sabato 26 gennaio 2013

MONTE DEI PASCHI DI SIENA: PER FAVORE DITE LA VERITA', E' A RISCHIO QUEL POCO CHE RIMANE DELLA COESIONE SOCIALE E DEL TESSUTO DEMOCRATICO DEL PAESE di Franco Astengo

Le Iene

Cronache e analisi riguardanti la triste vicenda del Monte dei Paschi di Siena indicano, tra loro, un punto di concordanza inequivocabile: la politica, un certo modo di concepire la politica, è al centro di questa storia e un partito, il PD, appare coinvolto direttamente in una dimensione che penso possa essere giudicata estrema.
In ogni caso i quotidiani di oggi, sotto l’aspetto dell’intreccio tra questione morale e questione politica, appaiono il solito bollettino di guerra, con protagonisti in primo piano il Presidente Uscente della Regione Lombardia e il Sindaco di Roma.

Un bollettino di guerra che, ormai, prolunga le sue uscite nel tempo e che, nel finale della legislatura, si è accresciuto di pagine e pagine: nei giorni scorsi la ridda degli “impresentabili” e, prima ancora, alcuni casi, da quello Lusi a quello Fiorito che hanno fornito un colpo micidiale alla credibilità delle istituzioni repubblicane (non dimentichiamo le vicende legate ad alcuni esponenti del Consiglio Regionale della Liguria: ma ci appaiono davvero eccessivamente miserevoli, nel come e nel quanto, da soffermarcisi più di tanto).
In questa situazione, come abbiamo scritto nel titolo, rischiano di crollare quel poco (davvero poco) che rimane di coesione sociale e dl tessuto democratico del Paese: anche qui non ci soffermiamo sulle drammatiche condizioni d’impoverimento generalizzato, sulla disoccupazione montante, sulla progressiva negazione di diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, sulle condizioni dell’ambiente, sull’unilateralità nell’affrontare la crisi dimostrata dal governo dei tecnici, appoggiato da PD, PDL e UDC, a vantaggio dei soliti “padroni del vapore”.
Una nazione governata male da decenni e ancor peggio da qualche anno ma che adesso appare arrivata a una soglia davvero di difficile ritorno.
Il “caso” Monte dei Paschi appare proprio essere di una gravità estrema per le ragioni che abbiamo richiamato all’inizio e allora ci apparirebbe doveroso che coloro che sanno, che sono parte in causa, che riescono a essere minimamente consapevoli dei danni provocati alla collettività dicano, in piena campagna elettorale, la verità: dicano come stanno le cose, si assumano le proprie responsabilità politiche (chi ne avrà di penali poi farà i conti, ovviamente, con la magistratura).
Il nostro intento è semplicemente quello che non si ripeta ciò che accadde con le elezioni del 1992: quando, in piena Tangentopoli, Craxi si limitò a parlare di “mariuolo”.
Le elezioni si fecero lo stesso, senza che alle italiane e agli italiani, fosse detta con coraggio la verità: ne sortì un esito confuso, di delegittimazione complessiva.
Nel giro di due anni si arrivò a toccare direttamente i conti bancari dei cittadini, ci fu una manovra da 92.000 miliardi, sparirono pensioni e quel poco che rimaneva di scala mobile ma soprattutto montò il furore dell’antipolitica: un furore che costò un pezzo importante, decisivo, della qualità della nostra vita democratica rappresentato dal sistema elettorale proporzionale, sostituito a furor di popolo, in odio ai partiti (che, nel frattempo implodevano tutti), con il frutto avvelenato del maggioritario.
Un ciclo che finì con l’avvento al potere di una forma esasperatamente personalizzata di nocivo populismo di destra, con il quale ci troviamo ancor oggi a fare i conti.
Questo il bilancio dell’epoca, che potrebbe ripetersi in forma peggiorata oggi.
Aspettiamo ancora un intervento, una “moral suasion” da parte del Presidente della Repubblica, antico capofila della corrente di destra del PCI e fautore, sempre all’epoca, di una “unità socialista” con il già citato Bettino Craxi.

Nessun commento:

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie