Il Coordinamento Nazionale del 6
settembre scorso ha dato l’avvio alla fase progettuale del soggetto politico
Ross@, nominando due commissioni preposte alla elaborazione una bozza di progettualità
da discutere nell’Assemblea Generale degli iscritti del prossimo 5 ottobre.
Nel corso del dibattito sono
emerse alcune problematiche da riprendere analizzare e possibilmente dare delle
risposte.
Pur nella convinzione, da parte
delle componenti Ross@, della necessità di trasformazione del movimento in
soggetto politico compiuto, è stato più volte posto l’accento, anche nel corso
della relazione introduttiva, della peculiarità del momento politico-storico
che non permette più l’aggregazione in strutture novecentesche.
Di contro prendendo atto
dell’ulteriore ristrutturazione della borghesia capitalistica internazionale,
con strumenti di estrema flessibilità capaci di risposte immediate a ciò che di
nuovo o di competitivo emerge in campo macro e micro economico, ci si limita
solamente a denunciare l’evento accettandolo quasi passivamente. A tal
proposito l’intervento di qualche compagno si è concluso con un’espressione di
sintesi dicendo “Questi purtroppo hanno le palle” indicando con tale
affermazione e con chiarezza i limiti di manovra delle forze progressiste,
imbrigliate nella propria azione di contrasto da una serie di vincoli e di
trattati predisposti a tutto vantaggio di chi oggi detiene il controllo reale
dell’economia degli stati occidentali.
E’ pur vero che il morbo in cui
versano le società moderne è descritto, in maniera esaustiva e circostanziata
da queste analisi. Esso prende corpo col decadimento culturale iniziato negli
anni ottanta, a seguito della controffensiva Tatcheriana di matrice ultra
liberista, con il conseguente smantellamento dello stato sociale ed utilizzo
diverso delle risorse ad esso destinate, passando attraverso le controriforme
economiche attuate nella Germania del Cancelliere Merkel, la cui sostenibilità
è stata scaricata con politiche di “rigore” sulle spalle dei popoli meridionali
europei Italia compresa, per approdare ai populismi e la personalizzazione
della politica operata in Italia dal berlusconismo che a quelle scelte liberali,
anche se in maniera molto contraddittoria, si ispirava, scelte verso le quali vengono
trascinate oggi a causa dell’insostenibile situazione finanziari alcuni stati
dell’Europa meridionale (come succede in Italia con delle scelte che il governo
Renzi proprio in questa fase storica sta operando).
Lungo questa china si è arrivati alle
contraddizioni odierne, dove, un’economia in profonda e violenta crisi generata
da bolle speculative nate proprio dall’assenza di controllo sui mercati
finanziari, permessa da quelle politiche liberiste, ha sprofondato gli stessi
stati capitalisti in una recessione talmente profonda che alcuni economisti (vedasi
le analisi di Nouriel Roubinì) già definiscono irreversibile; producendo per
contro, enormi accumuli finanziari ad una limitata schiera elitaria detentrice
della quasi totalità della ricchezza del pianeta e dei mezzi speculativi necessari.
In questo disastro
politico-economico in quest’avvisaglia di collasso capitalista, le masse, pur se
maggioranze e quindi potenzialmente capaci di capovolgere i fattori su cui si
fonda lo sfruttamento che li assoggetta, percepiscono le minoranze detentrice e
gestori del potere politico ed economico unica ancora della propria salvezza, accettando
supinamente anche le politiche recessive a cui sono soggette.
E’ sul fondo melmoso e insicuro
di questa palude, che, prima ancora di essere economico-politico è culturale,
occorre muoversi cercando di dare le risposte ai nuovi corsi storici, svincolandosi
dalle sabbie mobili della sconfitta irreparabile che sta aprendosi strada anche
tra le coscienze progressiste.
Oggi non è più il tempo di
battaglie di retroguardia, l’offensiva capitalista tenta oramai di abbattere
gli ultimi baluardi di resistenza. Un ulteriore cedimento culturale da parte
delle classi subalterne potrebbe generare una sconfitta di vaste proporzioni
capace di sprofondare l’intera umanità in un nuovo e più terribile Medio Evo, non
considerando, ottimisticamente, l’opzione di possibili e probabili conflitti
armati combattuti anche con armi atomiche tattiche su vaste aree del globo, una
delle quali potrebbe essere per “vocazione storica” proprio l’Europa.
Le necessità incombenti che le nuove
classi dirigenti proletarie italiane ed europee devono attuare si limitano a
poche ma necessarie azioni; prima fra tutte quella di predisporre gli strumenti
necessari al contenimento dell’offensiva capitalista (cento anni fa l’avanzata
tedesca su Parigi fu fermata dalla determinazione di una “minoranza” decisa ed armata
con i famosi cannoni da 75 mm).
Oggi le condizioni strategiche
che il proletariato deve affrontare, hanno la stessa valenza di quelle con la
quale i “Poilus” francesi si sono dovuti misurare. Arginare prima l’avanzata
dirompente del nemico di classe e tentare poi la controffensiva.
Per far ciò occorre un esercito
armato con i moderni sistemi che la tecnologia mette a disposizione,
determinato e libero da condizionamenti o timori di sconfitta, pronto a
misurarsi sul piano delle idee ed investendo in quest’opera tutta la
passionalità ed intelligenza di cui dispone, consapevole della necessità di
avere gambe lunghe e buone per essere presente e farsi carico, nelle zone di
crisi, della gestione del dissenso e dell’antagonismo monopolizzandola,
convinto inoltre che solo nell’internazionalismo si possa trovare l’arma
vincente necessaria al rovesciamento dei rapporti di forza. Da qui la necessità
di un’ampia visione internazionalista, contatti ed interscambio culturale prima,
strategico e tattico successivamente.
Un esercito il cui compito
primario è quello di aggregare su situazioni contingenti con l’obbiettivo che
da tale aggregazione può e deve nascere la consapevolezza, da parte di chi
percorre la breve strada del contingente, della coscienza di classe da cui
deriva l’appartenenza prima e la militanza successivamente, come scelta
consapevole e quasi irreversibile.
Se tra i presupposti della
nascita del soggetto politico Ross@, hanno spazio anche queste visioni,
unitamente all’ottimismo “della ragione” c’è da ritenere che nonostante il
momento di riflusso storico, la nascita di un nuovo soggetto politico occupante
posizioni antagoniste e libertarie possa avere in tempi mediamente brevi
successo per riuscire ad aggregare quanto necessita alle classi popolari per
impedirne il tracollo completo ed irreversibile.
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