La vera partita aperta è tra i nostalgici del
maggioritario e coloro, che seguendo l’insegnamento di Pietro Nenni,
ricordato davanti alla Consulta dall’avv. Tani, ritengono che la
governabilità è assicurata dalla capacità dei partiti di rispondere ai
bisogni e alle aspirazioni della Nazione e quindi del popolo italiano e
di tutti quelli che nel nostro Paese vivono, studiano e lavorano o
sperano di lavorare.
M io padre
commerciava frutta all’ingrosso ai Mercati Generali di Milano allora in
Corso XXII Marzo dove ora c’è il Largo Marinai di Italia e la
Palazzina Liberty era semplicemente il posto di ristoro per gli
operatori del Mercato e non il luogo delle sperimentazioni teatrali di
Dario Fo e Franca Rame e successivamente, dopo un lungo periodo di
abbandono degrado, la sede dei concerti di Milano Classica. A quel
tempo c’erano ancora carrelli a mano con uomini tra le stanghe come
animali da tiro e gli stallazzi per i cavalli e nei pressi Gualtiero
Marchesi faceva le sue prime esperienze.
L
a gran
parte delle sue mele e pere a quintali e persino a tonnellate veniva
dall’Alto Adige, cioè dal Südtirol, e i contadini erano tutti di lingua
tedesca, quindi non per amore di Goethe, ma di astuzia commerciale, alle
medie mi fu fatto scegliere il tedesco: fui accontento subito perché
nell’unica sezione di tedesco di norma finiva chi non era stato
accettato nelle sezioni di inglese, con meno posti rispetto alle
richieste o in quelle di francese, allora la maggioranza perché gli
insegnanti erano soprannumero. Nella mia classe eravamo appena in due
che avevano fatto domanda di essere assegnati al tedesco e l’altro per
ragioni di sangue, in quanto figlio di un militare tedesco morto in
guerra.
H
o
imparato il tedesco, anzi l’Hochdeutsch la lingua colta e ovviamente non
sono mai stato in grado di capire cosa si dicessero tra loro i
contadini nelle trattative con mio padre: la ragione per la quale mi
aveva fatto studiare tedesco. In compenso mi sono appassionato al
diritto costituzionale tedesco, tanto da prendere come titolo per la mia
tesi “ Il controllo materiale di costituzionalità sulle norme
formalmente costituzionali nella Repubblica Federale Tedesca”. In
italiano è già impressionante, ma in tedesco mi avrebbe fatto vincere
una cattedra, se avessi scelto la carriera universitaria in luogo della
politica ( con quelle premesse ovviamente Sozialdemokrat) e della libera
professione: “Die materielle Verfassungskontrolle über formellen Verfassungsnormen in der BRD”
L
a
sentenza della Corte Costituzionale è stata una decisione giuridica e lo
sarà chiaro per tutti con il deposito del testo integrale della
sentenza, che ha i suoi tempi, perché dovrà affrontare una serie di
questioni non sollevate nel procedimento, formalmente in absentia di difensori delle norme impugnate, quelli icasticamente definiti dal prof. Michele Ainis gli amanti delPorcellum ,
che come tutti i rapporti irregolari sono tenuti nascosti(, con la
tipica doppia orale, tanto che nelle giunte delle elezioni di Camera e
Senato all’unanimità è stata deliberata nel 2009 la costituzionalità
della legge n. 270/2005: per favore chiamiamola così p e nonPorcellum,
espressione che non mi piace perché offensiva di un nobile animale,
che non merita di essere associato ad una delle peggiori leggi
elettorali di mia conoscenza, che no è poca avendo insegnato per anni
Diritto Pubblico Comparato in Italia e all’estero. Se, invece di
Calderoli, la paternità fosse stata del sen. Schifani il nomignolo
sarebbe stato bello pronto, risparmiando porci e scrofe.
Una
decisione giuridica, che si è sottratta alle pressioni politiche di
ottenere o una dichiarazione di inammissibilità ovvero uno spostamento
della decisione nella pia illusione, che il Parlamento trovasse
un’intesa, non si sa dove tanto per cominciare alla Camera o al Senato,
in un paio di mesi, quando è inadempiente dal 30 gennaio 2008, data del
deposito in cancelleria delle sentenze n. 15 e 16 del 16 gennaio 2008,
relative rispettivamente alla Camera dei Deputati e al Senato ella
Repubblica. Sono questioni che conosco bene, non per sentito dire, ma
per essere stato presente alla Camera di Consiglio del 16 gennaio 2008
dopo aver depositato memorie per i seguenti soggetti, tutti sollecitando
la declaratoria di inammissibilità del quesito referendario: i
Socialisti Democratici Italiani (SDI), il Comitato promotore nazionale
per il costituendo Partito Socialista, il Senatore Tommaso Barbato in
proprio e nella qualità di capogruppo del partito/gruppo politico
organizzato denominato “Popolari U.D.EUR”, l'On. Dott. Mauro Fabris, in
proprio e nella qualità di capogruppo del partito/gruppo politico
organizzato denominato “Popolari U.D.EUR”, il partito/gruppo politico
organizzato denominato “per la sinistra” e l'On. Avv. Felice Carlo
Besostri, i gruppi politici organizzati “Uniti a sinistra”, “Ars
Associazione Rinnovamento della Sinistra”,“Associazione RossoVerde-Sinistra Europea” e “Gruppo del Cantiere”. L’opposizione, cui per la prima volta
era
stato ammesso un singolo cittadino elettore, il solito rompiscatole avv.
Besostri era motivato proprio dallo scopo dei quesiti del prof.
Guzzetta, referendari tesi ad abrogare ogni riferimento alle coalizioni
di liste per attribuire l’abnorme premio di maggioranza unicamente alla
lista più votata: una distorsione intollerabile all’uguaglianza di voto.
La Corte, come confessò il Presidente Gallo alla vigilia della sua
sostituzione con l’attuale presidente della Consulta Silvestri, volle
trattare il Parlamento con molta delicatezza limitandosi a dire che «L'impossibilità
di dare, in questa sede, un giudizio anticipato di legittimità
costituzionale non esime tuttavia questa Corte dal dovere di segnalare
al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti
problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del
premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o
di seggi.»(paragrafo 6.1 sent. n.15/20089 ripetute per il Senato nelle sentenza n. 16/2008 con la precisazione «sia pure a livello regionale,».
Un richiamo gentile, ma assolutamente chiaro perché non usuale, ma non
“con c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, come dice la
proverbiale saggezza popolare Tanto più che c’era anche un espresso
invito alla magistratura a rimetterle la questione di costituzionalità
nelle vie ordinarie. Tutti hanno sottolineato l’inadempienza del
Parlamento, ma nessuno tranne i difensori dei ricorrenti, avvocati
Bozzi, Tani e Besostri, l’inadempienza della magistratura ordinaria e
amministrativa, come hanno sperimentato sulla loro pelle a cominciare
dall’avv. Bozzi, che a seguito di un ricorso d’urgenza ex art. 700
c.p.c. è stato condannato a € 10.000 di spese legali. I giudici
amministrativi TAR Lazio e Consiglio di Stato sono stati più benevoli,
perché, dichiarandosi assolutamente carenti di giurisdizione, hanno
compensato le spese. Tuttavia la loro decisione è stata la più grave,
perché hanno blindato le leggi elettorali sottraendole contro la
Costituzione (artt. 24, c.1 e 2, 25, c.1, 101, 102, c. 2, 111 e 113
Cost) ad un controllo giurisdizionale, affermando che gli unici organi
competenti ad esaminare i ricorsi contro le operazioni elettorali,
comprese le questioni di costituzionalità, sono le Giunte delle elezioni
delle Camere elette con legge….. di sospetta costituzionalità? Quando
lo raccontavo ai colleghi costituzionalisti stranieri in una delle 6
lingue che conosco, non ci credevano: “Ne pas possible”, “Es ist unmöglich”,”Not possible”, “Imposible”, “não é possível”,”onbestaanbaar,onaannemelijk”.Inconsapevolmente o meno si era legittimato un”golpe de estado”
legale. Si approva una legge elettorale con premio di maggioranza senza
soglia minima o massima, quindi in teoria anche pari ai 2/3 dei seggi
come era la fascistissima legge Acerbo (legge 18 dicembre 1923, n.
2444, quindi anche se la legge elettorale fosse palesemente
incostituzionale i ricorsi sarebbe esaminati da Camere dove i golpisti
avrebbero una soverchiante maggioranza e se questa non bastasse con i
2/3 potrebbero modificare ex art. 138 Cost. senza rischiare un
referendum confermativo. Naturalmente ci vorrebbe la complicità di un
Presidente della Repubblica: un pericolo sventato dal fatto che le
maggioranze Berlusconian-bossiane hanno governato in periodi in cui non
si eleggeva un Presidente. Un puro caso!
U
na
sentenza giuridicamente motivata, come giuridiche erano le motivazioni
degli avvocati Bozzi, Tani e Besostri accolte finalmente in parte dalla
Cassazione, Prima Sezione, con l’ordinanza n. 12060 del 17 maggio,
sicuramente meditata perché la discussione finale del ricorso era stata
svolta dagli avvocati Tani e Besostri il 21 marzo2013, dopo che era
stata rinviata senza motivazione dal precedente 21 gennaio, quindi prima
delle elezioni del 24-25 febbraio. Con il senno di poi si doveva
interpretare come un orientamento favorevole, ma con il senso di
responsabilità di non rimettere alla Corte Costituzionale la legge
elettorale un mese prima delle elezioni. Nello stesso periodo il Tar
Lazio, sez. IIbis spostava l’udienza del 4 febbraio al maggio per
decidere con sentenza n.5163/2013 di rigetto delle eccezioni depositata
il 22 maggio, attenendosi alla giurisprudenza tradizionale della carenza
di giurisdizione. Gli effetti della sentenza sono politici, perché gli
attori politici dentro e fuori dal Parlamento si devono misurare con le
conseguenze di una delegittimazione politica, anche se restasse
legalmente in carica. Per il Senato è pacifico avendo terminato il
procedimento di convalida sulla Camera dove la Giunta delle elezioni è
stata incautamente attribuita ad un grillino, pensando che fosse più
importante dare la bicamerale per la vigilanza sulla Rai al PdL,
malgrado che il M5S l’avesse richiesta. Malgrado il chiaro dispositivo
annunciato dal Comunicato della Consulta si insiste per il Mattarellum,
che è incostituzionale in quanto il 25% della quota proporzionale è
costituito da una lista bloccata. I levatori, della Seconda Repubblica
-fosse stata una levatrice, avrebbe fatto un parto migliore- non si
rassegnano alla scomparsa di un assetto bipolare, che oltre che essere
incostituzionale non ha funzionato, nessuna stabilità nel 2006 e nel
2008 e nel 2013 abbiamo eletto un Parlamento che non arriverà comunque
alla scadenza elettorale naturale del 2018: gli ottimisti sperano di
votare nel 2015. Il bipolarismo del tipo americano o al limite francese
non è mai esistito malgrado le maggioranze artificiali dei premi di
maggioranza, che sarebbe meglio chiamare premio alla miglior minoranza.
Ed ora è formalmente seppellito dal tripolarismo dei risultati delle
elezioni 2013: 1) PD e alleati nell’Italia
Bene
Comune, 2) PdL e 3) M5S. Te poli di cui i primi 2 non esistono più con
SEL all’opposizione e la scissione del PdL e la sua separazione
consensuale con la Lega Nord, che si accentuerà con le elezioni europee
con una legge elettorale di sospettata di, anch’essa, come la
maggioranza delle regioni(ordinanza del TAR Lombardia sez. III, n.
2261/13 del 9/10/ 13: La tesi della delegittimazione funzionale del
Parlamento, sostenuta anche da chi vorrebbe che questo Parlamento
licenziasse una nuova legge elettorale, non sta in piedi. Per sostenerlo
non c’è bisogno di essere un fine giurista come Valerio Onida, basta la
logica. Se la Consulta ha delegittimato il Parlamento e a cascata è
illegittimo il Presidente della Repubblica, ne conseguirebbe
l’illegittimità del Governo nominato da un Presidente illegittimo e
“fiduciato” da un Parlamento fuorilegge. Ma Parlamento e Presidente
della Repubblica in questi 8 anni hanno nominato giudici costituzionale,
illegittimi anche loro. Se la composizione della Corte Costituzionale
fosse illegittima sarebbe invalida anche la sentenza che ha
delegittimato il Parlamento dichiarando incostituzionale e di
conseguenza nessun organo costituzionale è illegittimo: un cerchio
perfetto con ritorno al punto di partenza. L’alleanza sul punto tra M5S e
FI ha messo in ombra gli abusivi al Senato di FI, che ha conquistato il
premio di maggioranza in mole importanti Regioni, cioè la consistenza
della sua forza di ricatto nella Seconda Camera. Dovesse insistere
questi Senatori abusivi politicamente emigrerebbero verso il Nuovo
Centro Destra. La vera partita aperta è tra i nostalgici del
maggioritario e coloro, che seguendo l’insegnamento di Pietro Nenni,
ricordato davanti alla Consulta dall’avv. Tani, ritengono che la
governabilità è assicurata dalla capacità dei partiti di rispondere ai
bisogni e alle aspirazioni della Nazione e quindi del popolo italiano e
di tutti quelli che nel nostro Paese vivono, studiano e lavorano o
sperano di lavorare.
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