Il Fondo Monetario Internazionale ha benedetto entusiasticamente il voto della commissione Lavoro del Senato che ha dato il "via libera" alla delega al governo in materia di lavoro.
PD, Scelta civica e NCD hanno votato a favore . Forza Italia si è astenuta e, molto coraggiosamente, gli ignavi del M5S e di SeL sono usciti dall'aula.
Una pagina pessima per il Parlamento italiano che sta già fornendo il peggio di sè con la manfrina sulle nomine dei giudici costituzionali.
Una pagina pessima perchè rappresenta l'avvio della fase cruciale dell'attacco finale ai residui diritti dei lavoratori emblematizzati naturalmente dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Statuto dei Lavoratori che è l'obiettivo dichiarato della politica antipopolare del Governo Renzi.
In queste condizioni avanziamo un solo interrogativo: l'Opposizione insieme sociale e politica, se non ora quando?
Jobs Act, ok dal Senato a delega. Spaccatura nel Pd
ROMA - La commissione Lavoro del
Senato ha dato l'ok finale alla legge delega sul lavoro. E’ stato quindi
approvato anche l'emendamento all'articolo 4 presentato dal governo,
che introduce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e
modifica sull'articolo 18. Forza Italia si è astenuta. Sel e M5S erano
uscite dalla commissione prima del voto per protesta. Il testo andrà in
Aula martedì prossimo.
L’obiettivo del governo è l’approvazione
della legge delega anche in Parlamento, tuttavia il percorso non sembra
essere facile soprattuto per quel che concerne l’art. 18. Proprio in
relazione a questo sono fioccate critiche e si è venuta a creare una
spaccatura all’interno del Partito Democratico. Il vero nodo della
questione è che il provvedimento in discussione consentirebbe di
superare l’articolo 18, inoltre il nuovo testo prevederebbe per le nuove
assunzioni, con contratto a tempo indeterminato, tutele crescenti in
relazione all’anzianità di servizio. Maurizio Sacconi, Ncd, presidente
della commissione Lavoro al Senato e già ministro del Lavoro, che non
ha mai fatto mistero del suo desiderio di abolire l'art. 18 dello
Statuto, aveva detto di essere soddisfatto: "Il Jobs act, come emendato
dal governo, consegna ad esso la possibilità di scrivere quel
testo unico semplificato, la riforma dello Statuto dei lavoratori,
che avevamo auspicato, cambiando tre articoli chiave: il 4, il 13 e il
18. Un terno secco". E ancora: "E' la migliore soluzione che io potessi
auspicare. L'indennizzo in caso di licenziamento sarà proporzionato
all'anzianità di servizio. Sparisce il reintegro". "Mi auguro che entro
novembre la legge delega sul lavoro sia consegnata al Governo'', ha
detto Sacconi.
Riguardo la questione oggi il presidente
del Pd, Matteo Orfini, su Twitter è stato molto chiaro: "I titoli del
Job act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in
direzione, ma servono correzioni importanti al testo”. Ancor più netta è
la posizione di Gianni Cuperlo che sottolinea: “Se gli innovatori sono
la destra che pensa di uscire dalla crisi riducendo i diritti e la
dignità di chi lavora, io penso sia giusto stare dall`altra parte. Se
invece l`innovazione è mettere al centro l`estensione di quei diritti
anche a chi ne è privo si apre non un sentiero ma un`autostrada. In
termini di principio e strategie. Qua nessuno vuole arrestare l`azione
del governo. Ma vogliamo capire cosa ci sarà scritto nel testo della
legge delega sul lavoro e nei decreti attuativi”. Anche l’ex segretario
Pd, Pierluigi Bersani attacca sulla possibilità di abolire l’articolo
18, parlando di “intenzioni surreali” che vanno chiarite". E dice: "In
alcuni casi si descrive un'Italia come vista da Marte”. “Io vorrei
ricordare che in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia, in Germania,
esiste, ancorché non obbligatoria, la reintegra. Quindi non ci
raccontassimo cose che non esistono», sottolinea Bersani. Ma il governo
deve smentire l’intenzione di voler abolire l’articolo 18 per decreto?
“Il governo deve chiarire quali sono i contenuti precisi, perché
l'emendamento che è stato presentato, sulla carta, lascia aperta
qualsiasi interpretazione”. Conclude Bersani.
A smorzare i toni del dibattito è
comunque il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini dichiarando che la delega è
in corso di perfezionamento e che il Partito democratico, nonostante le
discussioni, si troverà assolutamente unito. Fiduciosa anche Debora
Serracchiani: “Il tema del lavoro è delicato ma il Pd ha dimostrato di
avere raggiunto una maturità importante come dimostrato sulla riforma
del Senato e del Titolo V, per la quale abbiamo tenuto e bene. Anche sul
lavoro lo faremo. Siamo andati avanti sul ddl delega e c'è stato un
accordo su alcuni delicati articoli. Non sarà semplice ma siamo
determinati a farlo”.”Può darsi - riconosce la vicesegretaria Pd - che
non saremo tutti d'accordo ma questo non significa che non siamo in
grado di trovare una sintesi da portare in Parlamento e dare agli
italiani come il cambiamento che aspettano”.
Sul piede di guerra sono invece i
sindacati, che hanno parlato di una possibile mobilitazione unitaria. Il
segretario generale Maurizio Landini, intervenendo oggi ad un convegno a
Cattolica organizzato dalla Spi-Cgil Lombardia, ha annunciato che,
visti i recenti sviluppi sull'ipotesi dell'abolizione dell'articolo 18
nella riforma del lavoro, la manifestazione nazionale programmata dalla
Fiom il 25 ottobre a Roma “potrebbe essere anticipata”.
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