Conoscere gli orientamenti della
SPD sulla politica europea è molto importante. La SPD è il più forte partito
del PSE e è un suo dirigente, il compagno Martin Schulz, che sarà il candidato
socialista alla Presidenza della Commissione Europea La ragione principale è
che la SPD è un partito al Governo della Germania, un paese che per il suo peso
economico e politico, ha deciso gli orientamenti dell’Europa per uscire dalla
crisi: controllo dei paesi non virtuosi, le cicale d’Europa, riduzione del
deficit pubblico e austerità, indipendentemente dai costi umani e sociali di quelle
politiche compresi i tagli al welfare
state. Nessuna riflessione sull’idoneità di quelle politiche a risolvere i
problemi congiunturali e strutturali del diseguale sviluppo economico e delle
bilance dei pagamenti dei paesi membri.
“DARE UNA DIREZIONE ALL’EUROPA” è il titolo
del documento di orientamento della SPD adottato Il 20 gennaio scorso “
L’Europa è il più grande progetto di civiltà del XX° Secolo. La sua idea è
legata alle idee dell’illuminismo e dell’emancipazione. L’Europa aveva e ha
l’obiettivo di garantire la convivenza pacifica e democratica degli uomini sul
nostro continente, mentre si costruisce sulle idee di libertà, uguaglianza e
solidarietà”. Questo è l’incipit del
documento assolutamente condivisibile, ma l’Europa si trova in una difficile congiuntura
politica ed economica per cui non basta ritrovare lo slancio ideale che ha dato
l’avvio al progetto, se non si indicano progetti e programmi concreti e
realistici per uscire dalla crisi: una crisi che restringe gli spazi
democratici sacrificando libertà, eguaglianza e solidarietà. Infatti subito
dopo la SPD avverte che “Però questa idea minaccia di diventare
irriconoscibile. Pertanto qualcosa deve cambiare in Europa!” “ Per impedire che “si perda fiducia nel
progetto europeo. Sempre più uomini dubitano del suo valore e della sua
utilità e delle istituzioni politiche
europee”. Bisogna ridare fiducia nell’idea di Europa, anche se è semplice, ma
anche pericoloso allontanarsi dal progetto europeo e parlarne male. “ Di contro
è faticoso capire l’Unione Europea e combattere le sue mancanze ed errori- ma
ne vale la pena! L’Europa può e deve essere altro. Può essere la nostra
Europa.”: l’Europa di coloro che si battono con energia e forza per la pace e i
diritti umani e che senza se e senza ma sono per una crescita sana e pulita,
per un buon lavoro e forti diritti sociali. Coloro che con indignazione si
pronunciano contro il dominio dei mercati finanziarie che vogliono partecipare
alle decisioni e far valere i loro voti.
Quelli che di fronte alle terrificanti immagini televisive di profughi
disperati ai confini dell’Europa non chiudono gli occhi quelli che vedono nel
lavoro comun europeo l’unica possibilità
realistica di realizzare tutto questo.
Eccesiva enfasi?
Non soltanto quando si individuano i nemici
nelle” banche irresponsabili, nell’evasione fiscale in grande stile,
nelle decisioni prese a porte chiuse, nel giocare i lavoratori uno contro
l’altro o nello spingere i comuni a
privatizzare i propri acquedotti o le casse di risparmio”.
Per una diversa Europa
che ritrovi lo slancio di una volta “ Dobbiamo chiarire che le cittadine e i
cittadini e il Parlamento devono avere l’ultima parola e non i tecnocrati o
persino gli interessi economici”. A questo punto era necessaria una riflessione
critica sulle ragioni per le quali era invece successo quello che andava
evitato: il deficit democratico delle istituzioni e la deriva tecnocratica con le decisioni che calavano
dall’alto sono state le cause di un progressivo allontanamento dei cittadini
dall’Europa e l’alimentazione dei populismi anti-europei. Le
elezioni europee del 2014 sono, a fronte
di queste sfide, di gran lunga le più importanti elezioni europee”.
L’alternativa è se l’Europa sia capace di mantenersi unita e uscire dalla crisi in comune e sviluppare
un buon futuro. Ovvero ricadere nei vecchi schemi “della concorrenza e dei
risentimenti nazionali, che alla fine danneggiano tutti e pongono in questione
la pace, il benessere e la democrazia nel nostro continente”. Una denuncia
forte della sfida in corso e dei pericoli che corre la nostra civiltà o
quantomeno il modello europeo, quello che le agenzie di rating ritengono inadatto a uscire dalla crisi perché la
democrazia e la coesione sociale hanno un costo troppo elevato.
“ Anche per
questa ragione le elezioni europee hanno una qualità completamente nuova,
poiché
Le cittadine e i
cittadini dovranno co-decidere su chi
sarà il futuro Presidente della
Commissione Europea. La Socialdemocrazia europea è stata la prima tra le
famiglie partitiche a nominare un candidato comune per le elezioni europee e per il posto di Presidente della
Commissione Europea” E’ normale chiedersi
se il candidato fosse stato di un altro partito o nazionalità, sia pure
della famiglia socialista, se la SPD
esagerato l’importanza
dell’evento come epocale e in grado di per sé solo di affrontare la
grande sfida: la Commissione Europea non
è un governo politicamente responsabile verso un Parlamento e fondato su una
maggioranza politico-programmatica. Per ben che vada potrà al massimo essere
come il Consiglio Federale svizzero, frutto di un delicato equilibrio politico
ed etnico-linguistico, nel caso della UE di Stati nazionali.
Fatta l’introduzione generale e politica
nella quale è facile riconoscersi il documento si articola in 9 capitoli di cui
l’ultimo e conclusivo è già dal titolo una sconfessione della Merkel dei
governi Union-FDP:
Una Germania europea e non
un’Europa tedesca, lapidario, come
deve essere un epitaffio.
Anche gli altri capitoli hanno
titoli attraenti
1)
Un’Europa
dei cittadini, non delle banche e degli speculatori
2)
Un’Europa
della diversità , non del centralismo
3)
Un’Europa
della democrazia, non della burocrazia
4)
Un’ Europa della giustizia fiscale, non della
mancanza di responsabilità
5)
Un’Europa del buon lavoro, non della
disoccupazione
6)
Un’Europa
della giustizia sociale, non dell’assenza di possibilità
7)
Un’Europa del risveglio, non del ristagno.
8)
Un’ Europa della pace e dell’apertura, con
della contrapposizione e della separazione
Nell’economia si questo
contributo alla conoscenza della SPD mi limiterò all’analisi di alcuni dei
capitoli. Questa scelta non sarà, forse,
sufficiente a vincere le
diffidenze, che in Italia scontano ancora una contrapposizione ereditata dal
periodo tra le due guerre mondiali e
della divisione dell’Europa in occidentale e orientale e dalla leggenda del
tradimento socialdemocratico, esemplificata dal Programma di Bad Godesberg del
1959, con il passaggio da Partito di Classe a Partito di Popolo.
Nel Capitolo 1 si trovano le
affermazioni di principio più interessanti con la richiesta di un nuovo
ordinamento dei mercati finanziari, che vanno ricondotti alla loro funzione
servente della società e dell’economia reale. “ Dobbiamo ristabilire il primato
della politica dei confronti dei mercati finanziari se vogliamo mantenere il
modello europeo dell’economia sociale di
mercato” Altro principio è che chi ha provocato la crisi per eccessi di
speculazione e bramosia di guadagno deve far fronte ai suoi costi. Quindi in futuro sono le banche in prima
linea che devono rispondere per i loro rischi e non i contribuenti. “ In caso di bancarotta deve essere
efficacemente interrotto il cerchio diabolico tra i debiti delle banche e
debiti degli Stati”: non si può più consentire che le banche e gli altri attori
sui mercati finanziari possano trascinare nel gorgo tutta l’economia e gli
Stati. Gli strumenti sono dettagliati
nei paragrafi: Unione bancaria
effettiva, Imposte contro la speculazione, regole migliori per banche e mercati
finanziari e regole più stringenti per le Agenzie di rating. Gli ultimi due
paragrafi sono molto interessanti perché prevedono la separazione tra banche di
investimenti banche commerciali, il
controllo degli hedge fund, l’esclusione di strumenti finanziari non quotati su
mercati regolati e la preventiva autorizzazione per ogni prodotto finanziario,
compresi i derivati. Le agenzie di rating devono essere controllate e
rispondere dei propri giudizi e si dovrebbe istituire una agenzia europea di rating.
Im tutti i capitoli e paragrafi
dei capitoli c’è un visione dell’Europa alternativa a quella imposta in questi
ultimi anni dall’accoppiata Merket –Sarkozy e dalla Troyka, CE-BCE-FMI e perciò rifiuto delle politiche di
cooperazione interstatuale, quelle del fiscal compact per intenderci, in luogo
del rafforzamento della democrazia comunitaria e della cooperazione fra
parlamenti nazionali e Parlamento Europeo, come previsto dal Trattato di
Lisbona. Nel documento SPD c’è un chiaro legame tra controllo dei bilanci e
politica di crescita con un accentuati ruolo pubblico e un giudizio negativo di
soli tagli, privatizzazioni e e liberalizzazioni in specie nei beni e servizi pubblici, come l’acqua, la
salute e l’istruzione. Un marziano che dovesse giudicare solo dai documenti
collocherebbe in Italia il documento della SPD
spinto sulla sinistra dello spettro politico.
La SPD è schizofrenica, pensano
quelli che ritengono che la Grande Coalizione con la Merkel contraddica il
documento sull’Europa, come se quest’ultimo fosse un fiore all’occhiello per
catturare voti a sinistra. Hoi avuto la pazienza di leggere l’intero Capitolo
6° del Contratto di Coalizione, una decina di pagine fitte . Molte parti del
documento SPD sono tratte di peso dal Contratto di Coalizione, ovviamente c’è
un accentuazione delle priorità, cioè quando si dice che la responsabilità
budgetaria statuale si deve accompagnare a politiche di crescita e di
investimenti, in una visione conservatrice prima viene il risanamento finanziario
e dopo la politica di investimenti per la crescita, per un socialdemocratico le
due politiche devono essere contestuali, perché senza crescita non c’è
risanamento. I democristiani tedeschi erano all’inizio contrerai a designare un
candidato del PPE contrapposto a quello del PSE, ma di fronte ai crescenti
consensi per la candidatura di Schulz hanno ripiegato sul lussemburghese Jean-Claude
Juncker, già a capo dell’Euro Gruppo in posizione critica con la politica di
austerità e per questo ha dovuto
dimettersi nel gennaio 2013 per essere sostituiti da un più ortodosso Jeroen
Dijsselbloem, un laburista olandese. Come si può vedere certe contrapposizioni
sono trasversali agli schieramenti.
La personalità del candidato fa
ancora la differenza e Schulz con la sua
attenzione alla democrazia nell’epoca digitale è sicuramente in anticipo sulla media dei politici europei.
Il gioco combinato e
incontrollato di raccolta di dati sui cittadini con motivazioni commerciali
delle grandi imprese di internet, come Facebook e Google(“big data”) e della
sorveglianza di massa n così come l’isterica sopravvalutazione della sicurezza
dei servizi segreti(“big goverment”) minacciano in maniera crescente i
fondamenti liberali della nostra società controllo( Schulz alla FAZ): “ Quando
il cittadino è degradato ad oggetto economico e lo Stato lo pone sotto un
sospetto generalizzato si arriva ad una pericolosa unione di ideologia
neo-liberista e autoritaria”. L’auspicio che anche questi temi entrino nel di
battito per le elezioni europee, vista la partenza è, probabilmente, un pio
desiderio.
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