E’ necessaria quindi una “sinistra d’opposizione” fondata
seriamente su di una idea di un anticapitalismo senza sconti e sulla
prospettiva di una alternativa di trasformazione del sistema.
“La Lettura” del Corriere della Sera del 9 Febbraio dedica
due pagine riassuntive al tema dell’Europa descrivendo in tre articoli le
posizioni prevalenti che attraversano le forze politico-culturali impegnate nel
preparare la tornata elettorale del prossimo 25 Maggio.
In tre articoli si descrivono le argomentazioni degli
europeisti sotto il titolo “Più Europa per salvare l’Europa”, delle forze che
considerano la necessità di “rimpicciolire” l’Unione per salvarla e, infine,
nel terzo articolo ci si sofferma sulle argomentazioni dei cosiddetti
“euroscettici” all’insegna del : “Populisti , destre &C.: la carica di chi
vuole la fine dell’Unione”.
Tre articoli che costituiscono un valido vademecum per
orientarci nel labirinto europeo anche in relazione alla discussione aperta,
nella sinistra italiana, attorno alla prospettiva di formazione di una lista o
di più liste in appoggio alla candidatura alla Presidenza della Commissione
avanzata dal partito della sinistra europea nella figura del greco Alexis
Tsipras, segretario di Syriza.
Tralasciamo, affrontando questo tema, il quadro delle
polemiche nostrane, della voglia di rivincita che un ceto politico –
intellettuale frustrato da molte sconfitte di seguito cerca in questa
candidatura affidandosi per l’ennesima volta ad una sorta di caricatura della
personalizzazione della politica, per cercare di entrare nel merito.
Sempre seguendo il filo d’Arianna lasciato dai tre articoli
già citati basterà riassumere, dall’intervento di Luigi Ippolito, quelle che
sono definite le ragioni del consenso che incontrano populisti e destre
collocati nella posizione anti-europeista: questi soggetti raccolgono le inquietudini
sorte dallo scardinamento di vecchie certezze negli strati più esposti della
popolazione alle difficoltà di tenuta del sistema sociale, cui si sono aggiunti
i disagi relativi alla difficoltà di integrare l’immigrazione.
A questi elementi si sono aggiunti: il crescente distacco dall’élite
dal popolo, la lontananza delle istituzioni dalla gente, la sensazione che le
forze caratteristiche siano quelle impersonali dei mercati finanziari globali.
Su questa base di analisi, formata sicuramente da elementi
del tutto veritieri, concretamente riscontrabili nella realtà, si sta formando
un fronte di destra che trova i suoi principali soggetti nel Front National
francese (accreditato dai sondaggi al 25%) e il Partito della libertà olandese
e stanno intrecciando un dialogo con il britannico Ukip, la Lega Nord italiana,
il Movimento 5 Stelle, l’ungherese Jabbok dichiaratamente antisemita e
filofascista e i bulgari di Attaka.
Il tratto comune di questi euro-scettici sarebbe quello di
collocarsi a destra degli schieramenti politici tradizionali: è evidente che
nelle sue uscite anti-euro anche Forza Italia e Silvio Berlusconi strizzano
l’occhio a posizioni di questo tipo, anche se per scopi meramente
utilitaristico – elettorali.
E’ possibile per la sinistra d’alternativa allinearsi a
questo tipo di posizioni e quali prospettive ci ritroviamo di fronte?
Esaminiamo allora il quadro che offre la candidatura
Tsipras, partendo da un punto che deve essere ritenuto inalienabile: lo spazio
politico da considerare non può che essere quello “europeo”, anche se il
processo di cessione di sovranità del cosiddetto “Stato –Nazione” si sta
rivelando più lento e complesso di quanto non fosse nelle previsioni di molti,
da qualche anno a questa parte.
Ciò considerato esaminiamo nel concreto i tratti portanti
della candidatura Tsipras e delle scelte che sembrano compiere i principali
partiti appartenenti alla Sinistra Europea e del gruppo di intellettuali, in
particolare italiani, che sembrano volerli fiancheggiare: questi tratti
portanti appaiono essere quelli del ridiscussione delle politiche d’austerity
imposte dalla BCE, degli stessi trattati Europei, di una maggiore
democratizzazione dell’Unione anche attraverso una modificazione di ruolo del
Parlamento, di una opposizione e alternativa alla logica delle “larghe intese”
che dalla Germania, all’Italia, alla Grecia stessa appaiono lo schema politico
dominante.
Considerando, inoltre, il dilemma “euro/no euro” un falso
dilemma, anche perché la scelta della moneta unica appare irreversibile e
quella di un doppio binario, euro “continentale” e euro ”mediterraneo” una assoluta
fantasia.
Quindi meno austerity, più democrazia e più Europa.
Può bastare questo schema, oppur, serve qualcosa di diverso
sul piano politico?
La linea che, in questo momento, sembrano portare avanti i
sostenitori della candidatura Tsipras appare essere quella ben descritta da una
recente intervista di Barbara Spinelli degli “europeisti disobbedienti”.
Al di là delle etichettature una posizione, sostanzialmente,
da “sinistra di governo” simile a quella, fatte le debite proporzioni,
fallimentarmente portata avanti da Sel in Italia nei mesi scorsi.
Una posizione che, anche alla luce delle considerazioni di
merito fin qui sviluppate anche nel corso di questo intervento, sostanzialmente
si colloca in una dimensione antiliberista ma di appoggio a formule di
centrosinistra, nell’ottica (concetto ridotto all’osso per cercare di rendere
le questioni in ballo il più facilmente intellegibili) di una “sinistra di
governo”.
Posizione del tutto legittima, com’è anche legittimo
considerarla inefficace e, alla fine, coinvolgente nella logica delle “larghe
intese”: sostanzialmente subalterna alle politiche di austerità.
Un giudizio quello che si cerca di esprimere attraverso
questo intervento che deriva dall’analisi delle contraddizioni di fondo che sul
piano economico, politico e sociale attraversano lo spazio politico europeo:
contraddizioni che possono essere affrontate soltanto se valutate nel profondo
delle loro determinazioni complessive, prima di tutto al riguardo del
ristabilimento delle condizioni di sfruttamento di classe che la ferocia della
gestione capitalistica della crisi hanno imposto assieme a meccanismi, ben
evidenti tra l’altro nello specifico del “caso italiano” di limitazione
nell’esercizio dell’agibilità democratica.
E’ necessaria quindi una “sinistra d’opposizione” fondata
seriamente su di una idea di un anticapitalismo senza sconti e sulla
prospettiva di una alternativa di trasformazione del sistema.
Si tratta di non lasciare aperto lo spazio politico generato
dal disorientamento generale e fin qui appannaggio dei populismi e
dell’astensione, cercando di colmarlo – anche parzialmente com’è ovvio- dei
contenuti della lotta al capitale, allo sfruttamento, per la liberazione dei
ceti subalterni attraverso meccanismi di certezza nell’integrazione sociale.
Questo tipo di posizioni possono avere possibilità di
presenza politica ed anche istituzionale soltanto attraverso una precisa collocazione
nel quadro politico europeo: quella dell’opposizione di sinistra legata alla
grande tradizione del movimento operaio.
Non c’è spazio per posizioni intermedie come quella che si
sta raccogliendo attorno alla candidatura Tsipras: o, meglio, potrà forse
presentarsi l’illusione di una spazio di tipo elettoralistico.
Senza la materialità della lotta di classe e
dell’opposizione politica di sistema si tratterà – appunto – di un’illusione.
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