La sinistra italiana appare ormai ridotta davvero ai minimi
termini sul piano della capacità di rappresentanza politica, di rapporto
sociale, di elaborazione culturale.
Essa agisce in un contesto così riassumibile:
1) Egemonia
dell’avversario nel campo dell’imposizione di un “pensiero unico” nel settore
economico, in quello delle comunicazioni di massa, dell’idea individualistica
dell’esistenza umana;
2) Sfrangiamento
della società in mille rivoli anche nel momento dell’espressione di momenti di
protesta che, al di là della nobiltà delle cause e degli intenti, finiscono con
l’assumere caratteri di natura neo-corporativa;
3) Riduzione
del rapporto tra politica e società, con l’allontanamento della misura di
relazione tra governanti e governati nella determinazione dei livelli possibili
di rappresentanza. Risiede in questo punto tutta la tematica delle istituzioni
ridotte a sede di “narrazione” per una presunta governabilità di cui non si
scorgono origini e costanza di legittimazione
A questi elementi
raccolti assieme attraverso la formazione di vero e proprio “blocco storico” di
gestione capitalistica, non viene data risposta di opposizione e di
alternativa, se non attraverso sporadiche e slegate manifestazioni di contrasto
molto ristrette dal punto di vista della base sociale e dell’espressione di
progettualità.
Non si riesce proprio, in questa sinistra, ad avviare un
confronto serio attorno ad alcuni punti che, prima ancora dell’elaborazione di
un programma, risulterebbero propedeutici a un tentativo, che pure è doveroso
svolgere, di riconnessione di un tessuto politico:
1) Deve
essere innovata quella “teoria delle fratture” fondata sulla centralità di
quella che storicamente abbiamo definito come “contraddizione principale” tra
capitale e lavoro. Ci sono tre punti da affrontare urgentemente: il ruolo della
guerra oggi nel peso complessivo della gestione del ciclo capitalistico; il
vero e proprio mutamento di paradigma avvenuto nel corso degli anni nel
rapporto tra l’umanità , l’ambiente naturale, l’utilizzo delle risorse; la
funzione di vera e propria “separatezza sociale” svolta dall’insieme dell’apparato
cognitivo (scuola, mezzi di comunicazione di massa, relazioni sociali mediate
dalle nuove tecnologie informatiche) al punto da far riflettere sullo
spostamento che potrebbe essere avvenuto nel rapporto storicamente determinato
tra struttura e sovrastruttura;
2) E’
necessario riuscire a discutere nel concreto delle forme possibili di
strutturazione organizzativa senza dover scontare obbligatoriamente una – a mio
giudizio ingiustificata – “paura della politica”. Come è stato giustamente
fatto rilevare nel corso dell’ultimo coordinamento nazionale di Ross@ non è
necessario, né obbligatorio che una struttura politica nasca esclusivamente “per
vincere”. Ci sono livelli di rappresentanza ideale, politica e sociale che
abbisognano di essere sintetizzati, resi presenti e propositivi al di fuori
delle ansie elettorali e del rapporto con un “blocco sociale” del quale possono
esserci embrioni e avanguardie ma la cui configurazione compiuta dovrà essere
portata avanti attraverso le lotte e l’organizzazione politica.
Per avviarci sul cammino della possibilità (se non ancora
della capacità) di affrontare questi nodi di fondo va comunque messa in piedi
una struttura organizzata, si è detto un “Movimento politico”.
Definiamo, allora, in questo senso alcuni dettagli di partenza
sui quali ragionare al fine di far scaturire da un dibattito il più
possibilmente partecipato un progetto organizzativo sufficientemente
praticabile e utile per tenere il punto, almeno nella situazione italiana, ai
due elementi teorici dai quali non possiamo minimamente deflettere: l’internazionalismo
e la lotta di classe.
Principiando però da una necessaria presa di coscienza:
essere organizzazione politica di classe non basta proclamarlo.
Non solo, per chiunque nella realtà della sinistra italiana
di oggi, pensare di esserlo o diventarlo a breve sarebbe del tutto illusorio e
fuorviante.
Un’organizzazione politica di classe non può nascere
semplicemente come radicamento e sviluppo del soggetto cui pensiamo di dar vita.
Cercare di rappresentare un’avanguardia politica, rilanciare
la via consiliare: elementi importanti su cui riflettere, progettare, mandare
avanti ma ancora insufficienti di per se stessi per realizzare una soggettività
adeguata al livello della situazione in atto.
Solo un gruppo consapevole della complessità di esperienze
che richiede la costruzione di un soggetto politico e la sua articolazione
organizzativa può evitare di essere risucchiato dal settarismo politico e dalla
sclerosi teorica tipica del minoritarismo.
La garanzia reale, il banco di prova di questa concezione di
noi stessi, non la si può trovare che nella linea politica.
Nella nostra capacità, cioè, di aver sempre come punto di
vista il raccordo tra ciò che siamo in grado di elaborare sul terreno dell’innovazione
in rapporto con la storia e l’identità del movimento operaio nel suo insieme.
Non basta pensare semplicisticamente alle esigenze che già
direttamente pensiamo di esprimere e magari anche di dirigere.
In questo senso va risolto il problema specifico dell’organizzazione:
di quale sia, dunque, il livello delle nostre forze, nella fase attuale,
impostando su quell’analisi una realtà di struttura che non si adagi nel
burocratismo del “già visto” e del “tutto già scontato”.
E’ da troppo tempo che la sinistra italiana va avanti a
forza di cartelli elettorali indistinti e indeterminati senza seriamente
affrontare le questioni concrete della struttura organizzativa nella fase
attuale: per fare un esempio la lunga fase di esitazione di Ross@ è stata
dovuta all’incapacità di affrontare davvero questo tema del tutto decisivo, di
uscire dall’elettoralismo e di rientrare nel campo dell’organizzazione
politica.
L’Assemblea nazionale di Ross@ potrò fornire, in questo
senso, un contributo molto importante a condizione che si affrontino davvero,
fuori dall’emergenza dell’affermazione soggettiva, alcuni punti:
1) L’organizzazione
che vogliamo costituire è un’organizzazione di militanti, i cui membri sono
chiamati a svolgere un lavoro continuativo, posseggono in modo non sommario e
meccanico la strategia politica complessiva, e – attraverso scelte operative
portate avanti in forma collettiva – contribuiscono a formare le necessarie
strutture direzionali;
2) Occorre
andare oltre alla pratica di movimento di questi anni: anche fortemente
impegnata in alcune situazioni ma settoriale, empirica, tutta rivolta all’ansia
di soddisfare livelli di attività immediata delegando la “politica” alle liste
elettorali;
3) La
crisi della “forma – partito” così come l’avevamo conosciuta nei decenni
trascorsi rende difficile approntare soluzioni soddisfacenti sul terreno dei
meccanismi di centralizzazione della linea politica e di sua diffusione nelle
periferie, così come nei modi di formazione di gruppi dirigenti nazionali e
locali. Non basta proclamare astrattamente che essi debbono sorgere da
situazioni reali di lotta: è necessario, in questo senso, provvedere anche a
forme di regolamentazione e di sintesi del dibattito interno e del rapporto fra
questo nel suo insieme e l’esterno.
Nelle prossime settimane, per
quel che riguarda Ross@, si aprirà il dibattito in vista dell’Assemblea
Nazionale del 5 Ottobre : un’occasione importante, da non perdere, per
sottoporre al vaglio del più ampio numero possibile di compagne e di compagni
questa concreta eventualità di strutturazione di un Movimento Politico.
Sarà necessario farlo però
aprendo un confronto pubblico, sviluppando iniziative su temi di carattere
generale e specifici, raccogliendo adesioni e manifestazioni di interesse: solo
in questo modo avremo una prima misura di praticabilità della nostra proposta,
verificandone la consistenza non solo sotto l’aspetto numerico ma della qualità
politica.
Una proposta di opposizione e di
alternativa che, in questa fase, non esiste da parte di altri soggetti presenti
nel sistema politico italiano.
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