Il PD appare ormai percepito nei settori più radicali e
avanzati della contestazione sociale presenti nella società italiana come un “Partito
di Regime”?
L’interrogativo è legittimo: dopo gli episodi legati alla
manifestazione NO-TAV, svoltasi a Roma qualche giorno fa, oggi un gruppo di
disoccupati napoletani presenti a Roma per un’iniziativa di protesta ha preso
di mira la sede nazionale del Partito Democratico, al Nazareno.
Del resto anche nei giorni caldi dello sciopero dei
tranvieri di Genova uno spezzone di corteo si era recato presso la sede del PD
per protestare e invitare i dirigenti del partito al confronto.
Si tratta di segnali importanti e significativi non solo al
riguardo della presenza di una pluralità d’insorgenze sociali presenti nel Paese
che l’arretramento nelle condizioni materiali di vita prodotto dalla ferocia
capitalistica nella gestione della crisi sta facendo aumentare di numero ed
anche di estensione nella capacità di mobilitazione.
Il punto che appare ancora più importante riguarda l’oggetto
di queste contestazioni e cioè il Partito Democratico, ormai considerato – in una
misura ancora maggiore del suo alleato di governo, il PDL, tra l’altro
recentemente scissosi – come il partito – architrave di questo governo
considerato, a ragione, autore di provvedimenti mirati a un ulteriore
impoverimento delle grandi masse dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani,
delle donne, degli anziani di questo paese.
Un governo, di cui il PD – appunto – appare essere
sicuramente l’azionista principale – subalterno ai diktat europei e ligio agli
interessi forti del grande padronato, in una situazione dove il territorio
frana ogni qual volta piove, i trasporti pubblici forniscono servizi del tutto
inadeguati alle esigenze della popolazione, è sparito il welfare, la sanità
regionalizzata ha accumulato spaventosi buchi di bilancio tali da paralizzare
praticamente il servizio.
Questa valutazioni si traducono per adesso informe di
rabbia, scontento, protesta: anche perché manca un’alternativa.
Il buco esistente a sinistra, l’assenza di un adeguato
soggetto di opposizione e di alternativa presente a tutti i livelli nelle
istituzioni e nella società, rappresenta un elemento di squilibrio dell’intero
sistema perché questa assenza impedisce, in pratica, l’espressione organizzata
non solo di una protesta immediata ma anche e soprattutto di una prospettiva di
cambiamento vero.
Non ho idea se, nel PD, si sia avviata una riflessione su
questo tema alla vigilia di primarie che pare confermeranno, nei numeri della
partecipazione, sfiducia e disaffezione.
Certo è che il dibattito interno al Partito Democratico appare
del tutto concentrato sulle consuete logiche di potere con una dimensione
personalistica ormai egemone, a tutti i livelli al centro come in periferia,
nella realtà dell’agire politico.
A sinistra non si tratta semplicemente di star fuori da “questo
gioco” ma di rendersi conto della necessità di costruire in tempi rapidi una
soggettività politica completamente antagonista a quello che si sta profilando
davvero come un “regime”.
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