Pubblichiamo di
seguito alcuni passaggi dell’editoriale scritto da Antonio Gramsci nell’occasione
dell’uscita del primo numero dell’Unità il 12 Febbraio 1924, novant’anni fa.
Non si tratta, a nostro giudizio, del pur doveroso omaggio ad un momento
fondamentale nella storia dei comunisti italiani ma di tentare anche una riflessione d’attualità
sull’esigenza di analizzare in profondità le cause della sconfitta di oggi.
LA VIA MAESTRA
La tragica esperienza compiuta dagli operai e dai contadini
d’Italia in questi ultimi anni non deve andare perduta, ma può costituire anzi
la taglia che hanno pagato e pagano per raggiungere la capacità politica
necessaria per portare a termine lo sviluppo della loro rivoluzione.
Il martirio subito può passare all’attivo della classe
proletaria se si potranno debellare le divisioni che hanno fatto segnare il
passo negli anni 1919-1925.
Bisognerà così impedire che il fascismo come già la guerra
mondiale passi senza aver trasformato lo spirito della masse, se occorre che
sotto l’aspetto della sofferenza e dell’anelito della riscossa le coscienze
siano completamente formate…
…Il nostro giornale si propone a tale scopo di sondare
metodicamente le cause che hanno piegato i lavoratori sotto il peso di una
gravissima sconfitta e di farne pesare l’esperienza nella loro vita militante..
…Noi crediamo che solo la lotta di classe, la lotta del
proletariato contro il capitalisti, sia quella capace di battere il fascismo..
…tale lotta non vive alla giornata…
… quello che oggi si costruisce anche alla luce del lavoro
di domani sarà fatto perché i lavoratori
italiani troveranno in esso i quadri efficienti della milizia, cui la loro esperienza
di classe imperiosamente li richiama.
1 commento:
che fine penosa che ha fatto l'unità, da giornale degli operai e dei contadini, a fogliaccio dei padroni!
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