Una dichiarazione, quella del Cavaliere, che non fa parte
neppure del filone revisionista che sta sempre più ampliando, grazie anche
all’apporto di nuovi interessati “convertiti”, la propria presenza in certa
pubblicistica e in certa pseudo-storiografia.
Appare addirittura esagerato, nella qualità della risposta,
richiamare il titolo del Popolo d’Italia, che al momento – appunto – della
proclamazione delle leggi razziali scrisse che il “razzismo italiano è
fondativo dello Stato fin dal 1919”.
Una qualità di risposta esagerata perché richiederebbe da
parte dell’interlocutore uno sforzo di analisi storico-antropologica davvero
enorme considerato il personaggio.
Ci troviamo, invece, all’interno dell’antico e sempre uguale
“qualunquismo” che, nell’occasione è forse buono per attirare voti non soltanto
di “nostalgici” o di estremisti (che comunque dispongono di una loro, del tutto
sottovalutata, dal punto di vista della pericolosità, rappresentanza politica).
Un qualunquismo pericoloso che può trovare terreno facile in
quest’Italia disastrata dalla crisi e malgovernata da decenni: una malapianta
che non si può estirpare soltanto attraverso i richiami, pur giusti e
sacrosanti alla Memoria, ma opponendovi una diversa pratica politica, un
richiamo concreto all’eguaglianza e alla solidarietà, ai principi di fondo che
ispirarono la Resistenza e la Costituzione, progettando una società nuova,
diversa da quello soffocante in cui viviamo.
La sinistra deve ritrovare questa forza, questa capacità di
vedere il futuro, di opporre le proprie idee come scudo al tipo di espressioni
che abbiamo sentito oggi da Berlusconi.
Non paiono esserci, oggi, le condizioni politiche per
realizzare questo disegno di cambiamento.
E' necessario così che tutti riflettano per ritrovare, da quella che continuiamo ostinatamente a considerare la “nostra parte”, quell’espressione di valori di fondo senza la cui piena consapevolezza, allora, potrebbe anche essere possibile il ripercorrersi di avventure autoritarie.
Avventure autoritarie che non vogliamo cancellare dalla nostra memoria, perché quelle esperienze siano di monito ai giovani ai quali deve essere portato, invece, l’esempio di coloro che, in quegli anni terribili, lottarono per la pace, la libertà e l’eguaglianza.
E' necessario così che tutti riflettano per ritrovare, da quella che continuiamo ostinatamente a considerare la “nostra parte”, quell’espressione di valori di fondo senza la cui piena consapevolezza, allora, potrebbe anche essere possibile il ripercorrersi di avventure autoritarie.
Avventure autoritarie che non vogliamo cancellare dalla nostra memoria, perché quelle esperienze siano di monito ai giovani ai quali deve essere portato, invece, l’esempio di coloro che, in quegli anni terribili, lottarono per la pace, la libertà e l’eguaglianza.

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