domenica 27 gennaio 2013

IL MONTI – SALAZAR (e non solo) di Franco Astengo

“Il Manifesto”, oggi 27 Gennaio, titola un articolo di Alfio Mastropaolo “Il PD abbandoni il Monti-Salazar”.

Prima di tutto, e non certo per una sorta di rivendicazione di parte ma perché alcune questioni siano chiare, ci permettiamo di ricordare come l’accostamento della figura di Monti a quella di Salazar è stata avanzata, in diverse occasioni e in tempi non sospetti, dal nostro blog in interventi di analisi del quadro politico italiano facilmente rintracciabili nel nostro archivio.


Ma non è questo il punto che intendevamo sollevare, bensì quello che proprio l’ingresso di Monti direttamente sulla scena politica italiana, fin dal Novembre 2011 attraverso la spericolata nomina a senatore a vita e successivamente con l’incarico alla presidenza del Consiglio (in questo caso andrebbe nuovamente sottolineato il ruolo, davvero border-line dal punto di vista costituzionale del Presidente della Repubblica) avrebbe provocato, e sta provocando, un complessivo riallineamento dell’intero sistema politico.

C’è di più, molto di più della linea di frattura che Mastropaolo indica nel suo articolo circa i temi economico –sociali, laddove – sempre secondo l’autore – si fronteggiano due linee: una liberista pura (Monti) e una simil-keynesiana (PD e CGIL).

Ovviamente ci scusiamo per la schematizzazione ma, appunto, la situazione è molto più grave e i punti di richiamo debbono essere altri: quelli riferiti alla difesa della forma di democrazia parlamentare descritta dalla Costituzione Repubblicana.

E’ quello il punto di fondo, perché il richiamo a Salazar – almeno dal nostro punto di vista – non è peregrino: i meccanismi che abbiamo visto mettersi in moto, dal sistema elettorale maggioritario (poi ulteriormente peggiorato con l’attuale, alla fine difeso da tutti), dalla personalizzazione introdotta attraverso la figura del “leader” della coalizione populista di destra e, quindi estesasi – come concetto e come pratica – a tutti i settori politici (come stanno muovendosi Vendola, Ingroia, Grillo?), alla mortificazione del ruolo delle assemblee elettive a tutti i livelli dal Parlamento ai Consigli Comunali, al metodo di governo incentrato sui decreti legge tutto coincide verso un orizzonte ben delineato: il restringimento dei margini democratici, in nome del taglio dell’eccesso di domanda e del rapporto tra politica e società.

In sostanza, anche qui ci ripetiamo “ad abundantiam”: il completamento del progetto elaborato dalla P2 nel 1975, poi ripreso e portato avanti dalla “Grande Riforma” di marca craxiana (a Monti andrebbe chiesto se, per caso, in precedenza all’aver votato Forza Italia non gli fosse capitato di aver votato PSI).

E’ il tema della “qualità della democrazia” sul quale va chiesto, prioritariamente, di schierarsi: non vediamo spazio diverso in verità e tutti siamo chiamati a pronunciarci con chiarezza.

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