In sostanza: serve l'opposizione, un’opposizione politica in nome di un’alternativa
di sistema, un’opposizione sociale in nome della contraddizione di classe.
Premesso che
il programma del nuovo governo Renzi si colloca esattamente nel solco
neo-liberista e della sudditanza ai diktat europei e, di conseguenza, della
linea d’impoverimento generale dei lavoratori e dei ceti più deboli e
dell'esaltazione della contraddizione di classe vista dalla parte dei padroni,
per cui è necessario sviluppare la più forte opposizione intrecciando
l'iniziativa sociale con quella politica, può apparire di un qualche interesse
commentare a caldo la lista dei ministri.
Emergono,
sotto quest’aspetto, due elementi: il primo riguarda l'indubbio risultato
politico ottenuto dal Nuovo Centro Destra che ha ottenuto conferma dei ministri
e dei loro incarichi così come ricoperti nel governo Letta (da questo versante
arriva un segnale di continuità); il secondo riguarda la delegazione del PD al
governo che se è vero che rappresenta tutte le correnti appare prevalente la
presenza di componenti della segreteria di Renzi (Mogherini, Madia, Boschi) che
porta all'identificazione non tanto tra governo e partito, ma tra governo e una
corrente che deriva da un potere personale.
In questo
senso si può parlare di un passo avanti nella costruzione - almeno - di un
forte centro di potere, se non di un regime.
Da notare
ancora l'ingresso molto rilevante della Lega delle Cooperative direttamente al
governo con il suo Presidente Poletti al Lavoro.
Sui punti
programmatici conosciuti appaiono estremamente pericolosi per la democrazia il
progetto di legge elettorale e per le condizioni materiali dei lavoratori e dei
disoccupati il cosiddetto “job act” attraverso il quale si continua a far
mancare diritti fondamentali all’intero mondo del lavoro.
Il
Presidente della Repubblica ha cercato di ritagliarsi un ruolo di equilibrio,
molto diverso da quello del protagonista diretto come era stato nel caso dei
governi Monti e Letta.
Considerata
la cifra "giovanilistica" del nuovo esecutivo c'è quindi da prevedere
una sorta di "dualismo di potere" nel nome della personalizzazione e
del presidenzialismo.
In sostanza: serve l'opposizione, un’opposizione politica in nome di un’alternativa
di sistema, un’opposizione sociale in nome della contraddizione di classe.
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