lunedì 8 settembre 2014

Ross@ e la sua battaglia di Vincenzo Facciolo




Il Coordinamento Nazionale del 6 settembre scorso ha dato l’avvio alla fase progettuale del soggetto politico Ross@, nominando due commissioni preposte alla elaborazione una bozza di progettualità da discutere nell’Assemblea Generale degli iscritti del prossimo 5 ottobre.
Nel corso del dibattito sono emerse alcune problematiche da riprendere analizzare e possibilmente dare delle risposte.


Pur nella convinzione, da parte delle componenti Ross@, della necessità di trasformazione del movimento in soggetto politico compiuto, è stato più volte posto l’accento, anche nel corso della relazione introduttiva, della peculiarità del momento politico-storico che non permette più l’aggregazione in strutture novecentesche.
Di contro prendendo atto dell’ulteriore ristrutturazione della borghesia capitalistica internazionale, con strumenti di estrema flessibilità capaci di risposte immediate a ciò che di nuovo o di competitivo emerge in campo macro e micro economico, ci si limita solamente a denunciare l’evento accettandolo quasi passivamente. A tal proposito l’intervento di qualche compagno si è concluso con un’espressione di sintesi dicendo “Questi purtroppo hanno le palle” indicando con tale affermazione e con chiarezza i limiti di manovra delle forze progressiste, imbrigliate nella propria azione di contrasto da una serie di vincoli e di trattati predisposti a tutto vantaggio di chi oggi detiene il controllo reale dell’economia degli stati occidentali.
E’ pur vero che il morbo in cui versano le società moderne è descritto, in maniera esaustiva e circostanziata da queste analisi. Esso prende corpo col decadimento culturale iniziato negli anni ottanta, a seguito della controffensiva Tatcheriana di matrice ultra liberista, con il conseguente smantellamento dello stato sociale ed utilizzo diverso delle risorse ad esso destinate, passando attraverso le controriforme economiche attuate nella Germania del Cancelliere Merkel, la cui sostenibilità è stata scaricata con politiche di “rigore” sulle spalle dei popoli meridionali europei Italia compresa, per approdare ai populismi e la personalizzazione della politica operata in Italia dal berlusconismo che a quelle scelte liberali, anche se in maniera molto contraddittoria, si ispirava, scelte verso le quali vengono trascinate oggi a causa dell’insostenibile situazione finanziari alcuni stati dell’Europa meridionale (come succede in Italia con delle scelte che il governo Renzi proprio in questa fase storica sta operando).
Lungo questa china si è arrivati alle contraddizioni odierne, dove, un’economia in profonda e violenta crisi generata da bolle speculative nate proprio dall’assenza di controllo sui mercati finanziari, permessa da quelle politiche liberiste, ha sprofondato gli stessi stati capitalisti in una recessione talmente profonda che alcuni economisti (vedasi le analisi di Nouriel Roubinì) già definiscono irreversibile; producendo per contro, enormi accumuli finanziari ad una limitata schiera elitaria detentrice della quasi totalità della ricchezza del pianeta e dei mezzi speculativi necessari.  

In questo disastro politico-economico in quest’avvisaglia di collasso capitalista, le masse, pur se maggioranze e quindi potenzialmente capaci di capovolgere i fattori su cui si fonda lo sfruttamento che li assoggetta, percepiscono le minoranze detentrice e gestori del potere politico ed economico unica ancora della propria salvezza, accettando supinamente anche le politiche recessive a cui sono soggette.
E’ sul fondo melmoso e insicuro di questa palude, che, prima ancora di essere economico-politico è culturale, occorre muoversi cercando di dare le risposte ai nuovi corsi storici, svincolandosi dalle sabbie mobili della sconfitta irreparabile che sta aprendosi strada anche tra le coscienze progressiste.

Oggi non è più il tempo di battaglie di retroguardia, l’offensiva capitalista tenta oramai di abbattere gli ultimi baluardi di resistenza. Un ulteriore cedimento culturale da parte delle classi subalterne potrebbe generare una sconfitta di vaste proporzioni capace di sprofondare l’intera umanità in un nuovo e più terribile Medio Evo, non considerando, ottimisticamente, l’opzione di possibili e probabili conflitti armati combattuti anche con armi atomiche tattiche su vaste aree del globo, una delle quali potrebbe essere per “vocazione storica” proprio l’Europa.
Le necessità incombenti che le nuove classi dirigenti proletarie italiane ed europee devono attuare si limitano a poche ma necessarie azioni; prima fra tutte quella di predisporre gli strumenti necessari al contenimento dell’offensiva capitalista (cento anni fa l’avanzata tedesca su Parigi fu fermata dalla determinazione di una “minoranza” decisa ed armata con i famosi cannoni da 75 mm).
Oggi le condizioni strategiche che il proletariato deve affrontare, hanno la stessa valenza di quelle con la quale i “Poilus” francesi si sono dovuti misurare. Arginare prima l’avanzata dirompente del nemico di classe e tentare poi la controffensiva.

Per far ciò occorre un esercito armato con i moderni sistemi che la tecnologia mette a disposizione, determinato e libero da condizionamenti o timori di sconfitta, pronto a misurarsi sul piano delle idee ed investendo in quest’opera tutta la passionalità ed intelligenza di cui dispone, consapevole della necessità di avere gambe lunghe e buone per essere presente e farsi carico, nelle zone di crisi, della gestione del dissenso e dell’antagonismo monopolizzandola, convinto inoltre che solo nell’internazionalismo si possa trovare l’arma vincente necessaria al rovesciamento dei rapporti di forza. Da qui la necessità di un’ampia visione internazionalista, contatti ed interscambio culturale prima, strategico e tattico successivamente.
Un esercito il cui compito primario è quello di aggregare su situazioni contingenti con l’obbiettivo che da tale aggregazione può e deve nascere la consapevolezza, da parte di chi percorre la breve strada del contingente, della coscienza di classe da cui deriva l’appartenenza prima e la militanza successivamente, come scelta consapevole e quasi irreversibile.
Se tra i presupposti della nascita del soggetto politico Ross@, hanno spazio anche queste visioni, unitamente all’ottimismo “della ragione” c’è da ritenere che nonostante il momento di riflusso storico, la nascita di un nuovo soggetto politico occupante posizioni antagoniste e libertarie possa avere in tempi mediamente brevi successo per riuscire ad aggregare quanto necessita alle classi popolari per impedirne il tracollo completo ed irreversibile.








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