Sulla
vicenda dei derivati con cui la Grecia, con la complicità di big della finanza
Usa come Goldman Sachs, truccò i propri conti pubblici per nascondere il suo
maxi-debito si abbatte una pietra tombale.
La Corte di Giustizia europea ha
stabilito che la Bce non è tenuta a divulgare alcuna informazione o documento
riservato sulla vicenda. La Corte era stata chiamata per dirimere una
controversia con Bloomberg.
Nel 2010
l'agenzia aveva inoltrato all'Eurotower una formale richiesta di accesso a due
documenti interni relativi all'operazione di "chirurgia estetica" sui
conti di Atene. Ma la Bce negò per ben due volte l'accesso alle carte chiesto
dall'agenzia in base al principio di libertà di informazione. Di quì la
decisione dell'agenzia di fare causa all'Eurotower con una prima pronuncia, nel
2012, in favore della banca centrale con la motivazione ufficiale che divulgare
simili informazioni avrebbe «minato la protezione dell'interesse pubblico e
creato allarme sulla politica economica dell'Unione europea e della Grecia». E
l'appello alla Corte di Strasburgo che ha avuto esito analogo.
La vicenda
dei derivati utilizzati per truccare i bilanci emerse a febbraio del 2010
quando la crisi di Atene iniziò a terremotare i mercati dell'area euro. Il New York Times rilevò che Goldman Sachs e
Jp Morgan avevano aiutato Atene a mettere in atto un'operazione di chirurgia
estetica del debito pubblico, fuori controllo, al fine di adeguarsi
ai requisiti dell'Unione europea. Un'operazione condotta attraverso strumenti
derivati fruttati alle due banche commissioni elevatissime.
La Bce era
al corrente della vicenda? Se sì quali interventi mise in atto? Domande che
resteranno probabilmente senza risposta mentre i documenti incriminati
continueranno a restare nei loro cassetti.
Twitter@24finanza
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