“Il Manifesto”, oggi 27 Gennaio, titola un articolo di Alfio
Mastropaolo “Il PD abbandoni il Monti-Salazar”.
Prima di tutto, e non certo per una sorta di rivendicazione
di parte ma perché alcune questioni siano chiare, ci permettiamo di ricordare
come l’accostamento della figura di Monti a quella di Salazar è stata avanzata,
in diverse occasioni e in tempi non sospetti, dal nostro blog in interventi di
analisi del quadro politico italiano facilmente rintracciabili nel nostro archivio.
Ma non è questo il punto che intendevamo sollevare, bensì
quello che proprio l’ingresso di Monti direttamente sulla scena politica
italiana, fin dal Novembre 2011 attraverso la spericolata nomina a senatore a
vita e successivamente con l’incarico alla presidenza del Consiglio (in questo
caso andrebbe nuovamente sottolineato il ruolo, davvero border-line dal punto
di vista costituzionale del Presidente della Repubblica) avrebbe provocato, e
sta provocando, un complessivo riallineamento dell’intero sistema politico.
C’è di più, molto di più della linea di frattura che
Mastropaolo indica nel suo articolo circa i temi economico –sociali, laddove –
sempre secondo l’autore – si fronteggiano due linee: una liberista pura (Monti)
e una simil-keynesiana (PD e CGIL).
Ovviamente ci scusiamo per la schematizzazione ma, appunto,
la situazione è molto più grave e i punti di richiamo debbono essere altri:
quelli riferiti alla difesa della forma di democrazia parlamentare descritta
dalla Costituzione Repubblicana.
E’ quello il punto di fondo, perché il richiamo a Salazar –
almeno dal nostro punto di vista – non è peregrino: i meccanismi che abbiamo
visto mettersi in moto, dal sistema elettorale maggioritario (poi ulteriormente
peggiorato con l’attuale, alla fine difeso da tutti), dalla personalizzazione
introdotta attraverso la figura del “leader” della coalizione populista di
destra e, quindi estesasi – come concetto e come pratica – a tutti i settori
politici (come stanno muovendosi Vendola, Ingroia, Grillo?), alla
mortificazione del ruolo delle assemblee elettive a tutti i livelli dal
Parlamento ai Consigli Comunali, al metodo di governo incentrato sui decreti
legge tutto coincide verso un orizzonte ben delineato: il restringimento dei
margini democratici, in nome del taglio dell’eccesso di domanda e del rapporto
tra politica e società.
In sostanza, anche qui ci ripetiamo “ad abundantiam”: il
completamento del progetto elaborato dalla P2 nel 1975, poi ripreso e portato
avanti dalla “Grande Riforma” di marca craxiana (a Monti andrebbe chiesto se,
per caso, in precedenza all’aver votato Forza Italia non gli fosse capitato di
aver votato PSI).
E’ il tema della “qualità della democrazia” sul quale va
chiesto, prioritariamente, di schierarsi: non vediamo spazio diverso in verità
e tutti siamo chiamati a pronunciarci con chiarezza.

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