Certo è, in conclusione e per porre un primo punto fermo,
che non si potrà disgiungere il tema della corruzione da quello della modifica
dei rapporti di potere nell’ambito dei processi decisionali.
Insomma: la corruzione come fattore imprescindibile nell’analisi
dei meccanismi di funzionamento della democrazia.
La notizia dell’indagine per corruzione nei confronti dei
vertici dell’ENI presenta almeno due aspetti particolarmente inquietanti: il
primo riguarda l’entità delle cifre chiamate in ballo che denota una posta in
gioco di dimensioni difficilmente immaginabili dentro un contesto economico sia
pure di grandi dimensioni; il secondo riguarda la zona del mondo dove questa
corruzione è avvenuta, una zona del mondo dove la fame attanaglia la gran parte
delle persone che vivono condizioni miserrime in presenza di un terrorismo
dalla ferocia inaudita , probabilmente alimentato da quegli stessi “governanti”
che trattano con i padroni occidentali le cifre spropositate del mantenimento
del loro potere assoluto.
Proviamo a esaminare il fenomeno nel profondo, ben al di là
dei meccanismi politico – economici funzionali a questo tipo di logica.
L’impatto morale di una vicenda di questa genere appare tale
da mettere in discussione il concetto di corruzione affermatosi all’epoca del
primissimo sviluppo industriale e mirabilmente riassunto nella “Favola delle
Api” di Mandeville: laddove si teorizza il perseguimento dell’interesse
personale (anche sotto forma di vizi e di disonestà) quale fondamento della
prosperità collettiva.
Il racconto di Mandeville anticipò, a quel tempo la stessa
teoria della “mano invisibile” di Adamo Smith, fissando così proprio nella
corruzione l’elemento del prevalere del “privato” sulle logiche dell’“universale”,
cioè del pubblico.
Da allora la corruzione è stata considerata un fenomeno
degenerativo della massificazione della politica: così considerata da autori
come Mosca, Pareto, Weber.
L’esistenza e il prosperare della corruzione era così fatta
dipendere da elementi di tipo economico, sociale e politico piuttosto che
morale.
Gli studi, in questo senso, si sono così rivolti verso l’analisi
delle conseguenze di una determinata struttura sociale, e in particolare sulle
modalità dei processi decisionali.
Si è così puntato sull’idea che la corruzione dipendesse da
elementi strutturali propri di una società o di una cultura politica piuttosto
che dalle costanti della natura umana.
Nel tentare di tratteggiare un rapporto diretta tra
questione politica e questione morale (su questo argomento ci si è molto
soffermati, in Italia, durante la fase definita giornalisticamente di “Tangentopoli”)
rilevando come il terreno di coltura del fenomeno (e le difficoltà dell’affrontarlo,
in sede politica) derivassero piuttosto dalla difficoltà da parte degli organi
istituzionali di inserire dentro un quadro normativo stabilito le crescenti
richieste di nuovi attori sociali e/o politici per effetto di un inadeguato
livello di rappresentanza (si pensi, tanto per restare al “caso italiano”, all’impossibilità
di regolare legislativamente il famoso “conflitto d’interessi”).
D’altro la corruzione ha sempre posto al riparo i gruppi di
comando (sempre più stabilizzatisi in una sorta di “ceto” il cui accesso è
stato regolato, in tutti i campi, soltanto dal meccanismo della cooptazione
dall’alto, in un quadro di staticità rispetto alla mobilità sociale) da minacce
al loro grado di sicurezza: la logica di scambio ha rappresentato il punto di
assestamento di questa pervicace forma di detenzione del potere.
Scambio realizzato a tutti i livelli tra gli attori
economici, sociali, giuridici.
La vastità assunta dal fenomeno, la sua invasività (naturalmente
il caso Eni/Nigeria è stato preso a pretesto come emblematico del presentarsi
in forme di “nuova degenerazione” dell’elemento generale classificabile come “corruzione)
pongono forse in discussione questo concetto relativo al fattore strutturale di
una società e di una cultura politica in luogo dell’idea di un atteggiamento
costante della natura umana?
Questa sembra essere, di nuovo, la domanda di fondo?
In questo momento non si pone in evidenza una risposta
compiuta e la strada della riflessione appare essere quella da perseguire, cercando da un lato di non ignorare
la situazione o dall’altro di sollevare soltanto un’indignazione di tipo
moralistico.
Certo è, in conclusione e per porre un primo punto fermo,
che non si potrà disgiungere il tema della corruzione da quello della modifica
dei rapporti di potere nell’ambito dei processi decisionali.
Insomma: la corruzione come fattore imprescindibile nell’analisi
dei meccanismi di funzionamento della democrazia.
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