Al centro di un difficile e anche tormentato dibattito Ross@
sembra essersi assestata sull’autodefinizione di “Movimento Politico”.
Si è trattato di un confronto partito dall’idea di una
associazione fra diversi soggetti .
L’associazione non era mai arrivata a decollare sul serio
mentre andava mutandosi la composizione interna del soggetto ed emergevano realtà territoriali
vivaci politicamente, presenti nelle lotte sociali e nella riflessione
politica, cui – progressivamente – si può dire andasse stretta la stessa
formulazione associativa originaria.
Si è cosi aperto progressivamente un confronto il cui
sviluppo è stato per un non breve periodo frenato da quella che possiamo
definire come quella “paura della politica” che sta attraversando l’intera sinistra
dopo il disastroso andamento degli ultimi anni e da una buona dose di
tatticismo che, senza peraltro che si comprendesse il vero oggetto del
contendere, ha limitato il dibattito in funzione dello sviluppo di una
soggettività organizzata che pure appariva, ed appare, necessaria a fronte
della drammatica situazione in atto: stanno spostandosi i riferimenti a livello
internazionale in ragione del presentarsi di pericoli di guerra, si afferma –
all’interno del sistema politico italiano- un vero e proprio “blocco storico”
di gestione capitalistica in funzione di
una svolta autoritaria che non solo non viene contrastata ma addirittura –
assunta – in funzione populistica e di antipolitica da una parte consistente di
quella che fu “l’opinione pubblica” oggi ridotta a “pubblico”, cioè a
spettatore cui è riservato l’onore di applaudire i protagonisti di una brutta
stagione di intreccio tra personalizzazione e autonomia del politico.
Allo scopo di rappresentare un punto di riferimento di vera
e propria “opposizione sistemica” che dovrebbe rappresentare la sua vocazione
prioritaria nel raccordo possibile tra politico e sociale, Ross@ si è
assestata, alla vigilia dell’Assemblea Nazionale del 5 Ottobre, su una
formulazione organizzativa di “Movimento
Politico” accantonando, almeno sul piano verbale, quella formula dell’Associazione
che si era rivelata nel corso di questo anno e mezzo di attività del tutto
negativa.
Diventa allora importante specificare al meglio il concetto
proprio di “Movimento Politico”, le finalità, gli sviluppi possibili per un
soggetto di questa natura.
Nella classificazione di Alberto Melucci, compilata nel 1977
e ancora adottata dai testi di scienza politica il Movimento Politico viene
definito come il soggetto che persegue l’obiettivo di incidere sulle modalità d’accesso
ai canali di partecipazione politica e di spostare così i rapporti di forza:
appare evidente, anche per tranquillizzare i molti che hanno sollevato la
questione che le “modalità d’accesso ai canali di partecipazione politica”
riguardano il rapporto diretto con il “sociale” (ed i movimenti che da lì sono
espressi) ben oltre il mero dato dell’eventuale rappresentanza istituzionale.
Dunque nessuna sovrapposizione tra “movimenti sociali” e “movimento politico”,
nessun esercizio arbitrario dell’autonomia del politico, ma connessione e
interscambio nella proposta.
Non è possibile, però, come si è rilevato erroneamente in
alcuni interventi confondere il movimento collettivo (per sua natura legato ad
una istanza ben specifica e composto da chi si riconosce e ha interesse a
questa istanza) e il “Movimento Politico”: ciò che distingue il “movimento
collettivo” o “sociale” e il “Movimento Politico” è l’attività rivolta
specificatamente all’arena politica, disponendo di una propria identità e di
una propria linea di intervento.
Un “Movimento Politico” differisce da un “Partito” inteso in
senso classico sia sotto l’aspetto della strutturazione (poi su questo punto le
scuole di pensiero e i relativi metodi di applicazione risultano essere i più
diversi) sia sotto l’aspetto della finalità relativa alla selezione del
personale politico da proporre per cariche di governo e istituzionali.
Il “Movimento Politico” invece, ed è proprio questo punto
che riguarda Ross@, deve saper realizzare l’inserimento delle proprie istanze
(di carattere generale prima di tutto) nella sfera politica e di determinare la
definizione di nuovi obiettivi.
Operando in questo senso e con questi propositi si
verificherà la possibilità e la capacità di apertura di “finestre di
opportunità” attraverso le quali definire gli sviluppi del soggetto nel
passaggio ad una più compiuta definizione del “Movimento Politico” fino a
determinarne la prospettiva di salto di qualità in Partito: una proposizione
naturale non essendo stati ancora rilevati soggetti maggiormente adeguati dei
Partiti per rappresentare politicamente le idee del cambiamento e le istanze
sociali e della presenza istituzionale e politica.
Un “Movimento Politico”, come nella fattispecie “Ross@” si
deve quindi porre al servizio di questa ipotesi, affrontando il tema nei modi e
nei tempi che si renderanno oggettivamente necessari per le ragioni della
propria crescita soggettiva, della maturità delle proprie istanze, del
definirsi dei rapporti di forza.
2 commenti:
Per quanto mi riguarda, io resto legato invece ll'asserzione (Giorgio Cremaschi, relazione all'assemblea del 14 dicembre 2013) secondo la quale "il soggetto NUOVO rifiuta la tradizionale ripartizione dei compiti tra partito,sindacato, movimento e si muove invece attraversando tutte le competenze e misurando i suoi risultati anche dalla capacità di essere assieme strumento di lotta e di costruzione politica.” Un'acquisizione rivoluzionaria, che ci tende NUOVI veramente: vi eravamo andati vicini già come Manifesto. Do you remember?
Cosa c'entra? Ho soltanto spiegato cosa si intende, secondo i manuali, come movimento politico distinto da movimento sociale. Distinzione comunque necessaria, poi se la commissione politica proporrà qualcosa di diverso all'Assemblea Nazionale penso che si potrà valutare. Dal mio punto di vista si tratterebbe comunque di una forzatura. Franco Astengo
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