Una linea ideale che passa da Crispi a Mussolini, da Craxi a
Berlusconi, cui oggi si aggiunge Renzi.
Questo tanto per essere magari un po’ “tranchant” ma chiari
fino in fondo.
Matteo Renzi ha aperto un duro conflitto con la
magistratura, in particolare dopo le notizie di inchieste aperte sui candidati
del PD alle primarie della regione Emilia – Romagna e del faccendiere Descalzi
nominato ai vertici dell’ENI.
Atti della magistratura arrivati dopo l’annuncio di una
riforma della giustizia giudicata dall’ANM penalizzante per l’attività dei
magistrati e della quale si è scelto come emblema l’ipotesi di riduzione delle
ferie dei magistrati.
E’ sistematico da parte degli esponenti di regimi più o meno
autoritari partire nel confronto con chi si oppone o solleva obiezioni all’operato
del leader con un’azione di denigrazione, che origina dalla ricerca – nelle ragioni
dell’opposizione – di presunti interessi personali, al riguardo invece delle
caratteristiche di interesse generale sempre presenti nell’azione di governo.
Un classico delle dittature, abbastanza maldestramente
portato avanti in questo frangente dagli “apprendisti stregoni” che vorrebbero
interpretare il ruolo di “domini” della politica italiana.
In quest’ambito i principali giornali scoprono una presunta “svolta
garantista” del PD, considerato fino a questo punto (e in particolare nel
momento più alto del cosiddetto “berlusconismo”) “giustizialista”: un vero e
proprio “mutamento di natura” viene definito da alcuni dei più importanti
editorialisti che forniscono ampio spazio all’analisi del fenomeno.
Le cose stanno, invece, in maniera diversa: il PD, infatti,
è diventato ormai un partito “personale” in mano ad una leadership che sta
conducendo una politica di tipo autoritario, svuotando il Parlamento,
distruggendo i corpi intermedi, cercando forme di “democrazia del pubblico”
molto simili al rapporto tra il Capo e le masse che abbiamo già osservato in
fasi tragiche della storia.
La caratteristica più importante di quest’azione –appunto –
di tipo autoritario è quella di negare la tripartizione dei poteri teorizzata
da Montesquieu all’epoca dei lumi e che sta alla base del concetto di
democrazia formata da una rappresentanza articolata dei poteri e degli
interessi.
E’ questo il punto sul quale soffermarci nel momento in cui
si valuta lo stato effettivo in cui versa il sistema politico italiano, la svolta
autoritaria in atto, la necessità di opposizione.
Vedremo quanto peseranno nello sviluppo di questa vicenda i
temi legati all’Unione Europea (al riguardo dei quali pare emergere uno scontro
tra il populismo di Renzi e il potere dei burocrati e dei banchieri che stanno
a Bruxelles, Francoforte e Strasburgo) e a quelli economico – sociali che pur
nell’aggravamento delle condizioni materiali di vita di milioni di persone
sembrano non suscitare ancora un sommovimento come sarebbe invece giusto e
necessario attuare.
Deve però essere precisato un punto assolutamente
essenziale.
Non si tratta di
mutamento di pelle del PD sul terreno del garantismo: piuttosto di un
atteggiamento consueto, in Italia, ogni qual volta si tenta la via dell’autoritarismo
(tentativi più o meno riusciti e sviluppati in forme diverse, sia ben chiaro).
Una linea ideale che passa da Crispi a Mussolini, da Craxi a
Berlusconi, cui oggi si aggiunge Renzi.
Questo tanto per essere magari un po’ “tranchant” ma chiari
fino in fondo.
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