I commenti (in massima parte critici) che sono seguiti al mio
ultimo “diario politico” (dedicato al confronto tra Renzi e Grillo) e,
soprattutto, un articolo di Massimo Recalcati, comparso su “la Repubblica” del
22 u.s. e dedicato allo stesso argomento, mi inducono a tornare sul tema per
fare qualche precisazione sul mio pensiero e svolgere qualche ulteriore
riflessione.
Innanzitutto le precisazioni.
Quando nel mio ultimo “diario” ho detto che mi sono sentito
espresso dalle invettive di Grillo nei confronti di Renzi non ho di certo
dichiarata la mia adesione incondizionata e totale né al pensiero e ai metodi
politici di Grillo né tanto meno al suo movimento politico.
Ho solo manifestato un sentimento, che in quel momento era di
totale e radicale dissenso, anzi di rivolta profonda, emotiva prima che
intellettuale, di fronte a ciò che Renzi è e intende rappresentare: il nuovo,
sia nei metodi che nei contenuti.
Nelle parole di Grillo e perfino nel suo rifiuto di dialogare
con Renzi ho sentito la rabbia di fronte alla millanteria e alla ipocrisia di
chi dice di voler rappresentare il nuovo, solo perché appartiene ad una nuova
generazione, mentre in realtà esprime il peggio del peggio del passato e delle
generazioni che lo hanno preceduto.
Ad avvalorare la mia tesi porto due soli esempi, per me più
che sufficienti: la spregiudicatezza con cui Renzi si rimangia affermazioni
fatte solennemente non anni prima ma giorni prima; il metodo cinico e da
congiura con cui ha sbalzato dalla poltrona il suo quasi coetaneo Letta per
sostituirlo a Palazzo Chigi.
Per fare che cosa, poi? Una maggioranza fotocopia di quella
del governo Letta. Con un programma più o meno simile a quello del governo
Letta.
Alla faccia delle grandi novità!
Di Grillo, nella vicenda di cui stiamo parlando, ho condiviso
la rabbia e la rivolta. Non altro.
Sono consapevole, ad esempio, che Grillo aveva ricevuto dal
suo popolo, al quale sulla rete aveva chiesto “consiglio”, un mandato diverso,
totalmente diverso, da quello che poi in effetti ha realizzato nel suo incontro
con Renzi.
E non mi riconosco, certo, in questo suo comportamento, che
considero gravemente sbagliato, anche perché contradditorio con l’idea di
“democrazia della rete” che Grillo con grande enfasi dice di voler praticare.
Quindi, attenzione, non sono diventato “grillino” tout
court”. Dico solo che nell’occasione specifica Grillo ha espresso anche la mia
“pancia”, oltre che quella (ritengo) di alcuni milioni di italiani.
E la “pancia” è una parte di noi (anch’essa ha le sue
ragioni; ed è bene prenderne consapevolezza). Anche se ovviamente (e per
fortuna!) non è l’unica parte di noi.
Le ulteriori riflessioni scaturiscono dall’articolo che
citavo all’inizio. In esso Massimo Recalcati applica con la consueta maestria
le sue competenze di psicopatologia all’episodio in questione (la diretta
streaming Renzi/Grillo), richiamando tra l’altro il precedente della diretta
streaming Bersani/M5S.
E nella sua “psico-analisi” coglie molti tratti
“psicopatologici” del comportamento di Grillo. Elenco quelli che mi sembrano i
più significativi e credo di non ometterne nessuno:
-
“il
tradimento da parte di Grillo del mandato popolare che aveva ricevuto dal suo
popolo”;
-
il
“monologo … iracondo e provocatorio di Grillo”;
-
il
fatto che “la sua (di Grillo) voce
non cerca dialogo, non riconosce alcuna dignità al suo interlocutore, non
parla, ma accusa. Non intende ragionare sui contenuti ma definisce con sdegno
l’impurità dell’avversario di cui si dichiara un nemico fisico”;
-
il
tono “chiaramente paternalistico” con cui Grillo “si rivolge al Presidente
incaricato”, quando afferma “Sei solo un ragazzo, certe cose non le sai, lascia
fare a me che ho quarant’anni di esperienza.”;
-
“Chi
viene chiamato ragazzo è un uomo di 39 anni, padre di tre figli, capace di
assumersi responsabilità istituzionali enormi, di guidare una grande città e un
grande partito. Chiamarlo ragazzo non
svela solo una megalomania di fondo del leader del M5S, ma manifesta
inconsciamente il fantasma padronale che lo anima profondamente.”
-
“Questo
padre dichiara che non ha tempo da perdere per discutere coi figli. Non solo
coi figli degli altri – tale è Matteo Renzi - , il che potrebbe anche essere
plausibile, ma nemmeno con i propri … Da buon padre-padrone, travestito da
adolescente rivoltoso, Grillo ha rivelato pubblicamente non solo la sua
estraneità nei confronti delle consuetudini e delle regole democratiche, ma il
fatto che può fare quello che vuole della volontà del suo stesso popolo
costituito, in gran parte, di ragazzi.”
Che dire di questi argomenti portati da Recalcati? Tre cose,
fondamentalmente e sinteticamente:
1) Niente da eccepire; sono argomenti
del tutto condivisibili. Se applichiamo la “psico-analisi” a Grillo e al M5S.
2) Il punto è che Recalcati applica gli
strumenti, del cui uso è maestro, a senso unico; cioè “solo” nei confronti di
Grillo e del M5S. Per lui quello di Bersani fu un “monologo disperato e paterno
… Nel caso di Bersani si poteva apprezzare tutto lo sforzo di un buon padre di
famiglia per convincere i figli adolescenti e oppositivi per principio che la
crisi obbligava a ragionare insieme e a congiungere le forze.” Renzi “… è un
uomo di 39 anni, padre di tre figli, capace di assumersi responsabilità
istituzionali enormi, di guidare una grande città e un grande partito.” Quindi
un uomo responsabile e maturo, perfettamente sano, a fronte di un grande
megalomane afflitto da un “fantasma padronale”. Quello di Renzi è “l’entusiasmo
di chi comincia una nuova avventura” costretto a scontrarsi col sadismo
autoritario di chi nutre un odio radicale verso la giovinezza. “La pazienza
dolce e frustrata” di Bersani “lascia qui bruscamente il testimone al padre
freudiano dell’orda che nel nome della sua propria Legge si arroga il diritto
di fare quello che vuole al di là della Legge.” Insomma per Recalcati tutto “il
bene e il sano” stanno da una parte e tutto “il male e l’insano” stanno
dall’altra parte. Che è posizione singolare per uno psicoanalista, soprattutto
per uno psicoanalista come lui che ci ha insegnato, in varie occasioni e con
grande autorevolezza e maestria, che il bene e il male si mescolano, sono
intrecciati, addirittura all’interno di ognuno di noi.
3) D’altra parte, se non fosse così, non
si capirebbe come mai il M5S in questi ultimi anni abbia raccolto il consenso
di tanti milioni di italiani. Questo dato potrà anche non piacerci, ma è un
dato di realtà, persino banale nella sua ovvietà: ci dice che il M5S esprime
gli stati d’animo, se non proprio i pensieri e le convinzioni, di alcuni
milioni di italiani. Si baserà su qualche ragione, su qualche causa economica,
sociale e istituzionale che lo motivano, che lo giustificano o, quanto meno, lo
spiegano? Oppure no? O si preferisce sostenere la tesi che alcuni milioni di
italiani sono tutti “malati e cattivi”, hanno perso la testa, e che gli altri
(soprattutto quelli che votano Pd, che si sono riconosciuti ieri in Bersani e
si riconoscono oggi in Renzi) sono tutti “buoni e sani”, hanno conservato la testa
sulle loro spalle? Non viene a nessuno il sospetto (manco a Recalcati, che
dell’arte del sospetto dovrebbe essere un maestro) che una tale tesi sarebbe
viziata da un inaccettabile pregiudizio?
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