Fiducia al governo,
Nuova Segreteria PD, Rivolta dei Forconi sanfedisti: necessità e ragioni
politiche per una sinistra d’opposizione
Diversi fatti di sicuro rilievo si stanno verificando in
queste ore nel panorama del sistema politico italiano.
La rinnovata fiducia al governo Letta sancisce, di fatto, la
creazione di una nuova maggioranza, tenuta assieme al di là delle finte
tensioni bipolari e dalla competizione personale per il potere, da un’omologazione
culturale evidente tra gli esponenti delle forze che questa fiducia hanno
votato.
Un’omologazione culturale che porta alla precisa volontà di
proseguire nell’imporre il dettato liberista, nella sudditanza all’Europa dei
banchieri, nel perseguire l’obiettivo della narcotizzazione del conflitto e
della cancellazione della rappresentanza politica, da sostituire con la
trimurti governabilità/vocazione maggioritaria/presidenzialismo.
La nuova segreteria del PD incarna un’esigenza diffusa,
soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa, di un “nuovismo senza
principi” che appaga il principio dell’apparire in luogo dell’essere.
Per il resto, dal punto di vista del PD, i contenuti fin qui
espressi dalla nuova dirigenza del Partito non si discostano da quelli già
elencati a proposito del governo: si è formato un blocco di potere, le cui
tensioni interne saranno semplicemente di tipo personalistico.
La rivolta dei Forconi sanfedisti (il “sanfedista” è stato
aggiunto dopo aver ascoltato il comizio a Genova del loro leader nazionale che
ha finito con: Viva l’Italia, Dio ci benedica e facendosi il segno della croce)
trova alimento, come sappiamo, dalle tragiche condizioni di vita di milioni di
persone.
In questa situazione è facile trovare spazi d’insorgenza
sociale confusa, facilmente strumentalizzabile
Spazi d’insorgenza sociale all’interno dei quali la destra
sta cercando ampliare il proprio bacino d’ascolto e di consenso, anche sull’esempio
greco fornito da Alba Dorata che, nel pieno dell’esplosione della crisi, aveva
ben saputo toccare le corde giuste della “pancia” di una popolazione inerme,
indifesa, impoverita fino allo stremo.
Appare evidente che, in queste condizioni, si aprono veri e
propri varchi di iniziativa e di aggregazione a sinistra risultando assolutamente non
presidiate alcune opzioni di fondo che pure hanno non solo diritto di
cittadinanza nella società e nella politica, ma che esprimono idee che
albergano nella mente di tantissimi militanti , lasciati nel frattempo del
tutto in balia, anche e soprattutto dal punto di vista culturale, dell’aggressività
dell’avversario.
Il PRC, ad esempio soggetto tra gli artefici di questo
abbandono, appare tutto impegnato in un dibattito attorno ai nodi di un
politicismo di basso profilo e non svolge assolutamente alcun compito nella
direzione di una nuova capacità di acculturazione ed integrazione di massa.
Così come il combinato disposto governo Letta/segreteria
Renzi ci dice che non resusciterà più il centro – sinistra: la nuova legge
elettorale, con ogni probabilità, renderà il centro del tutto autosufficiente.
E’ possibile, dunque, che a sinistra si aprano spazi ma non
certo come pensano a SeL per una sinistra di governo.
Serve subito, deve essere costruita immediatamente, invece,
una sinistra d’opposizione che si ponga controcorrente al riguardo dei temi
internazionali, economico – sociali, istituzionali, della struttura politica:
questo soggetto non c’è e non vale la pena, per costruirlo, rivolgersi a un
passato che ha segnato il tramonto definitivo dell’intreccio
movimentismo/governismo e ha già ampiamente definito l’insufficienza del solo
movimentismo.
Ci sono quattro punti sui quali aprire la riflessione:
1) La
disperazione reale, a livello di grandi masse, per l’inasprimento nelle condizioni
materiali di vita;
2) La
necessità di volgere istanze, pur plausibili, di “disobbedienza civile” in iniziative
capaci di promuovere lotte di lunga
durata e di proposta alternativa compiendo una grande operazione culturale
posta sul terreno del recupero della “riconoscibilità di classe”;
3) Frapporsi,
cercando aggregazione e consenso su opzioni chiare e definite, al rischio
esistente di torbide strumentalizzazioni;
4) Uscire
dal tunnel dell’impotenza politica che sta caratterizzando ormai da diversi
anni la realtà della sinistra italiana.
La costruzione di Ross@ può rappresentare un punto di
partenza positivo se si riesce a progettare una nuova soggettività politica
adeguatamente strutturata, cercando di cogliere alcuni elementi di fondo della
situazione in atto:
a) Stiamo
combattendo una guerra di posizione;
b) Esiste
un rischio reale di scivolamento a destra;
c) Dobbiamo
recuperare il concetto che è la “questione politica” quella che comprende le
altre, inclusa quella economico – sociale. Errori di economicismo, così come
quelli di movimentismo sarebbero imperdonabili a questo punto, perché siamo di
fronte ad una debolezza strutturale del cosiddetto “capitale sociale”. Dobbiamo
recuperare per intero la grande forza della strutturazione politica;
d) Su
questi punti appena sopraesposti dobbiamo basare la nostra proposta di
soggettività politica, ponendola sul terreno dell’agire concreto in forma
completamente alternativa all’agire politico corrente. Alla personalizzazione
va contrapposto il collettivo; al presidenzialismo la centralità del Parlamento;
alla governabilità l’idea della rappresentanza politica; ai partiti elettorali –
personali o fondati sull’individualismo competitivo delle primarie, l’idea di un’organizzazione
radicata sul territorio, espressione dei luoghi di lavoro, provvista di
meccanismi di democrazia interna capaci di promuovere una vera classe dirigente
e non un “uomo solo al comando”.
Tutto questo per punti, nella convinzione che al punto in
cui siamo ci si possa comprendere al meglio soprattutto rispetto all’urgenza e
alla difficoltà della fase.
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