Da 400.000 partecipanti nel 2013 per l’elezione a segretario
di Renzi, a 57.000 (con 75.000 iscritti al partito, in una regione dove la
capacità attrattiva delle coop è molto forte): questi i dati del clamoroso flop
delle primarie svoltesi il 28 Settembre in Emilia Romagna per designare il
candidato presidente della regione per il PD.
Un bel balzo all’indietro che pone immediatamente un
interrogativo: lo strumento delle primarie ha già terminato la sua funzione e,
soprattutto, è questo un segnale di caduta della stessa leadership di Renzi?
C’è da ricordare, prima di tutto, che questo dato s’inquadra in un discorso più
generale di caduta della presenza dell’elettorato alle urne, sia nell’occasione
delle cosiddette “primarie”, sia al riguardo di quelle che continuiamo a
considerare le “elezioni vere”.
Ci troviamo in una crisi complessiva dell’agire politico
organizzato, all’interno di un processo
in atto di trasformazione della democrazia rappresentativa in democrazia del
“pubblico” (con l’elettore ridotto alla funzione di “consumatore dell’evento”),
con i partiti ridotti a funzionare da semplici contenitori dell’individualismo
competitivo esercitato da una nuova schiera di aspiranti notabili.
La fase è quella di
una ulteriore, esasperata riduzione nel
rapporto tra politica e società, di vero e proprio ridimensionamento nelle
forme più importanti di esercizio della democrazia: come testimoniano le
presunte “riforme” del Senato, delle Province, delle Città Metropolitane e
l’adozione, in questi casi, di sistemi elettorali di II grado: il ceto politico
che elegge il ceto politico.
Le primarie avrebbero dovuto, invece, suffragare la realtà
della personalizzazione della politica attraverso espressioni di consenso di
tipo plebiscitario: ed è proprio questo elemento quello che ci pare in più
forte difficoltà.
Elettore ridotto a “consumatore”, individualismo
competitivo, personalizzazione esasperata della politica, spostamento verso la
centralità del “governo” (a tutti i livelli) e ridimensionamento delle
assemblee elettive, riduzione delle elezioni a simulacro della democrazia tra
premi di maggioranza abnormi, liste bloccate a garanzia dell’elezione dei
componenti dei diversi “cerchi magici”, bassa percentuale dei votanti per far
sì che le opposizioni restino “senza voce”,
Tutto ciò fa parte di quella “svolta autoritaria” in atto e
l’esito delle “primarie” del PD in Emilia Romagna ci indica, nella disaffezione
e nel disimpegno dei più, che ci stanno portando proprio nell’alveo di un
autoritarismo populista.
Brutti tempi per la democrazia.
1 commento:
Svolta autoritaria di Renzi e inanità parolaia della minoranza.
Magari il PD fosse al capolinea! Si compatteranno con acrobazie tra il grottesco e lo scandaloso... Eva
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