OPPOSIZIONE, RAPPRESENTATIVITA’ POLITICA, LEGGE ELETTORALE
L’ultima versione del “Patto del Nazareno” sulla specifica
materiale della legge elettorale prevederebbe, secondo attendibili versioni
giornalistiche, l’assegnazione del premio di maggioranza alla lista (e non alla
coalizione) che superasse il 40% assegnando in questo caso il 55% dei seggi
alla Camera.
Nel caso in cui nessun partito raggiungesse questa soglia
resterebbe il ballottaggio, ma anche in questo caso soltanto tra le prime due
liste e non alle coalizioni.
Un passaggio non da poco che modifica il quadro possibile
del sistema politico italiano ristrutturandolo pesantemente, nell’ottica di una
semplificazione drastica nell’affermazione di un tripolarismo che affermerebbe,
in queste condizioni, il PD come egemone, Forza Italia come soggetto “di
riserva” del sistema e il M5S soggetto di opposizione marginale e interno
comunque alle logiche del quadro complessivamente ispirato ai principi del
liberismo populista, dell’ulteriore spinta alla personalizzazione, della
cancellazione del concetto di rappresentanza politica completamente sacrificato
a quello di governabilità e di riduzione nel rapporto tra società e politica.
Passaggi successivi prevedibili di questa situazione: il
presidenzialismo e lo spostamento definitivo della centralità del sistema dal
Parlamento (con la Camera ormai priva di contrappesi data la riforma del
Senato) al Governo.
Nella sostanza una dura svolta autoritaria sostenuta –
appunto come sostenuto poco sopra – dalla pratica cancellazione della
rappresentanza politica.
Si tratta, allora, di ragionare su questi elementi partendo
da un punto fondamentale: quello della necessità di recupero, da parte della
sinistra d’alternativa, di una capacità di rappresentanza fondata sull’opposizione.
Quello dell’opposizione, intrecciando sociale e politico, è
il campo aperto sul quale misurarsi da subito paradossalmente lasciato
completamente scoperto a sinistra dai soggetti esistenti, ancora vincolati ad
una logica ormai completamente superata di centrosinistra, sia a livello
nazionale, sia soprattutto a livello locale.
La situazione che stiamo vivendo presenta invece elementi,
sul piano politico, sociale, culturale, che richiedono – valutati
complessivamente – un’assoluta necessità di espressione radicalmente contraria
agli indirizzi predominanti .
Una necessità da assolvere in tempi molto brevi, almeno dal
punto di vista dell’avvio di una fase di ricomposizione di una soggettività
politica potenzialmente adeguata al compito appena indicato.
L’opposizione da portare avanti, nel sistema politico
italiano, deve possedere caratteristiche “sistemiche”, ma non possono essere
trascurati gli aspetti politici immediatamente riconducibili alla più stretta
attualità, compresi quelli riguardanti le presenze istituzionali a tutti i
livelli, al centro come in periferia.
Come abbiamo visto avremo probabilmente di fronte
un’articolazione del quadro politico al riguardo della quale paiono presentarsi
margini molto ristretti di manovra politica: si sta consolidando, infatti, un
vero e proprio “blocco storico” di gestione capitalistica formato da un
intreccio tra poteri politici, finanziari, della comunicazione di massa.
Un “blocco storico” che si colloca come coalizione dominante
alla guida di quella che abbiamo già definito come “svolta autoritaria”.
In queste condizioni portare avanti un progetto di efficace
contrasto all’esistente egemone richiede l’acquisizione di un’identità e
l’elaborazione di un progetto: non basta raccogliere ciò che si muove in
termini di disagio e di contestazione spontanea.
L’identità dell’opposizione non può che essere ricercata da
una visione tale da prefigurare una vera e propria “alternativa di società”.
Si tratta di tener conto fino in fondo del fatto che, come
ha scritto recentemente Giovanni Sartori, ci troviamo in una fase di vera e
propria “regressione storica”.
Da questo punto di vista la nostra elaborazione non può che
principiare dal ritorno all’analisi delle contraddizioni che hanno sempre
caratterizzato l’esistenza della sinistra: individuale/collettivo,
pubblico/privato, pace/guerra, elaborando con grandissimo rigore storico i pur
necessari elementi di innovazione. Un’innovazione da realizzare sia sul piano
teorico, sia su quello più direttamente politico.
Il progetto riferimento più direttamente alla fase deve
contenere questi elementi di “alterità sistemica” ma disegnando una prospettiva
definibile come di “dettaglio” (senza affidare a questo termini alcuna valenza
riduttiva) sia al riguardo delle questioni internazionali, sia rispetto alla
battaglia politica interna tenendo assieme un quadro di coerenza.
Tutto ciò semplicemente enunciato non si potrà avviare se
non attraverso un’opera di costruzione di una soggettività politica organizzata
nei suoi tratti fondamentali di espressione insieme verticale e orizzontale, di
presenza sociale e di azione politica.
E’ questo il punto più importante di riflessione, di
dibattito, di proposta di decisionalità politica, su cui dovremo appuntare nei
prossimi mesi la nostra attenzione puntando a ricostruire quella soggettività
politica oggi assente nel panorama italiano, in modo da offrire senso, sintesi,
proposta alle lotte dei lavoratori e della società nel suo insieme ponendo
assieme la questione decisiva della rappresentanza politica cercando di
declinarla, proprio nel senso dell’opposizione appena indicato, anche nella
dimensione istituzionale.
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