giovedì 12 dicembre 2013

12 dicembre 1969, P.za Fontana. di G. Angelo Billia

12 dicembre 1969, P.za Fontana.
Il giorno dopo, a quest'ora stavo uscendo dalla questura della mia città. Ero stato prelevato alle cinque del mattino sul lavoro da una squadra in divisa e condotto a casa dove un'altra squadra stava rovistando tra le imprecazioni di mia madre, per nulla intimidita.
Quel paese non esiste più, allora si tramava nelle segrete stanze e l'obiettivo delle trame era quello che sta giungendo a compimento oggi, alla luce del sole, ma non solo: piegare le istituzioni fino a far loro perdere qualsiasi riferimento ai valori espressi dalla nostra Costituzione, strutturare le istituzioni per servire al meglio la classe dominante.
L'esercito italiano concepito con compiti esclusivi di difesa, prende ormai parte, a pieno titolo, a guerre d'aggressione in ogni parte del mondo. il Presidente della Repubblica, formalmente garante della Costituzione stessa, si fa promotore del suo stravolgimento, e nel farlo si erge a fiduciario degli interessi politici economici di un'oligarchia economica transnazionale giungendo ad imporre, sotto la copertura delle “esigenze del paese” (leggi esigenze dell’oligarchia), a capo del governo uomini graditi ad essi. Il tutto mentre delega a “saggi” scelti con lo stesso metro, compiti che sono propri esclusivamente del popolo.
Da anni abbiamo le istituzioni occupate da rappresentanti degli interessi dei partiti, ormai pienamente appiattiti su quelli già condivisi dal Capo dello Stato.
L’involuzione del concetto di democrazia ha portato a considerare normale la demonizzazione del sistema proporzionale a favore del bipolarismo, negando, con l’agitazione del feticcio della governabilità, il diritto alla rappresentanza di larga parte dell’elettorato.
I partiti hanno perso ogni parvenza di democrazia interna con l’abbraccio mortale del partito personale. I sindacati sono passati dal “capire” le “esigenze” della produzione di lamiana memoria, alla comprensione delle esigenze del padronato tout court. I diritti dei lavoratori sono divenuti carta straccia in nome delle “esigenze superiori” della competitività, così come il diritto allo studio o quello di avere una vecchiaia serena. Generazioni intere si vedono negato, scientemente, lo stesso diritto all’esistenza.
Questo è il paese che veniva annunciato dalle bombe di piazza Fontana e da quelle successive, questi sono gli uomini di potere che portano a compimento quel progetto.
Certo, il Gen. Pappalardo non è soddisfatto, i gagliardetti e le divise gli piacciono di più, ma anche se non avrà piena soddisfazione personale uno scopo l’avrà ottenuto: compattare una massa di sprovveduti a difesa dell’indifendibile.
Nel libro dei sogni di qualcuno il riscatto passa attraverso la cacciata dei ladri, intenzione lodevole, ma faccio osservare che dal punto di vista generale, se si vuole davvero cacciare i ladri occorre anche creare le condizioni perchè non abbiano più titolo per rubare. Non è solo tagliando le manifestazioni disoneste più evidenti che si scardina un sistema creato apposta per favorire gli interessi di qualcuno, ci vuole la forza, il coraggio, la volontà di affrontare il problema alla radice rivendicando almeno la piena applicazione della Costituzione, cosa che certamente non farebbero personaggi supposti super partes, magari in divisa.
Concludo dicendo che non mi sta bene difendere le istituzioni al fianco di quelli che le hanno distrutte, soprattutto se si considera che nessuna parola di ripensamento giunge a modificare il quadro. No signori, chiamatevi democratici, rifatevi pure a passati gloriosi che non vi appartengono più, non contribuirò con la mia stupidità a ridarvi verginità per distruggere ciò che altri, più degni di noi hanno costruito.

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