In ogni caso i quotidiani di oggi, sotto l’aspetto
dell’intreccio tra questione morale e questione politica, appaiono il solito
bollettino di guerra, con protagonisti in primo piano il Presidente Uscente
della Regione Lombardia e il Sindaco di Roma.
Un bollettino di guerra che, ormai, prolunga le sue uscite
nel tempo e che, nel finale della legislatura, si è accresciuto di pagine e
pagine: nei giorni scorsi la ridda degli “impresentabili” e, prima ancora,
alcuni casi, da quello Lusi a quello Fiorito che hanno fornito un colpo
micidiale alla credibilità delle istituzioni repubblicane (non dimentichiamo le
vicende legate ad alcuni esponenti del Consiglio Regionale della Liguria: ma ci
appaiono davvero eccessivamente miserevoli, nel come e nel quanto, da
soffermarcisi più di tanto).
In questa situazione, come abbiamo scritto nel titolo,
rischiano di crollare quel poco (davvero poco) che rimane di coesione sociale e
dl tessuto democratico del Paese: anche qui non ci soffermiamo sulle
drammatiche condizioni d’impoverimento generalizzato, sulla disoccupazione
montante, sulla progressiva negazione di diritti delle lavoratrici e dei
lavoratori, sulle condizioni dell’ambiente, sull’unilateralità nell’affrontare
la crisi dimostrata dal governo dei tecnici, appoggiato da PD, PDL e UDC, a
vantaggio dei soliti “padroni del vapore”.
Una nazione governata male da decenni e ancor peggio da
qualche anno ma che adesso appare arrivata a una soglia davvero di difficile
ritorno.
Il “caso” Monte dei Paschi appare proprio essere di una
gravità estrema per le ragioni che abbiamo richiamato all’inizio e allora ci
apparirebbe doveroso che coloro che sanno, che sono parte in causa, che
riescono a essere minimamente consapevoli dei danni provocati alla collettività
dicano, in piena campagna elettorale, la verità: dicano come stanno le cose, si
assumano le proprie responsabilità politiche (chi ne avrà di penali poi farà i
conti, ovviamente, con la magistratura).
Il nostro intento è semplicemente quello che non si ripeta
ciò che accadde con le elezioni del 1992: quando, in piena Tangentopoli, Craxi
si limitò a parlare di “mariuolo”.
Le elezioni si fecero lo stesso, senza che alle italiane e
agli italiani, fosse detta con coraggio la verità: ne sortì un esito confuso,
di delegittimazione complessiva.
Nel giro di due anni si arrivò a toccare direttamente i
conti bancari dei cittadini, ci fu una manovra da 92.000 miliardi, sparirono
pensioni e quel poco che rimaneva di scala mobile ma soprattutto montò il
furore dell’antipolitica: un furore che costò un pezzo importante, decisivo,
della qualità della nostra vita democratica rappresentato dal sistema
elettorale proporzionale, sostituito a furor di popolo, in odio ai partiti
(che, nel frattempo implodevano tutti), con il frutto avvelenato del
maggioritario.
Un ciclo che finì con l’avvento al potere di una forma
esasperatamente personalizzata di nocivo populismo di destra, con il quale ci
troviamo ancor oggi a fare i conti.
Questo il bilancio dell’epoca, che potrebbe ripetersi in
forma peggiorata oggi.
Aspettiamo ancora un intervento, una “moral suasion” da
parte del Presidente della Repubblica, antico capofila della corrente di destra
del PCI e fautore, sempre all’epoca, di una “unità socialista” con il già
citato Bettino Craxi.

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