“Soltanto dove il mutamento si verifica nella direzione di un nuovo inizio, dove si costituisce una forma di governo del tutto nuova e si da vita alla formazione di un nuovo ordinamento politico, dove la liberazione dell’oppressione miri almeno all’instaurazione della libertà, possiamo parlare di rivoluzione.
Il movimento dei cosiddetti “Forconi” manifesta oggi a Roma
dopo aver incontrato già sul suo cammino una scissione avvenuta attorno al classico asse
massimalismo/moderatismo (un vero archetipo): tutto in una settimana, grande
battage mediatico, scissione, sostanziale ridimensionamento. Altro che: “La
Rivoluzione che divora i suoi figli”, e intanto la destra, quella estrema, e
quella in doppiopetto di tipo populista preme per impadronirsi al più presto di
una possibile riserva di caccia elettorale.
Non si recita il “de profundis” sia ben chiaro perché la
ragioni del disagio sociale nella situazione italiana di oggi sono enormi e
nessun soggetto politico appare essere in grado di raccoglierle e trasformarle
in istanze concrete e, soprattutto, di darle una veste di rappresentanza
politica adeguata.
In questo vero e proprio "deficit politico" si distingue purtroppo, la sinistra ormai assente nella
capacità di saper porre in primo piano – come necessario – la contraddizione di
classe, resa nel frattempo sempre più aspra dalla ferocia della gestione capitalistica della
crisi.
Può essere comunque il caso di misurarsi con alcuni concetti
teorici che sono comparsi nel dibattito di questi giorni e che, mal adoperati,
possono (ed hanno già) ingenerato equivoci e fraintendimenti.
Prima di tutto è necessario affermare con forza che il
movimento alle cui manovre di piazza abbiamo assistito in questi giorni non ha
alcun obiettivo di carattere rivoluzionario: ha anzi assunto le caratteristiche
precipue di un ribellismo d’antico conio che può essere considerato diverso
anche dalle classiche “jacquerie”.
Ribellismo perché?
Nell’intento proclamato dagli organizzatori, almeno all’inizio
e al di là delle infiltrazioni che pure ci sono state e quanto mai evidenti, la
ribellione era priva di motivazioni ideologiche e non propugnava un
sovvertimento totale dell’ordine costituito.
Anzi: dietro al “Tutti a Casa” che ha rappresentato lo
slogan principale di questo movimento (oltre a temi come quelli fiscali e del
lavoro: assolutamente sacrosanti in questa fase, ma di marca tipicamente “riformista”)
non si nascondeva infatti una proposta di radicale alternativa: anzi, la fase
di transizione dovrebbe essere “coperta” da una sorta di giunta formata dai più
alti gradi delle forze armate e di quelle dell’ordine.
Un vero e proprio sbocco autoritario, da valutare di conseguenza come di
regressione rispetto all’ordinamento democratico costituzionale.
Uno sbocco autoritario da collegare a una richiesta di soddisfacimento
immediato di rivendicazioni di tipo economico : nella sostanza un indirizzo di
tipo neo-corporativo.
L’altro elemento che ci consente di definire questo
movimento come di carattere ribellistico e non rivoluzionario è quello del
riferimento a una limitata area geografica: nel nostro caso lo “Stato – Nazione”
identificato nell’altro slogan “siamo italiani”. L’assenza di una tensione di
tipo internazionalista (non sovranazionale, beninteso) è l’altro elemento che -
appunto – consente una precisa definizione di questo movimento.
La rivoluzione è cosa lontana dal “ribellismo” dei Forconi :
non possono esserci dubbi per dei militanti che guardano proprio all’esigenza
di riattualizzare le concezioni portanti dell’agire rivoluzionario.
In sostanza e per concludere.
Scriveva Hannah Arendt nel 1963: “Soltanto dove il mutamento
si verifica nella direzione di un nuovo inizio, dove si costituisce una forma
di governo del tutto nuova e si da vita alla formazione di un nuovo ordinamento
politico, dove la liberazione dell’oppressione miri almeno all’instaurazione
della libertà, possiamo parlare di rivoluzione.
Una definizione del tutto lontana da ciò che può essere
identificato nel ribellismo: un ribellismo che significa soltanto conservazione
e, di conseguenza, arretramento sociale e politico.
Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie