martedì 9 settembre 2014

SINDROME ADOLESCENZIALE O …di G.Angelo Billia


C’è un vezzo che, per qualche tempo, ho ritenuto caratteristica
esclusiva dei figli nella fase pre adolescenziale e adolescenziale. Mi
riferisco alle frasi di sufficienza rivolte ai genitori, soprattutto
quando si parla di problemi generali, i quali vengono vissuti dai
figli come problemi nuovi, moderni, al di fuori della vetusta portata
intellettuale dei genitori stessi.



Anch’io, come quasi tutti, superata l’adolescenza mi sono ricreduto,
attingendo a piene mani all’ esperienza genitoriale,  in un implicito
riconoscimento che, forse, i problemi che io consideravo giovani
erano, in realtà, in molti casi vecchi come il mondo.
Ben presto, però, a questa consapevolezza se ne aggiungeva un’altra,
questa volta penosa, perché mancante della giustificazione
dell’adolescenza. Mi riferisco alla constatazione che la sindrome
adolescenziale per molti uomini va ben oltre l’adolescenza stessa.
Nel corso della mia lunga militanza comunista non ho mai visto un
revisionista che non si facesse forte di una “nuova”, “moderna”,
lettura degli avvenimenti, sempre contrapposta all’esperienza
“superata”del passato. Nel PCI questo ha aperto la strada al “partito
di tutti”, leggasi borghesia, e nella sinistra extra parlamentare a
mille parrocchie, sempre dirette da più o meno saccenti sedicenti
depositari del “verbo”.
Il problema drammatico, creando un parallelo con la crisi
adolescenziale, consiste nel fatto che, se vissuta nell’età in cui è
normale che avvenga, spesso è semplicemente espressione di un
ribellismo più “sentito” che motivato, mentre nella fase successiva
assume sempre i connotati di un immotivato complesso di superiorità.
Quanto ciò sia realistico lo dimostra la stessa borghesia, che non
manca di ammantare di “nuovo” ricette vecchie di decenni, quando non
di secoli. Renzi è l’ultimo esempio di quanto asserisco.
Certo, sarebbe folle non tener conto del progresso tecnologico, sempre
che il tutto non metta in secondo piano gli obiettivi che si vogliono
raggiungere e gli strumenti utili per conseguirli.
Se prendiamo ad esempio l’esperienza di Rifondazione Comunista,
diviene comunque chiaro ciò che intendo dire.
Dalla fondazione è prevalso il “nuovo” che, tra l’altro, per tutta una
fase ha avuto a disposizione fior di passaggi sullo strumento
televisivo (il web era ai primi passi). A cos’è servito? A relegare i
“vetusti” che dicevano che Bertinotti non era un comunista in un canto
e ad aprire la strada verso gli scranni parlamentari e non solo a
molti signor nessuno “moderni”, come lo stesso Bertinotti,. Il tutto
ottenuto con l’appoggio interessato di una sinistra che già allora non
esisteva più.
Chi fosse tentato di guardare all’esperienza di Rifondazione con
sufficienza, però, dovrebbe chiedersi se davvero la propria è così
eccelsa da essere portata ad esempio.
Non lo è se è stata il ritiro in un privato tanto sdegnato quanto
inutile e neanche lo è se, pur continuando il lavoro militante, esso
non ha scalfito la cappa di piombo culturale nella quale le masse sono
state irretite.
Chiarisco che nessuno, tanto meno io, ha il diritto di porsi come
vecchio saggio che ha capito tutto e questo per la semplice ragione
che non è vero, non può, scientificamente, essere vero. Nel contempo
nessuno ha il diritto di porsi come “moderno innovatore”, soprattutto
se prescinde da una minuziosa analisi storica coerente e si abbraccia,
puramente e semplicemente ai propri successi, o ritenuti tali, quando
non si tratta addirittura di semplici “intuizioni”.
Senza la consapevolezza che siamo col culo per terra e che siamo
chiamati a fornire alle masse lavoratrici lo strumento partito,
l’unico in grado di aprire una speranza di riscatto e d’alternativa
reale, non c’è Web che tenga.
Senza la convinzione che non è l’ego smisurato di qualcuno a rendere
possibile tale obiettivo e che, anzi, proprio la sua eventuale
presenza è la negazione dell’obiettivo posto, non si va da nessuna
parte.
Senza aver scalzato rendite di posizione, spesso più supposte che
reali, saremo condannati all’immobilismo.
Senza aver capito che il Partito Comunista non può essere che
democratico all’interno e monolitico all’esterno, senza nulla
concedere alle soggettività individuali all’esterno dello stesso,
saremo condannati, sempre, a ripercorrere molto “modernamente” le orme


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