martedì 18 febbraio 2014

LA CONCEZIONE MARXIANA DEL LAVORO: UNA PRECISAZIONE DI CARATTERE TEORICO NEL MERITO DEL DOCUMENTO REDATTO DAL CIRCOLO DI GIUSTIZIA E LIBERTA’ DI SAVONA “CRISTOFORO ASTENGO” di Franco Astengo




Abbiamo apprezzato sicuramente lo sforzo compiuto dagli esponenti del circolo di Giustizia e Libertà di Savona “Cristoforo Astengo” per affrontare il tema del lavoro proponendo su questo punto l’apertura di un dibattito a sinistra.
Il tema per quel che riguarda lo sviluppo delle vicende più recenti appare efficacemente riassunto, purtuttavia si è sentita forte, in un caso come questo, la necessità di ritornare ai fondamentali.
 
Troppi fraintendimenti e sovrapposizioni si sono succeduti nel tempo e si sono smarrite completamente le nozioni al riguardo delle istanze decisive dello sfruttamento e dell’oppressione.
Così, non certo per pedanteria o per la ricerca di un’astratta prospettiva di carattere teorico, si è pensato di recuperare il significato di fondo del concetto di lavoro in Marx, proprio per definire al meglio il punto di partenza su cui basarsi per ragionare di merito, oggi,
Senza nulla togliere, ovviamente, alla validità del lavoro svolto dagli esponenti del Circolo di Giustizia e Libertà.
Andando per ordine:
Marx coglie da una parte il lavoro come “essenza dell’uomo”, come ricambio organico “uomo – natura”, mezzo per la realizzazione dei bisogni dell’uomo e perciò dimensione universale del rapporto stesso tra uomo e natura.
Dall’altra parte individua nel lavoro salariato, la forma storica e determinata del lavoro produttivo nella realtà dei rapporti di produzione capitalistici, il vero centro, perno della produzione all’interno di questi rapporti.
Superando la teoria del valore degli economisti classici, Marx afferma che alla radice della determinazione del valore c’è non una quantità fisica – in termini di orario – di lavoro, ma una quantità storica e sociale di valore, che la concretezza del doppio carattere della merce (attraverso il mercato) – valore d’uso e valore di scambio – e del lavoro che vi mette capo manifesta, ma allo stesso tempo nasconde e mistifica (in quanto i valori quantitativi non rispondono).
Lavori produttivi (e all’opposto improduttivi), ne rapporti sociali di produzione capitalistici, sono quelli che mettono capo non alla produzione di merci, fisicamente riscontrabili, ma alla formazione di valore e plusvalore.
Non è il lavoro concreto, che realizza il valore d’uso della merce, a determinare il lavoro produttivo, bensì la determinazione formale, puramente quantitativa: il lavoro astratto.
E’ la sussunzione formale del lavoro, la sottomissione completa della forza lavoro al capitale, a rendere il lavoro completamente produttivo.
Questo caratterizza anche l’appartenenza di classe: la collocazione del rapporto sociale di produzione determina la condizione oggettiva di appartenenza alla classe subalterna.
La condizione soggettiva, la coscienza di classe e lo schieramento nel conflitto con la classe borghese, e quindi con l’espressione politica di questa, determina lo spazio della politica e della lotta per il potere.
Oggi è andato definitivamente in crisi il tentativo che ha segnato i decenni centrali del XX secolo di attenuare la contraddizione di classe attraverso uno sviluppo delle politiche sociale rivolte all’estensione dei diritti (welfare state) e dello sviluppo del “pieno impiego” attraverso politiche attive del lavoro sostenute dall’intervento statale.
La crisi acuta di queste politiche ha aperto una fase di pesante ristrutturazione rivolta prima di tutto al ristabilimento dei rapporti di forza dalla parte del capitale.
La “politica” è così apparsa impotente a contrastare questa tendenza che sta determinando una fase di paurosa regressione.
Diventa allora difficile , se non impossibile, rispondere in termini meramente “riformistici”.
Qualsiasi analisi “di sinistra” deve quindi ripartire dalla concezione di fondo dei rapporti di sfruttamento e della logica di classe, riacquisendone i termini al fine di porli alla base di qualsiasi azione politica.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grazie per la considerazione riservata al nostro documento e grazie per l'arricchimento del tema in termini più classisti.
Noi ci siamo mossi su un versante più tecnico, mantenendo saldo il profilo di giustizia sociale perseguito dalla Costituzione, a cui il legislatore deve sempre attenersi in ogni ambito.

Posta un commento

La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie