12 dicembre 1969, P.za Fontana. di G. Angelo Billia
12 dicembre 1969, P.za Fontana.
Il giorno dopo, a quest'ora stavo uscendo dalla questura della mia
città. Ero stato prelevato alle cinque del mattino sul lavoro da una
squadra in divisa e condotto a casa dove un'altra squadra stava
rovistando tra le imprecazioni di mia madre, per nulla intimidita.
Quel paese non esiste più, allora si tramava nelle segrete stanze e
l'obiettivo delle trame era quello che sta giungendo a compimento oggi,
alla luce del sole, ma non solo: piegare le istituzioni fino a far loro
perdere qualsiasi riferimento ai valori espressi dalla nostra
Costituzione, strutturare le istituzioni per servire al meglio la classe
dominante.
L'esercito italiano concepito con compiti esclusivi di
difesa, prende ormai parte, a pieno titolo, a guerre d'aggressione in
ogni parte del mondo. il Presidente della Repubblica, formalmente
garante della Costituzione stessa, si fa promotore del suo
stravolgimento, e nel farlo si erge a fiduciario degli interessi
politici economici di un'oligarchia economica transnazionale giungendo
ad imporre, sotto la copertura delle “esigenze del paese” (leggi
esigenze dell’oligarchia), a capo del governo uomini graditi ad essi. Il
tutto mentre delega a “saggi” scelti con lo stesso metro, compiti che
sono propri esclusivamente del popolo.
Da anni abbiamo le
istituzioni occupate da rappresentanti degli interessi dei partiti,
ormai pienamente appiattiti su quelli già condivisi dal Capo dello
Stato.
L’involuzione del concetto di democrazia ha portato a
considerare normale la demonizzazione del sistema proporzionale a favore
del bipolarismo, negando, con l’agitazione del feticcio della
governabilità, il diritto alla rappresentanza di larga parte
dell’elettorato.
I partiti hanno perso ogni parvenza di democrazia
interna con l’abbraccio mortale del partito personale. I sindacati sono
passati dal “capire” le “esigenze” della produzione di lamiana memoria,
alla comprensione delle esigenze del padronato tout court. I diritti dei
lavoratori sono divenuti carta straccia in nome delle “esigenze
superiori” della competitività, così come il diritto allo studio o
quello di avere una vecchiaia serena. Generazioni intere si vedono
negato, scientemente, lo stesso diritto all’esistenza.
Questo è il
paese che veniva annunciato dalle bombe di piazza Fontana e da quelle
successive, questi sono gli uomini di potere che portano a compimento
quel progetto.
Certo, il Gen. Pappalardo non è soddisfatto, i
gagliardetti e le divise gli piacciono di più, ma anche se non avrà
piena soddisfazione personale uno scopo l’avrà ottenuto: compattare una
massa di sprovveduti a difesa dell’indifendibile.
Nel libro dei
sogni di qualcuno il riscatto passa attraverso la cacciata dei ladri,
intenzione lodevole, ma faccio osservare che dal punto di vista
generale, se si vuole davvero cacciare i ladri occorre anche creare le
condizioni perchè non abbiano più titolo per rubare. Non è solo
tagliando le manifestazioni disoneste più evidenti che si scardina un
sistema creato apposta per favorire gli interessi di qualcuno, ci vuole
la forza, il coraggio, la volontà di affrontare il problema alla radice
rivendicando almeno la piena applicazione della Costituzione, cosa che
certamente non farebbero personaggi supposti super partes, magari in
divisa.
Concludo dicendo che non mi sta bene difendere le
istituzioni al fianco di quelli che le hanno distrutte, soprattutto se
si considera che nessuna parola di ripensamento giunge a modificare il
quadro. No signori, chiamatevi democratici, rifatevi pure a passati
gloriosi che non vi appartengono più, non contribuirò con la mia
stupidità a ridarvi verginità per distruggere ciò che altri, più degni
di noi hanno costruito.
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