12 Ottobre 2013: Il segretario della FIOM Maurizio Landini e
il candidato del M5S alla Presidenza della Repubblica Stefano Rodotà
organizzano una grande manifestazione a Roma “In difesa della Costituzione”,
messa in pericolo dagli attacchi provenienti dal governo delle “larghe intese”
e dalla proposta di modifica dell’articolo 138, già in discussione in
Parlamento.
Alla manifestazione aderiscono entusiasticamente i consueti
promotori delle “passeggiate romane”, con i primi fila i dirigenti del Partito
della Rifondazione Comunista com’è loro uso e mestiere in tutte queste
occasioni di sfilata al di là di proponenti, merito, ecc.: non importante
nulla, cosa conta è esserci.
L’iniziativa ha successo mediatico (collegamento in diretta
con Rai News 24, lunghi servizi del TG3) e l’entusiasmo cresce, con il
Manifesto che già prefigura “un nuovo spazio politico” e molti commentatori
adombrano un’intesa con SeL per un nuovo “partitone” a sinistra che sorgerebbe
proprio in funzione degli “inviolabili” (tralasciando titolo V e articolo 81)
della Carta Costituzionale e, svolgendo, anche una funzione di riunificazione a
sinistra.
Gli interessati smentiscono, ma tant’è la tentazione di
ricollocarsi è forte e la “panna” monta.
Cambia lo scenario.
14 Dicembre 2013 (due mesi dopo, mica cent’anni) esaurito il
rito delle primarie del PD, Maurizio Landini compie il suo “outing”.
In una davvero importante questa volta, intervista al
quotidiano di regime “La Repubblica” si schiera senza se e senza ma con il
neo-letto segretario del PD, Matteo Renzi.
Il titolo del giornalone fondato da Eugenio Scalfari recita
eloquente: “ Con il sindaco (Renzi nel frattempo ha mantenuto l’incarico di
Sindaco di Firenze, n.d.r.) si può voltare pagina sul lavoro e diritti
battaglia comune, e ancora il catenaccio “Landini e l’asse con il leader, è più
libero dei suoi predecessori.)
Concedetecelo: lo sconcerto non dovrebbe essere poco tra i
sostenitori del 12 Ottobre (ricordando anche la contrapposizione che SeL fece
tra quella manifestazione e quelle della settimana successiva sui diritti al
lavoro e alla casa indette dalla sinistra antagonista e dai sindacati di base).
Tralasciamo, infatti, quella che dovrebbe essere comunque
una considerazione di fondo: come può pensare il segretario della FIOM di
difendere lavoro e diritti passando per le idee neo-thatcheriane del
neo-segretario del PD, che ha tra i suoi consiglieri economici l’iperliberista
Geiguld e in materia di diritto del lavoro nientemeno che il celeberrimo Pietro
Ichino?
Non risposto a questo pressante interrogativo, passiamo al
tema della Costituzione.
Come si può pensare di difendere ciò che resta della Carta
Costituzionale, non solo già mutilata come abbiamo già cercato di riferire ma
resa inoperante nei suoi nodi vitali del disegno di Repubblica Parlamentare
dall’affermazione di una “Costituzione materiale” fondata sul presidenzialismo e
affermata, nei fatti, giorno per giorno, con tenacia e pervicacia degne davvero
di miglior causa dall’operato di Giorgio Napolitano?
Renzi, assertore tardivo della personalizzazione di stampo
berlusconiano, seguace del perdente verbo veltroniano sulla “vocazione
maggioritaria”, distruttore iconoclasta del residuo sistema dei partiti (ben
imitato in questo dal suo principale competitor Enrico Letta) appare
personaggio di venature qualunquistiche nella concezione dell’agire politico
che può essere considerato capace di tutto, salvo che star dentro a ciò che il
dettato costituzionale indica in materia di forma di governo, ruolo del
parlamento, funzione delle forze politiche.
E’ in atto il vero e proprio definitivo stravolgimento delle
regole della democrazia repubblicana e l’obiettivo di fondo sembra proprio
essere quello della cancellazione della rappresentanza politico (anche a
sinistra, in verità, ci si balocca con il dilemma “ricostruire il blocco
sociale” oppure riferirsi alla “rappresentatività politica”, senza accorgersi
che la situazione sta precipitando proprio sul terreno di ciò che rimane della
vita democratica).
Il pericolo, insomma, non arriva soltanto dalla Vandea dei
Forconi, ma ben più subdolo e pericoloso da questo ammucchiarsi indiscriminato
sul “carro del vincitore” in nome di un “nuovismo senza principi” condito di
belle parole, mentre la crisi morde inesorabilmente la vita materiale di
milioni e milioni di persone.
Landini appare essere il capofila di questa ammucchiata: il
12 Ottobre sembra davvero lontano.
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