La rappresentazione mediatica in atto al riguardo della
violenza esercitata dall’ISIS sul teatro della
guerra mediorientale tende a riportare d’attualità quel concetto di
“amico – nemico” teorizzato dal filosofo tedesco Carl Schmitt negli anni
centrali del secolo scorso .
Un concetto che si è tentato di “estirpare” dal dibattitto
politico e culturale dell’Occidente affermando, per contro, il concetto di
“fine della storia” emerso all’indomani della caduta del muro di Berlino.
Ci si è accorti invece della necessità per il capitalismo di
disporre –appunto – di un “nemico” e così è venuta avanti l’idea
dell’esportazione della democrazia e dello “scontro di civiltà”.
Proprio in questo senso l’accoppiata “amico – nemico” ha
ripreso vigore e attualità nel dibattitto fino a influenzare fortemente le
stesse proposizioni politiche maggioritarie a livello internazionale.
E’ il caso, allora, di riprendere proprio il concetto di
distinzione “amico – nemico” riproponendo le definizioni del più grande
importante teorico in questo campo, il tedesco Carl Schimtt.
Secondo Schimtt la
distinzione “amico – nemico” può sussistere teoricamente e praticamente senza
che debbano contemporaneamente essere usate altre distinzioni morale ed
economiche: il nemico politico non deve essere affatto moralmente cattivo, non
deve di necessità presentarsi come un concorrente di carattere economico (anzi,
come nel caso in esame, si possono benissimo fare affari con lui).
La distinzione “amico – nemico” avviene sulla base del
concetto di “altro”, di “straniero”.
La possibilità di rapporti specificatamente politici è data
dal fatto che non ci sono solo amici o alleati, ma ci sono anche nemici.
Il nemico è un altro, uno straniero, esistenzialmente : con
lui sono possibili in caso estremo conflitti esistenziali, come quello
teorizzato dallo stesso Schimtt in nome del comando e dell’eguaglianza della
stirpe. Aspetti fondamentali nel diritto nazionalsocialista, sui quali ci
sarebbe da riflettere anche oggi con grande attenzione.
Lo straniero, colui che ha un altro modo d’essere, può
essere presentato così oggettivamente, sotto un velo politico (una “maschera”)
per stabilirne la piena mancanza di relazione, l’isolamento assoluto.
E’ proprio il caso dello “scontro di civiltà” all’interno
della definizione classica riguardante l’arrivo dei “barbari”.
Si tratta di negare
nell’altro lo stesso modo d’esistenza, imponendo il nostro attraverso il
combattimento (in attacco o in difesa, a seconda delle circostanze storiche: l’11
Settembre ha fatto sì che la fase successiva apparisse di “difesa”) in modo da
affermare esclusivamente la nostra maniera di vivere, quella conforme al nostro
proprio essere.
Come nel caso dell’illustrazione mediatica del terrore
attuato dall’ISIS il nemico viene trattato come cattivo e brutto perché è
questa distinzione che rappresenta la classificazione più forte e intensiva. Quella
che fornisce una ragione , non soltanto sul piano politico, ma anche su quello –
definito proprio da Schimtt – della “distinzione di coscienza”.
Ovviamente è valido anche il concetto opposto: quel che è
moralmente cattivo, esteticamente brutto o economicamente dannoso non è detto
che automaticamente rappresenti il nemico purché “stia dalla nostra parte”.
Qual è allora il criterio per distinguere e decidere da che
parte stare, da quella dell’amico o da quella del nemico?
Entra allora in gioco l’altro grande pilastro della
riflessione politica tra il ‘700 e il ‘900: quello della “autonomia del
politico”.
E’ ancora Hobbes che
apre la strada, come già nel caso della scaturigine delle riflessioni di
Schimtt che si è cercato in questa sede di riassumere.
Hobbes da utilizzare proprio nel senso della regolazione autoritaria e “esterna”
dei rapporti politici.
Sull’attualità del concetto di “autonomia del politico” sarà
però necessario aprire subito un nuovo livello di riflessione, strettamente
collegato – anche in questo caso – con il rapporto realtà/illusione che la
mediatizzazione dell’agire politico sta imponendo oggi nella proposta di
aggregazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica : sono in gioco fattori
decisivi per lo sviluppo della democrazia.
Per redigere questo
testo è stato utilizzato: “Il pensiero politico” a cura di Umberto Cerroni, Editori
Riuniti, I edizione settembre 1966.
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