Saranno necessarie le idee, quelle grandi della trasformazione del mondo e della rivoluzione, quelle forti di una militanza seria, impegnata, finalizzata all’espressione collettiva delle idee e alla loro concretizzazione nel quotidiano tenendo assieme opposizione politica e opposizione sociale.
La lista pro-Tsipras fallirà in Italia non tanto perché
proposta dai soliti “intellettuali degli appelli” che si pongono in contrasto
con presunti dirigenti di partiti oscillanti tra il 2% e lo 0,6%.
Fallirà perché non ha dentro le due idee di fondo che
servirebbero: 1) Portare lo scontro sociale in Europa al livello della
contraddizione di classe, come invece stanno facendo i gestori del feroce
capitalismo di oggi (e di sempre); 2) Richiamarsi concretamente alla
costruzione di una soggettività politica, di un partito per essere chiari che
oltre a basarsi proprio sulla contraddizione di classe sappia anche porsi per
intero nel contrasto al riguardo del tentativo in atto di cancellare il
concetto stesso di rappresentanza politica.
Due questioni molto semplici ma anche difficili da
affrontare che nel “pasticcio” della costruzione di questa lista e/o di queste
liste non compaiono all’ordine del giorno, mentre si pensa semplicemente alla
sopravvivenza esprimendo anche analisi in forte ritardo rispetto alla realtà
internazionale in movimento (si arresta la globalizzazione; torna la
geopolitica: tanto per dirla con due slogan).
Del resto, per quel che riguarda l’Italia, il punto non è
quello degli intellettuali che escludono i partiti, ma della ricostruzione
urgente di un partito comunista e della sinistra anticapitalista collegato
anche alla storia e all’identità della sinistra italiana, che faccia ”opposizione”
e progetti “alternativa “fornendo un senso alla possibile militanza delle tante
e dei tanti che in questi anni, opportunamente, si sono messi ai bordi.
Per richiamarli non basterà certo l’imitazione “soft” ,
senza insulti, del Movimento 5 Stelle: saranno necessarie le idee, quelle
grandi della trasformazione del mondo e della rivoluzione, quelle forti di una
militanza seria, impegnata, finalizzata all’espressione collettiva delle idee e
alla loro concretizzazione nel quotidiano tenendo assieme opposizione politica
e opposizione sociale.
9 commenti:
Cari compagni,
il vostro giudizio è aprioristico, perentorio, ideologico della peggior specie (dunque"non-critico"), non si dà neanche l'umiltà necessaria per osservare (attendere?) l'evolversi di una situazione in fieri. Non si nutre del saggio dubbio (o della sospensione del giudizio) che si alimenta della consapevolezza che tra cielo e terra esistono più cose di quante possiamo immaginare. Niente di più antimarxista che erigersi ad oracolo: il vostro è un astensionismo nel senso più ampio del termine. Può essere vero che "senza partito nessuna rivoluzione", che però non si può tradurre "senza soggettività (partito rivoluzionario) nessuna lista elettorale": si tratterebbe di una inferenza arbitraria. Sappiamo anche (almeno io lo spero) che non esistono momenti "topici" o canonici che assicurano, a differenza di altri, la formazione della soggettività, a voi così cara. Tenderei, lo dico per essere chiaro, ad escludere che quello elettorale sia una congiuntura (e un rito) taumaturgico ai fini della formazione della coscienza di classe. Sappiamo altresì tutti (almeno io lo credo) che un'improbabilissima vittoria di Tsipras non si tradurrebbe comunque nella "rottura dell'Europa", che ha bisogno di altri input per "sfilare" sotto all'edificio oligarchico della UE il suo sostrato fondante costituito dal mercatismo e dal monetarismo. E tuttavia, specie nella società dello spettacolo e dell'immagine (della quale non possiamo con un atto di volontà liberarci o pretendere che il senso comune si liberi), non possiamo ignorare la forza del simbolico. Abbiamo sperimentato tra Otto e Novecento la forza del mito (ad esempio a proposito della "patria del socialismo" inesistente, che però ha mosso milioni e milioni di persone a combattere sulla faccia della terra). Se attorno a Tsipras cresce a dismisura un mito, io non me ne dolgo, anzi sono contento perché penso che smuoverà emozioni, sentimenti e ragionamenti: non sarà un fenomeno effimero, ma lascerà tracce. In un secondo tempo il mito si sgonfierà, e comunque agli storici è assegnato istituzionalmente questo compito. Dunque, be quiet.
Credo non ci sia niente di più marxista che analizzare la realtà e non alimentari miti. Specie quando si passa dal mito della rivoluzione a quello di Ingroia o di Tspiras o di qualcun altro che si trovi a passare dalle nostre parti senza incontrare organizzazione, militanza, progettualità. Franco Astengo
Caro Compagno Casarino, il problema non è né la nascita di un mito, né la partecipazione ad un rito taumaturgico e neppure questione di simbolico (la capacità di innalzare ad astrazione, ovvero una realtà per significare un’altra).
Il problema è se questa lista, o liste, rispondono ai requisiti ed ai parametri politici che ci vogliamo (?) dare, rispetto all'obiettivo che (forse) abbiamo.
Tutto qui: ed è anche importante, almeno credo e certamente per i marxisti, decodificare la realtà così come ci viene presentata o fatta credere, dunque fare analisi per fare proposta.
Ben venga dunque l'aprioristicità e l'ideologia. Perchè senza l'una non vi è la prima.
Sull'umiltà, così come sulla perentorietà non ho da dire se non che sono categorie che non appartengono all'analisi politica.
Però sappi che volendo ci si può sempre dedicare alle chiacchiere o seguire la massa, o in alternativa dedicarsi alla cucina vegana.
Patrizia TURCHI
Quando la replica si manifesta in termini irosi e acidi, vuol dire che si è colpito nel segno, che non si hanno argomenti da contrapporre. Mi dispiace per la compagna Turchi, se non disprezzo le masse: quando sento il rischio di cadere in questa trappola elitista, prendo su e vado a farmi un giro ai giardinetti, come tutti i vecchietti che si rispettino. Vorrei dedicarmi all'ippica, ma la mia età non me lo consente. Quanto alla cucina vegana, mi dispiace di non essere "nato" cuoco.
ti ricordi che non più tardi di ieri i media di regime stavano facendo di vendola un mito italiano?; il quale mito si era calato nel ruolo e sognava gia lo scranno di palazzo chigi?; che fine ha fatto il poeta delle puglie è cosa nota, il questuante per ottenere seggi parlamentari!
Ci vuole molta, ma molta fantasia (e pregiudizio) a paragonare il volubile poeta di Terlizzi con un personaggio che nel pieno della crisi del Paese ha portato, in tre anni (2009-2012), il suo partito dal 4 e rotti % al 28 (se non sbaglio) dei voti. Ma anche gli antipatizzanti "a prescindere" possono risultare simpatici.
antipatizzante a prescindere per nulla; tsipras ha fatto marcia indietro sulla questione del debito sovrano; prima contro, poi in campagna elettorale per tranquillizzare le classi dominanti ha dichiarato che il debito è negoziabile; questo si chiama opportunismo; come si conciliano gli interessi degli sfruttati con il pagamento del debito sovrano, è un mistero, anzi non lo è affatto perchè le due cose sono assolutamente inconciliabili; e credo che sei a conoscenza che in syriza al congersso di costituzione in partito la sinistra interna si è opposta alle scelte filoeuropee di tsipras; scelte di subalternità alla troika nonostante i proclami anti bce; collegati a www.sollevazione.blogspot.it, un editoriale in data 25 luglio 2013 a firma di stathis kouvelakis, membro del comitato centrale di syriza, è parecchio istruttivo.
Cari Compagni, su questa cosa vorrei esprimere il mio modesto pensiero. Una volta, ero al liceo, è arivato il momento della gita. Non si sa bene come e perché, salta fuori che la gita è a Roma e che si sta via 2 giorni. Allora Gino, un nostro compagno, ha cominciato a dire "Per la gita bisogna preparare tutto per bene", "Dobbiamo fare un bel programma, così poi non ci sono problemi quando siamo là", "Io non parto se prima non so di preciso dove andiamo come ci andiamo e cosa andiamo a fare". Tutti avevano reagito bene a queste affermazioni, pareva che la partecipazione di tutti nella programmazione della gita fosse cosa positiva e quindi in maniera più o meno informale, più o meno assembleare, la classe aveva affrontato la cosa con impegno e alla fine aveva redatto un programma dettagliato, dove nulla veniva lasciato al caso, un programma di tutto rispetto. E anche da rispettare se no Gino non sarebbe partito e forse anche molti di noialtri non sarebbero più partiti. L'iniziativa fu giudicata positivamente dai prof e dalla scuola e il programmma fu approvato. In fase di stesura ci furono lunghe discussioni, delle specie di litigi, perché non tutti erano sempre d'accordo. Ma la gita era l'obiettivo comune e alla fine ci si accordava anche se qualcuno storceva il naso o si taceva, di fronte a dettagli su cui avrebbe preferito diverso. Tutti tranne uno, Gianni, che sulle questioni della serata a cazzeggio in Trastevere e dell'orario della sveglia mattutina non era d'accordo. Non solo, Gianni era uno che teorizzava molto ma che poi non concretizzava nulla. Uno che diceva cose del tipo "Bisognerebbe che tutti facessimo..." quello che pensava lui. Oppure del tipo "Qualcuno dovrebbe fare questa cosa...", diceva anche cose che sconfinavano un po' nell'armiamoci e partite. Alla fine disse "Io non vengo". E poi dopo disse "Io sto a casa". Quando giunse il momento di partire, eravamo lì alle 5 del mattino davanti alla scuola che salivamo sul pulman senza Gianni. Siccome tutto era stato preparato fin nei minimi dettagli, partivamo che ognuno aveva già il proprio posto sul pulman assegnato. Ma però il pulman non era quello che ci era stato proposto e su cui avevamo fatto il nostro piano, quello aveva avuto un incidente il giorno prima, e quindi ne era arrivato uno diverso, aveva due piani anziché uno. Poco male, ci accomodammo lo stesso, il pulman andava, l'autista guidava e sapeva la strada, il viaggio si è fatto forse anche meglio. Peccato per la pioggia, temporali a non finire. La stagione primaverile, si sa, riserva sorprese. Arrivati a Roma, pareva il finimondo, ci ritrovammo in una città semi allagata con il traffico paralizzato. All'albergo dissero che il personale non era tutto al lavoro e che le camere non erano ancora disponibili. Era solo il primo di una serie di imprevisti e contrattempi che in quei due giorni si sono succeduti di seguito uno dopo l'altro. E così non è stato neanche possibile seguire l'agognato programma. All'inizio la sua presenza si faceva sentire, e tutti avevano un po' quest'obbligo di rispettare il programma il più possibile, poi poco alla volta, facendo e decidendo delle cose tutti insieme in concreto in mezzo al traffico ai mezzi ai monumenti alla pioggia e poi conoscendo altri ragazzi anche loro in gita, a Piazza Navona a Campo dei Fiori a Trastevere, poco alla volta la presenza del programma si è dissolta. Alla fine la gita è stata un successo. In pulman al ritorno mi sono ritrovato di fianco a Gino e lui disse "Che bella gita, e che bella sorpresa, scoprirsi capaci di scoprire sè stessi e gli altri nella quotidianità, sentirsi vivi nel confrontarsi con la realtà inaspettata, con persone impreviste e non pensate. Andare in gita scolastica è davvero istruttivo". Poi disse "Pensa che Gianni non era d'accordo col programma e è stato a casa". Ecco, lo dico senza offesa, secondo me voi siete un po', anzi, un po' molto, come questo Gianni.
Forse la politica non è una gita scolastica...Franco Astengo
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