Non si sono tolti il casco i poliziotti in servizio nel
centro di Firenze ieri pomeriggio, 21 Dicembre, di fronte a chi ha contestato
l’esibizione del lusso nelle vie dello shopping delle grandi boutique, dei
gioiellieri, dell’ostentazione delle diseguaglianze sempre più profonde che
attraversano la nostra società.
Non si sono tolti il casco ed hanno caricato pesantemente i
cittadini che si erano raccolti a presidio nei pressi del centro cittadino con
lo scopo non solo di protestare contro la beffa e l’insulto, ma per dimostrare
come ancora esista una volontà di reazione, di non rassegnarsi all’immane
massacro sociale in atto.
Intanto siamo raggiunti, ancora una volta, da notizie di
suicidi per disperazione (ha tentato di darsi fuoco un ragazzo a Potenza) e
dalla situazione, sempre più drammatica, nei centri di raccolta (verrebbe da
scrivere “lager”) per gli immigrati.
“E’ la crisi” ci si risponde quando si tenta di porre alcuni
interrogativi al riguardo della drammaticità dello stato di cose presenti.
Non è la crisi, rispondiamo: è il capitalismo, è la faccia
più feroce della sua gestione quella che punta all’impoverimento di massa, al
fiaccare qualsiasi resistenza, a disporre di nuovo pienamente non solo del lavoro
ma della vita di milioni di persone, ben oltre naturalmente il nostro Paese.
La contestazione di Firenze era un atto di rivolta “vero”
verso il quale non deve esistere alcun riguardo, perché puntava diritto a
rivolgersi verso le “nicchie” della ricchezza sempre più ricchezza in un Paese
dove la crescita nel divario di reddito e di posizione sociale sta assumendo
ritmi vertiginosi.
Occorre contrastare questa deriva, prima di tutto non
perdendo ciascheduno la propria dignità, ritrovando la strada del collettivo,
individuando con esattezza i termini di questo feroce scontro di classe agito
con piena consapevolezza da chi detiene il potere.
Sarebbe necessario ritornare a far parlare la politica,
quella che deve tornare a essere capace di partire dalle condizioni materiali
di vita della gente e non certa quella, presunta, che abbiamo ascoltato a
Montecitorio nelle dichiarazioni di voto sulla cosiddetta “legge di stabilità”.
E’ proprio il caso di pensarci a questo vuoto di politica
che si situa proprio dalla “nostra parte”, mentre dall’altra parte si esercita
a piene mani un’ideologia feroce trasformata davvero in falsa coscienza.
Intanto, però, è il caso di scriverlo oggi come non mai:
“Ribellarsi è giusto”.
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