venerdì 14 febbraio 2014

CESSIONE DI SOVRANITA' di Marcello Pesarini



Mentre attraversiamo i prati, spero rigogliosi, della costruzione dell'alternativa Tsipras,
 
provo a leggere con disincanto le vicende italiane della sinistra, sperando che la competizione europea ci insegni qualcosa.
Nell'articolo del 13 febbraio qualche compagno di SEL, bontà sua, sostiene che slacciandosi dal centrosinistra il partito approderebbe ad una Rifondazione 2. Non mi sento offeso, porto il nome che ho sempre portato, anche da non iscritto. Ma non c'è bisogno di fare scelte eclatanti: tutta la sinistra è ridotta così, e quando riusciamo ad essere costruttori di movimenti con altri, è meglio che non nominiamo il nostro partito di appartenenza. Pensiamo che sia un vantaggio? Io sostengo di no, perchè da bravi “poco marxisti” abbiamo interpretato la famosa “cessione di sovranità” di bertinottiana memoria con la perdita del nome e della bandiera, mentre si trattava di spendere il nostro sapere in battaglie collettive, superando gli intergruppi ereditati dagli anni 70, continuando Genova 2001.
Il sapere opporsi alla normalizzazione nei luoghi di lavoro come nelle istituzioni è merce rara e la solitudine da impotenza. Ma è ancora peggiore la perdita di ruolo, di senso di sé che viene espressa nelle dichiarazioni di certi compagni :meglio, molto meglio, arrabbiarsi e riflettere il giorno dopo sulla propria difficoltà. Per fare sintesi si può partire anche da due.


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