venerdì 28 febbraio 2014

LA ROTTURA NEL MOVIMENTO 5 STELLE: UN TENTATIVO DI ANALISI POLITICA della Redazione di "Perchè la Sinistra"




Nel Movimento 5 Stelle si è così aperto, a un anno di distanza dall’ingresso in Parlamento, un primo fronte di consistente rottura: in verità, per le dinamiche assunte nel metodo di scelta elettorale dal Movimento (primarie via web: insomma un po’ di click “mi piace”) l’unità è durata fin troppo a lungo.
 
Una rottura che avviene sul classico fronte: internità o esternità al sistema politico. La vera discriminante posta all’origine stessa di questa formazione.
Intendiamoci bene: nulla di paragonabile, come invece si sta cercando di fare da qualche parte, con la storia delle scissioni a sinistra nella fase in cui il nostro sistema politico era imperniato sul sistema elettorale proporzionale: quelle vicende determinarono, rispetto al PSI (PSLI nel 1947, PSIUP nel 1964, spaccatura del PSU “bicicletta” nel 1969) veri e propri passaggi di fase (centrismo, centrosinistra, pentapartito) e rispetto al PCI (Cucchi e Magnani, “IL Manifesto”) furono frutto di un consistente confronto/scontro sul terreno ideologico e politico (in particolare rispetto all’esperienza sovietica).
Così come sono apparse sicuramente differenti le successive spaccature, in tempi recenti, avvenute sul versante della destra  (rotture comunque insignificanti sul piano elettorale) fino al ritorno sulla scena di Forza Italia e del tutto estraneo alle logiche di scissioni il fenomeno dell’implosione dei grandi partiti di massa avvenuto all’inizio degli anni’90 del XX secolo per l’effetto congiunto della caduta del muro di Berlino, dell’applicazione del trattato di Maastricht e di Tangentopoli.
Nel caso del M5S oggi all’onore delle cronache può essere, invece, possibile un paragone con quanto accadde nella Lega Nord nel corso della legislatura 1994-1996.
Il tema, allora, era quello del rapporto con la caduta del primo governo Berlusconi e la formazione (appoggiata, alla fine, dalla maggioranza del gruppo parlamentare leghista) del governo Dini: un caso classico, in apparenza, di governo/non governo; lo scoglio sul quale s’infransero, fin da allora ma soprattutto successivamente le molteplici rotture, da destra e da sinistra, di Rifondazione Comunista.
Il “caso Lega Nord” può, però, essere preso a paragone al riguardo di quello attuale del Movimento 5 Stelle per almeno due motivi:
1)      Il gran numero di parlamentari eletti “ex novo”, alla primissima esperienza, senza che si ravvedesse in allora un collante politico così forte da consentire , a molti di essi, di restare immuni dal contagio della sindrome da omologazione nel sistema. L’idea della secessione, che in quel momento appariva essere la bandiera leghista, appariva essere troppo vaga e indefinita per poter reggere nella quotidianità dello “scambio politico” che si esercita all’interno del Palazzo (senza che questo fatto possa essere scambiato per corruzione). Per reggere nel suo complesso un movimento che arriva in quella sede con un’apparente carica di dirompente voglia di rottura dovrebbe essere provvisto di un altrettanto forte retroterra ideologico. Questo fatto non sussisteva per la Lega nel 1994 e non sussiste vent’anni dopo neppure per il M5S: in sostanza un movimento politico di grandi dimensioni non regge soltanto sugli slogan, anche se questi possono essere riferiti (nel caso della Lega Nord) a una “single issue” di grande importanza, come quella centro – periferia;
2)      Egualmente nel caso Lega Nord come in quello M5S ci trova di fronte ad un classico tentativo di occupazione di spazio politico “né di destra – né di sinistra”. Nel caso della Lega Nord deve essere ricordato , accanto alle posizioni politiche di pura destra xenofoba, il massiccio passaggio di elettorato dal PCI alla Lega stessa e il numero di delegati CGIL delle fabbriche lombarde e venete che formarono una parte dell’ossatura del personale politico della Lega a quell’epoca. Il tutto frutto di una cultura di tipo conservatore che, su tanti temi, la sinistra aveva tollerato nelle proprie fila senza aprire una seria e concreta battaglia culturale. Anche nel Movimento 5 Stelle hanno fin qui convissuto posizioni diverse ed anche antitetiche: il NO-TAV un po’ razzista, tanto per dirla in soldoni, mentre nel Movimento sono presenti anche – a livello parlamentare- soggetti provenienti da esperienze diverse (ad esempio La Rete di Orlando) che alla fine si trovano soggettivamente a reclamare l’inserimento nel gioco classico del sistema politico.
Fin qui le analogie fra i due casi: La Lega Nord dopo quelle fibrillazioni appena ricordate trovò il suo punto di assestamento, dopo l’esperienza (elettoralmente positiva) del 1996 affrontata in solitario, nell’accomodarsi a spartire qualche fetta del potere (ed anche del costume politico) berlusconiano, perdendo così qualsiasi funzione politica complessiva e riducendosi oggi a una sorta di “ridotto della Valtellina” , dal quale però dovrà uscire per riaccodarsi nel centrodestra, pena il totale fallimento.
Una parabola davvero triste quella della Lega Nord.
Difficile oggi prevedere cosa accadrà al Movimento 5 Stelle: certo è che la lezione che deriva dai fatti di questi giorni potrà servire anche al PD.
Due linee di fratture risultano essere ancora insuperabili: quella destra/sinistra nella concezione classica dei due termini (poi potrà esserci destra moderata, sinistra moderata, destra estremista, sinistra massimalista) e quella relativa all’internità, stando in Parlamento, alla dinamica del sistema politico.
Difficile sfuggire, se non per restare marginali e quindi destinati a scomparire.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Tanto minori sono le differenziazioni di fondo rispetto al sistema, tanto maggiori sono le defezioni di chi sceglie di uscire dall'equivoco. Paradossalmente chi se ne va, e vale per i 5s, ma anche per i comunisti centrosinistrorsi, tale scelta implica ufficialmente la scelta di campo, quello della borghesia, che per gli altri, ortodossi custodi inconsapevoli della finzione, rimane nebulosa, relegata in un progetto alternativo che alternativo non è.
G. Angelo Billia

Anonimo ha detto...

se vuoi governare devi sapere per chi.

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