lunedì 28 gennaio 2013

MUSSOLINI E BERLUSCONI

La dichiarazione di Berlusconi al riguardo  di “Mussolini: unico errore le leggi razziali” , pronunciata proprio nel Giorno della Memoria, appartiene a un filone di ricostruzione storica non nuova nel panorama della vicenda politica italiana di questi ultimi anni: potrebbe, infatti, essere accostata a quella del “neocentrista” Fini, che considerava Mussolini il “più grande statista della nostra storia”.

Una dichiarazione, quella del Cavaliere, che non fa parte neppure del filone revisionista che sta sempre più ampliando, grazie anche all’apporto di nuovi interessati “convertiti”, la propria presenza in certa pubblicistica e in certa pseudo-storiografia.

Appare addirittura esagerato, nella qualità della risposta, richiamare il titolo del Popolo d’Italia, che al momento – appunto – della proclamazione delle leggi razziali scrisse che il “razzismo italiano è fondativo dello Stato fin dal 1919”.

Una qualità di risposta esagerata perché richiederebbe da parte dell’interlocutore uno sforzo di analisi storico-antropologica davvero enorme considerato il personaggio.

Ci troviamo, invece, all’interno dell’antico e sempre uguale “qualunquismo” che, nell’occasione è forse buono per attirare voti non soltanto di “nostalgici” o di estremisti (che comunque dispongono di una loro, del tutto sottovalutata, dal punto di vista della pericolosità, rappresentanza politica).

Un qualunquismo pericoloso che può trovare terreno facile in quest’Italia disastrata dalla crisi e malgovernata da decenni: una malapianta che non si può estirpare soltanto attraverso i richiami, pur giusti e sacrosanti alla Memoria, ma opponendovi una diversa pratica politica, un richiamo concreto all’eguaglianza e alla solidarietà, ai principi di fondo che ispirarono la Resistenza e la Costituzione, progettando una società nuova, diversa da quello soffocante in cui viviamo.

La sinistra deve ritrovare questa forza, questa capacità di vedere il futuro, di opporre le proprie idee come scudo al tipo di espressioni che abbiamo sentito oggi da Berlusconi.


Non paiono esserci, oggi, le condizioni politiche per realizzare questo disegno di cambiamento.
 E' necessario così che tutti riflettano per ritrovare,  da quella che continuiamo ostinatamente a considerare la “nostra parte”, quell’espressione di valori di fondo senza la cui piena consapevolezza, allora, potrebbe anche essere possibile il ripercorrersi di avventure autoritarie.
 Avventure autoritarie che non vogliamo cancellare dalla nostra memoria, perché quelle esperienze siano di monito ai giovani ai quali deve essere portato, invece,  l’esempio di coloro che, in quegli anni terribili, lottarono per la pace, la libertà e l’eguaglianza.








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