venerdì 28 febbraio 2014

Diario politico di Giovanni Lamagna





I commenti (in massima parte critici) che sono seguiti al mio ultimo “diario politico” (dedicato al confronto tra Renzi e Grillo) e, soprattutto, un articolo di Massimo Recalcati, comparso su “la Repubblica” del 22 u.s. e dedicato allo stesso argomento, mi inducono a tornare sul tema per fare qualche precisazione sul mio pensiero e svolgere qualche ulteriore riflessione.
 
Innanzitutto le precisazioni.
Quando nel mio ultimo “diario” ho detto che mi sono sentito espresso dalle invettive di Grillo nei confronti di Renzi non ho di certo dichiarata la mia adesione incondizionata e totale né al pensiero e ai metodi politici di Grillo né tanto meno al suo movimento politico.
Ho solo manifestato un sentimento, che in quel momento era di totale e radicale dissenso, anzi di rivolta profonda, emotiva prima che intellettuale, di fronte a ciò che Renzi è e intende rappresentare: il nuovo, sia nei metodi che nei contenuti.
Nelle parole di Grillo e perfino nel suo rifiuto di dialogare con Renzi ho sentito la rabbia di fronte alla millanteria e alla ipocrisia di chi dice di voler rappresentare il nuovo, solo perché appartiene ad una nuova generazione, mentre in realtà esprime il peggio del peggio del passato e delle generazioni che lo hanno preceduto.
Ad avvalorare la mia tesi porto due soli esempi, per me più che sufficienti: la spregiudicatezza con cui Renzi si rimangia affermazioni fatte solennemente non anni prima ma giorni prima; il metodo cinico e da congiura con cui ha sbalzato dalla poltrona il suo quasi coetaneo Letta per sostituirlo a Palazzo Chigi.
Per fare che cosa, poi? Una maggioranza fotocopia di quella del governo Letta. Con un programma più o meno simile a quello del governo Letta.
Alla faccia delle grandi novità!
Di Grillo, nella vicenda di cui stiamo parlando, ho condiviso la rabbia e la rivolta. Non altro.
Sono consapevole, ad esempio, che Grillo aveva ricevuto dal suo popolo, al quale sulla rete aveva chiesto “consiglio”, un mandato diverso, totalmente diverso, da quello che poi in effetti ha realizzato nel suo incontro con Renzi.
E non mi riconosco, certo, in questo suo comportamento, che considero gravemente sbagliato, anche perché contradditorio con l’idea di “democrazia della rete” che Grillo con grande enfasi dice di voler praticare.
Quindi, attenzione, non sono diventato “grillino” tout court”. Dico solo che nell’occasione specifica Grillo ha espresso anche la mia “pancia”, oltre che quella (ritengo) di alcuni milioni di italiani.
E la “pancia” è una parte di noi (anch’essa ha le sue ragioni; ed è bene prenderne consapevolezza). Anche se ovviamente (e per fortuna!) non è l’unica parte di noi.
Le ulteriori riflessioni scaturiscono dall’articolo che citavo all’inizio. In esso Massimo Recalcati applica con la consueta maestria le sue competenze di psicopatologia all’episodio in questione (la diretta streaming Renzi/Grillo), richiamando tra l’altro il precedente della diretta streaming Bersani/M5S.
E nella sua “psico-analisi” coglie molti tratti “psicopatologici” del comportamento di Grillo. Elenco quelli che mi sembrano i più significativi e credo di non ometterne nessuno:
-         “il tradimento da parte di Grillo del mandato popolare che aveva ricevuto dal suo popolo”;
-         il “monologo … iracondo e provocatorio di Grillo”;
-         il fatto che “la sua (di Grillo) voce non cerca dialogo, non riconosce alcuna dignità al suo interlocutore, non parla, ma accusa. Non intende ragionare sui contenuti ma definisce con sdegno l’impurità dell’avversario di cui si dichiara un nemico fisico”;
-         il tono “chiaramente paternalistico” con cui Grillo “si rivolge al Presidente incaricato”, quando afferma “Sei solo un ragazzo, certe cose non le sai, lascia fare a me che ho quarant’anni di esperienza.”;
-         “Chi viene chiamato ragazzo è un uomo di 39 anni, padre di tre figli, capace di assumersi responsabilità istituzionali enormi, di guidare una grande città e un grande partito. Chiamarlo ragazzo non svela solo una megalomania di fondo del leader del M5S, ma manifesta inconsciamente il fantasma padronale che lo anima profondamente.”
-         “Questo padre dichiara che non ha tempo da perdere per discutere coi figli. Non solo coi figli degli altri – tale è Matteo Renzi - , il che potrebbe anche essere plausibile, ma nemmeno con i propri … Da buon padre-padrone, travestito da adolescente rivoltoso, Grillo ha rivelato pubblicamente non solo la sua estraneità nei confronti delle consuetudini e delle regole democratiche, ma il fatto che può fare quello che vuole della volontà del suo stesso popolo costituito, in gran parte, di ragazzi.”
Che dire di questi argomenti portati da Recalcati? Tre cose, fondamentalmente e sinteticamente:
1)    Niente da eccepire; sono argomenti del tutto condivisibili. Se applichiamo la “psico-analisi” a Grillo e al M5S.
2)    Il punto è che Recalcati applica gli strumenti, del cui uso è maestro, a senso unico; cioè “solo” nei confronti di Grillo e del M5S. Per lui quello di Bersani fu un “monologo disperato e paterno … Nel caso di Bersani si poteva apprezzare tutto lo sforzo di un buon padre di famiglia per convincere i figli adolescenti e oppositivi per principio che la crisi obbligava a ragionare insieme e a congiungere le forze.” Renzi “… è un uomo di 39 anni, padre di tre figli, capace di assumersi responsabilità istituzionali enormi, di guidare una grande città e un grande partito.” Quindi un uomo responsabile e maturo, perfettamente sano, a fronte di un grande megalomane afflitto da un “fantasma padronale”. Quello di Renzi è “l’entusiasmo di chi comincia una nuova avventura” costretto a scontrarsi col sadismo autoritario di chi nutre un odio radicale verso la giovinezza. “La pazienza dolce e frustrata” di Bersani “lascia qui bruscamente il testimone al padre freudiano dell’orda che nel nome della sua propria Legge si arroga il diritto di fare quello che vuole al di là della Legge.” Insomma per Recalcati tutto “il bene e il sano” stanno da una parte e tutto “il male e l’insano” stanno dall’altra parte. Che è posizione singolare per uno psicoanalista, soprattutto per uno psicoanalista come lui che ci ha insegnato, in varie occasioni e con grande autorevolezza e maestria, che il bene e il male si mescolano, sono intrecciati, addirittura all’interno di ognuno di noi.
3)    D’altra parte, se non fosse così, non si capirebbe come mai il M5S in questi ultimi anni abbia raccolto il consenso di tanti milioni di italiani. Questo dato potrà anche non piacerci, ma è un dato di realtà, persino banale nella sua ovvietà: ci dice che il M5S esprime gli stati d’animo, se non proprio i pensieri e le convinzioni, di alcuni milioni di italiani. Si baserà su qualche ragione, su qualche causa economica, sociale e istituzionale che lo motivano, che lo giustificano o, quanto meno, lo spiegano? Oppure no? O si preferisce sostenere la tesi che alcuni milioni di italiani sono tutti “malati e cattivi”, hanno perso la testa, e che gli altri (soprattutto quelli che votano Pd, che si sono riconosciuti ieri in Bersani e si riconoscono oggi in Renzi) sono tutti “buoni e sani”, hanno conservato la testa sulle loro spalle? Non viene a nessuno il sospetto (manco a Recalcati, che dell’arte del sospetto dovrebbe essere un maestro) che una tale tesi sarebbe viziata da un inaccettabile pregiudizio?

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