Un sistema politico sfibrato, da anni in crisi e rivelatosi
del tutto incapace di generare soggetti in grado di affrontare le
contraddizioni reali della modernità, ha generato un governo di stampo
“giovanilistico – arditesco” che si propone di vivere effettuando delle
“sortite” dalla fortezza isolata al centro di quel vero e proprio “Deserto dei
Tartari” che appare essere oggi proprio l'appena menzionato sistema politico italiano.
Prima di tutto c’è da considerare che il governo nasce dalla
confluenza di due minoranze: una prepotente e arrogante sorta all’interno del
PD come maggioranza grazie all’artifizio (pericoloso) delle primarie e l’altra
frutto di una scissione di palazzo di quel ramo avventurista – populista della
destra italiana che aveva governato, a diverse riprese, negli ultimi vent’anni
segnando profondamente la trasformazione del concetto stesso di “politica”
presso le cittadine i cittadini.
La fase conclusiva, fin qui, di questa crisi perenne del
sistema è stata contrassegnata dall’acuirsi dei meccanismi di personalismo e
presidenzialismo portati avanti da loro rispettivo canto da Berlusconi e
Napolitano, i veri interpreti della degenerazione della nostra democrazia: accompagnati
entrambi dai cori plaudenti dell’informazione di massa e non contrastati da
alcuna opposizione di sistema, salvo – nelle fasi più immediatamente vicine a
noi – da un omologo populista – personalista capace, comunque, di creare un
soggetto politico a metà tra il web e il dialogo diretto tra il “Capo e le
masse”.
Il governo Renzi tenterà, allora, di vivere eseguendo delle
“sortite” prima di tutto cercando di attaccare e distruggere ciò che rimane dei
corpi intermedi necessari tra la società e la politica e delle istituzioni
rappresentative: già circolano voci relative alla “inutilità del Parlamento” e
inneggianti all’idea di una sorta di democrazia diretta fondata su un
municipalismo “recitante” nel piccolo lo stesso meccanismo che vedremo all’opera
nel governo centrale: un “Capo” decisionista (su questo punto insisteva molto,
ieri sera, Massimo Cacciari) rivolto direttamente al popolo.
Non sono escluse “sortite” anche contradditorie, magari
illusioniste, sul terreno economico-sociale e su quello – ultra delicato- delle
relazioni europee: ma il piatto forte sarà quello dell’apparente distruzione
della “casta” allo scopo di crearne un’altra ridotta a “cerchio magico”,
isolata dal contesto sociale, capace di dispensare – al di fuori dal processo
democratico – favori e punizioni.
Si prepara, dunque, una grave crisi democratica:
probabilmente in tempi non immediati, ma certamente il nodo della democrazia
rappresentativa e del concerto delle idee fuori dal “pensiero unico” verrà al
pettine.
Nel frattempo l’unica possibilità per una sinistra che tenda
a voler essere tale nei valori e nei principi della sua storia e della sua
possibile identità in questo paese è quella dell’opposizione insieme sociale e
politica.
Un’opposizione netta, fatta anche di mobilitazione
quotidiana dal basso, che in questo momento può porsi un solo primo obiettivo,
quella della ricostruzione di un’adeguata soggettività politica.
1 commento:
personalmente ritengo che finalmente e in modo innegabile si è davvero mostrata l'anima del nuovo pd, tocca solo a noi adesso ricostruire, e non sarà facile!
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