1.
‘Rompere l’Unione Europea’ è una prospettiva politica entro cui organizzare mobilitazioni, iniziative, lotte contro le misure di austerità e contro le oligarchie al potere che decidono il destinodi 500 milioni di persone. Se si vogliono cambiare le condizioni di vita quotidiane è necessario spezzare il ‘pilota automatico’, come Mario Draghi ha definito l’UE, che impone la rotta delle decisioni pubbliche.
Non si può cambiare la situazione sociale, istituzionale e politica se non si rompono i meccanismi
dell’UE, che ha nel mercato e nell’impresa i suoi assi portanti. Le forze politiche che governano o
aspirano a governare in Italia, così come negli altri Stati membri, devono muoversi entro i rigidi
binari politici tracciati dall’UE.
Siamo di fronte a un governo dell’UE, chiamata il più delle volte governance perché concentrata
sulla gestione dell’economia e della finanza, e funzionante attraverso una rete di organi a differenti
livelli (Consiglio Europeo, Commissione, le varie formazioni dei Consigli dei Ministri come
l’ECOFIN, la BCE, i governi nazionali …).
Rompere l’UE è l’unica via per battere centrodestra e centrosinistra, Partito Socialista Europeo e
Partito Popolare Europeo, che sono gli strumenti politici dell’UE che a sua volta li legittima come
forze di governo a livello nazionale. Infatti centrodestra e centrosinistra, al governo ora insieme ora
alternandosi, portano avanti sempre le politiche antipopolari dell’austerità.
Rompere l’UE è l’unica via per battere i populismi che non osano combattere l’UE, ma si rifugiano
nel ritorno al passato degli Stati nazionali per difendere interessi corporativi e per costruire le finte
unità e identità nazionali con l’intento di mettere insieme interessi contrapposti e inconciliabili:
quelli dei padroni con quelli dei lavoratori e delle lavoratrici, di unire chi è ricco e potente con
chi non ha né ricchezza né potere. Il disegno politico e culturale delle destre è di creare ‘fronti
nazionali’ da saldare attraverso ideologie razziste contro i/le migranti che vengono sfruttati/e da
quegli stessi padroni che proclamano la necessità di chiudersi nella ‘fortezza Europa’.
Contro gli ‘europeisti’, come il presidente Napolitano, il PD, Monti o il Nuovo centrodestra di
Alfano, e contro gli ‘antieuropeisti’ come la Lega Nord, Berlusconi in Italia e le forze fasciste
e razziste europee che sfruttano e manipolano la rabbia dei popoli contro le politiche di austerità
e contro le oligarchie al potere, Ross@ vuole aprire la via a una prospettiva sovranazionale,
internazionalista, solidale tra tutti i popoli europei per rompere l’UE e le sue istituzioni
oligarchiche, battere le sue politiche di austerità che stanno immiserendo la società e arricchendo
padroni e ceti politici, sconfiggere le sue politiche di guerra ai e alle migranti, e ai popoli del Sud
del mondo.
Ross@ chiede che i popoli europei siano chiamati, con referendum, a decidere dei propri destini,
chiede che sui Trattati, che formalmente sono di natura internazionale ma sostanzialmente di diritto
interno, i popoli possano esprimere la propria volontà: solo con un atto di rottura democratica si
potrà dar vita ad una Europa dei popoli e ad un sistema economico sovranazionale socialmente
giusto ed ecologicamente sostenibile, aperto al Sud del mondo.
2
Lotta per la democrazia e lotta contro l’austerità sono i binari della mobilitazione popolare control’UE per dar vita a una società europea basata su un’economia ecologicamente sostenibile e
socialmente giusta, dove le persone native e non native possano liberamente sviluppare i loro
progetti di vita (come dice l’articolo 3 della Costituzione italiana).
Ross@ da tempo ha in atto iniziative per chiedere un voto referendario sui Trattati per aprire la via
alla loro rottura; questa campagna di sensibilizzazione, attraverso una petizione al parlamento, sarà
uno dei modi per costruire una grande manifestazione, a marzo, contro e per la rottura dell’UE.
Manifestazione che vuole porsi in continuità politica con le giornate del 18 e 19 ottobre, che
sono per noi il punto di riferimento per la costruzione di una sinistra anticapitalista di vocazione
e dimensione europea, perché questa è la scala di riferimento della lotta per la trasformazione
socialista nel XXI secolo.
3
Entrato in vigore il 1° dicembre 2009, il Trattato di Lisbona è stato messo in mora, anzi di fatto
sostituito con un sistema di governance messo a punto con una serie di normative, concordate
anche con il Parlamento europeo, la prima delle quali emanata dall’ECOFIN il 7 settembre 2010con l’avvio del Semestre Europeo.
La nuova governance, nata per fronteggiare la crisi economico-finanziaria, si è strutturata ancheattraverso Trattati intergovernativi: il Patto Fiscale e l’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità).
Fino al 2009 si poteva parlare di deficit democratico, ora si deve parlare di oligarchia al centro delpotere dell’UE.
Vi è una patente contraddizione tra il Fiscal Compact e i Trattati dell’UE, a cominciare da quellodi Lisbona. A causa dell’opposizione della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca, il Trattato distabilità fiscale o Fiscal Compact non fa parte dei Trattati dell’UE ma ha assunto la forma giuridicadi un Trattato internazionale tra 25 Stati. Le norme da esso previste non hanno quindi lo statusgiuridico di norme di diritto europeo ma il loro carattere normativo viene acquisito soltanto in base
alla loro incorporazione nel diritto nazionale di ogni Paese sottoscrittore. Questo fatto costituisce
una potenziale contraddizione all’interno dell’edificio istituzionale dell’UE tanto che giuristi ed
economisti hanno sostenuto che il Fiscal Compact sarebbe nullo poiché violerebbe alcuni articolidel Trattato di Lisbona (che la Corte di Giustizia assume come Costituzione europea), che nellagerarchia delle fonti è superiore. 1) Questo è un esempio concreto del carattere autocratico delleistituzioni europee a partire dallo scoppio della crisi dell’euro nella seconda metà del 2010, fino aconfigurare una sorta di golpe bianco contro lo stesso diritto europeo per salvare la moneta unica; 2)
Ciò pone in discussione la legittimità delle politiche di austerità imposte dall’UE 3) Apre possibilispazi di manovra nel caso di decisioni unilaterali di singoli Paesi sull’euro e sulle politiche diausterità.
Lo Stato nazionale non è più la condizione necessaria per la costruzione, l’esistenza e lo sviluppo
del mercato capitalistico. Oltre lo Stato rimane il mercato, e ancora una volta questo non è il
prodotto spontaneo delle forze economiche, ma la consapevole costruzione a cui partecipano
gli Stati, le élites finanziarie e imprenditoriali, la tecnocrazia. La gestione politica dei grandi
spazi economici è affidata a centri decisionali sovranazionali che nascono senza legittimazione
democratica e vivono senza consenso democratico, neppure quello elettorale. L’euro, gestito dallaBCE in forme indipendenti e autonome con la finalità di garantire stabilità monetaria e controllodell’inflazione, è lo strumento essenziale del funzionamento del mercato unico. Esso è il segnodel progetto politico delle classi dirigenti europee, che, nel corso della crisi di questi anni, hannoimpegnato notevoli risorse finanziarie per sostenerlo: imporre i ‘sacrifici’ per riportare deficit edebiti pubblici sotto controllo, e l’erogazione di migliaia di miliardi per salvare le banche sono
stati finalizzati a salvare l’euro, condizione necessaria del funzionamento del mercato capitalisticoeuropeo. Rompere l’UE significa rompere il dominio dell’euro come guida dell’organizzazionedelle scelte economiche, dell’organizzazione delle produzioni di beni e servizi.
•
4
La gestione della crisi da parte dell’oligarchia UE – governi nazionali, BCE, imprese, banche,
tecnocrazia tenuti insieme dal ‘pilota automatico’ dell’UE – sta provocando una disgregazione
sociale, essendo stati inflitti alle classi popolari i costi del ‘riaggiustamento economico’ attraversoi licenziamenti e la disoccupazione, la precarizzazione del lavoro, il consolidamento fiscale percontenere deficit e debito degli Stati con la conseguente contrazione dei servizi pubblici. Senzatener conto di questi fattori, che riguardano la quotidianità di milioni e milioni di persone, non sipuò spiegare lo stato di acquiescenza e di passività in cui i popoli europei vivono questi anni dicrisi, nonostante le lotte e gli scioperi generali in Portogallo, Spagna e Grecia. È calata una cappaper imporre una normalizzazione dei comportamenti sociali.
La CES, organismo sindacale europeo, ha scelto di non sostenere le mobilitazioni nei paesi
colpiti dai provvedimenti di austerità, i famosi PIGS, né ha promosso lotte contro le decisioni
delle politiche di bilancio e contro il Fiscal Compact e l’ESM. La CES ha accettato le decisioni
dell’UE sulle politiche pubbliche di aggiustamento fiscale, di flessibilizzazione del lavoro, di
ulteriori ondate di liberalizzazioni e privatizzazioni. I sindacati della CES sono una componente
di tutto rilievo nella gestione politica della crisi, essendo organizzazioni chiamate a contenere
i conflitti, quando non proprio a sostenere il padronato nelle sue richieste, come l’ultimo Patto
sulla produttività tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL. In Italia, paese devastato dalle misure
dell’austerità, non si sono avuti forti scioperi dei lavoratori e conflitti sociali, oltre che per il sensodiffuso di paura e frustrazione, anche a causa alle scelte di CGIL-CISL-UIL di dialogare congoverni e padronato. La CGIL ha mostrato la ‘faccia feroce’ solo al tempo del governo Berlusconiper sostenere il ritorno al potere del PD. In occasione della legge di stabilità del governo Letta-Alfano CGIL-CISL-UIL hanno proclamato scioperi locali di quattro ore con l’intenzione dicontenere la rabbia dei settori più colpiti, come il pubblico impiego.
5
Le destre e le forze populiste, nella loro propaganda mirano a colpire la Germania come se questafosse la madre di tutti i mali, così in modo strumentale evocano sentimenti antinazisti e paure diegemonismo tedesco. I fatti dicono che altri devono essere i giudizi politici. Certo le classi dirigenti tedesche, economiche e politiche, esercitano un ruolo da protagoniste nelle vicende dell’UE,d’altra parte in alleanza stretta con la Francia è stata questa la storia degli ultimi sessant’anni in
Europa. L’Unione Europea però funziona come cassa di compensazione tra le varie borghesie.
La signora Merkel è alfiere delle politiche di austerità tanto che propone ulteriori modifiche dei
Trattati per spostare sempre più il potere fiscale, soprattutto degli Stati a forte debito pubblico, a Bruxelles, rafforzando le procedure del Semestre europeo con gli accordi contrattuali, da stringeretra Stati indebitati e Commissione per garantire l’attuazione delle politiche di austerità (v. punti 33-40 delle Conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, 24-25 ottobre 2013). Al contempo le classidirigenti tedesche stanno portando avanti un processo di integrazione delle filiere produttive cheva ridisegnando la geografia economico-sociale europea, in cui le imprese più dinamiche, più internazionalizzate, costituiscono ormai un grande ed unico spazio economico-sociale con le areeperiferiche destinate ad alimentare con la subfornitura il sistema tedesco lanciato nella sfida deimercati mondiali. Nel convegno di Bolzano del 22 ottobre, Confindustria e BDI tedesca hannochiesto un ‘industrial compact’ per rendere sempre più strette le interconnessioni tra le aziende,più dinamica la competitività europea, più redditizia la ‘catena del valore industriale’. Questo èun ulteriore segno che le élites economico-politiche si vanno sempre più integrando e decidonopolitiche comuni.
Le politiche di austerità per essere imposte hanno richiesto un accentramento dei poteri a livellodell’UE e lo svuotamento degli stessi parlamenti a livello nazionale. A deciderlo è stata una vera epropria oligarchia.
6
Per finire: forte impegno per la manifestazione di marzo, ‘per rompere l’UE’, è un modo per
ricollegarsi alle giornate del 18 e 19 ottobre e per intervenire con un’iniziativa politica forte
all’avvio della campagna delle elezioni europee.
(a cura di Sergio Cararo, Francesco Piobbichi, Andrea Ricci, Franco Russo)
NOTA
Il Semestre Europeo: il Six Pack e il Two Pack
A
Per controllare ex ante e ex post le politiche di bilancio sono state approntate un gruppo di
normative: il Six Pack e il Two Pack. Con questa serie di misure si sono concentrati i poteri nel
Consiglio europeo, nella BCE e nelle due nuove istanze istituzionali, quelle dell’Euro Summit
e del suo presidente, che attualmente coincide con quello del Consiglio europeo, van Rompuy:
sono questi i ‘giudici di ultima istanza’ che dettano le misure di bilancio e di politica economica,mentre la BCE regna sulla moneta. Se si pensa che le rivoluzioni borghesi miravano a conseguireil controllo della ‘borsa’, cioè del bilancio pubblico – si coniò lo slogan no taxation withoutrepresentation − si può ben capire la portata storica della concentrazione delle politiche della spesae delle entrate nelle mani della tecnocrazia dell’UE.
Queste misure hanno trovato una sistemazione nel ‘Fiscal Compact’, che ha avuto come immediateconseguenze istituzionali la revisione dell’articolo 81 della Costituzione per introdurre il pareggiodi bilancio, la modifica della legge di contabilità per adeguarla agli standard richiesti dell’UE, ela creazione di un Ufficio indipendente dal governo e dal parlamento per valutare le decisioni difinanza pubblica.
Siamo al terzo anno dell’applicazione del Semestre europeo, reso vincolante con il Six Pack, e
quest’anno, con la legge di Stabilità, si stanno applicando altri due regolamenti, quelli del Two
Pack. Questo insieme di regole hanno spostato la sovranità fiscale verso un’oligarchia politico-
tecnocratica sovranazionale: i parlamenti non hanno più il potere ultimo sulle entrate e le spese
pubbliche, le cui decisioni non sono state delegate al parlamento europeo ma ad organismi compostida esponenti dei governi nazionali e della tecnocrazia dell’UE. È così rinato il vecchio principioassolutista, opposto alla democrazia rappresentativa, del taxation without representation, dellatassazione senza rappresentanza .
Con l’odierno ciclo dei bilanci pubblici sono entrati in vigore le regole che consentono
all’oligarchia dell’UE di valutarli non solo ex post, ma di intervenire – secondo quanto prescrivono iregolamenti del Two Pack – ex ante.
Nel 2013 con il Two Pack, si è data attuazione alle norme del Fiscal Compact, che consente alla Commissione di intervenire ex ante sui bilanci sottoponendo a controllo i provvedimenti relativi al deficit e al debito così come quelli di natura macroeconomica (valutati utilizzando 11
indicatori). Seguendo l’iter europeo della legge di Stabilità italiana possiamo renderci conto di
come funzionano i nuovi meccanismi, che hanno ‘rivoluzionato’ i processi decisionali.
Il 15 ottobre il governo italiano ha trasmesso in contemporanea al parlamento e alla Commissione il disegno di legge di Stabilità. La Commissione il 15 novembre ha emesso il suo giudizio negativo su debito, deficit e misure di politica economica. Il governo italiano ha allora predisposto una secondamanovra di accompagnamento della legge di Stabilità consistente in quattro provvedimenti: la spending review, per recuperare 32 miliardi entro il 2016, affidata a Cottarelli (ex Banca d’Italiae FMI); le dismissioni di quote azionarie pubbliche in SNAM, ENI, Terna, Fincantieri, STM, SACE e successivamente Poste e Ferrovie; il rientro dei capitali dall’estero che da decenni senzasuccesso i governi proclamano di voler perseguire; la rivalutazione delle quote della Banca d’Italiain mano alle banche privatizzate. Forte di questo secondo blocco di provvedimenti Saccomanni siè presentato all’Eurogruppo del 22 novembre dove ha ottenuto una benevola attenzione per i nuoviprovvedimenti che incideranno per 32 miliardi sulla spesa pubblica a danno dei cittadini, a causa
degli ulteriori tagli ai servizi pubblici (compresi il trasporto locale e la sanità), e dei dipendenti
pubblici, i cui contratti sono stati ancora una volta bloccati, e che consentiranno di portare avanti le
privatizzazioni.
B Dalla CEE all’Unione Europea
Perché si è passati dal mercato comune, dalla CEE, del Trattato di Roma al mercato unico,
all’Unione Europea e alla moneta unica, l’euro con il Trattato di Maastricht?
Finora mercato capitalistico e Stato nazionale sono stati organismi intrecciati, nati l’uno per
e mediante l’altro; nell’epoca del mercato globale − qui è la novità − si affermano i grandi
spazi economici sovranazionali, gestiti con gli strumenti del diritto – soft e hard law – non più
elaborati e maneggiati dagli Stati nazionali come al tempo del ‘liberale’impero britannico, o del
brutale Reich nazista con il suo Großraum o, più recentemente, dell’egemonismo imperiale degliUSA. Sono organismi sovranazionali a costruirli e a gestirli. L’UE è l’esperienza più avanzatanell’organizzazione di un grande spazio economico e gli Stati europei agiscono in funzione diquesto obiettivo del mercato unico continentale.
C Il programma di governo dell’UE
Il programma di governo degli Stati membri è dettato dall’UE e ha al centro una serie di misure chesi ripetono identiche per tutti i paesi, e che paradigmaticamente furono elencate nella famosa lettera
di Draghi e Trichet nella famosa lettera del 5 agosto 201. Esse furono indicate e sono rimaste ilpunto di riferimento dei governi:
• condizioni di bilancio sostenibili, con misure di consolidamento fiscale;
• una riforma della legislazione del lavoro funzionale alle esigenze di efficienza dell'impresa
anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti
di lavoro a tempo indeterminato, che porterà, dopo la firma dell’Accordo del 28 giugno,
all’articolo 8 del decreto legge 138/2011, alla cancellazione dell’articolo 18 con la ‘legge
Fornero’, a cui seguiranno gli altri Accordi come quello del 31 maggio 2013 e del Patto
sulla produttività;
• le cd riforme di struttura quali l’apertura dei mercati in chiave concorrenziale nei servizi
pubblici in particolari in quelli locali e la liberalizzazione delle professioni, il sostegno
all'imprenditorialità e all'innovazione, la modernizzazione della burocrazia pubblica con la
semplificazione delle procedure, lo snellimento dell'amministrazione della giustizia;
• la riforma dell'architettura costituzionale dello Stato con la riduzione del numero dei
parlamentari e l’abolizione delle province, la maggiore efficienza dei meccanismi
decisionali e il rafforzamento del ruolo dell'esecutivo e della maggioranza, la modifica
degli articoli della Costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica, alla tutela della
concorrenza e al vincolo di pareggio di bilancio;
• l’abbassamento delle tutele pensionistiche;
• la dismissione del patrimonio pubblico e delle SPA controllate dal Tesoro o dalla CDP,
con la razionalizzazione della spesa pubblica e la riduzione del numero dei lavoratori nel
pubblico impiego (con le ripetute misure di spending review);
• l’abbattimento dei livelli della sicurezza sociale e dell’assistenza sanitaria.
‘Rompere l’Unione Europea’ è una prospettiva politica entro cui organizzare mobilitazioni, iniziative, lotte contro le misure di austerità e contro le oligarchie al potere che decidono il destinodi 500 milioni di persone. Se si vogliono cambiare le condizioni di vita quotidiane è necessario spezzare il ‘pilota automatico’, come Mario Draghi ha definito l’UE, che impone la rotta delle decisioni pubbliche.
Non si può cambiare la situazione sociale, istituzionale e politica se non si rompono i meccanismi
dell’UE, che ha nel mercato e nell’impresa i suoi assi portanti. Le forze politiche che governano o
aspirano a governare in Italia, così come negli altri Stati membri, devono muoversi entro i rigidi
binari politici tracciati dall’UE.
Siamo di fronte a un governo dell’UE, chiamata il più delle volte governance perché concentrata
sulla gestione dell’economia e della finanza, e funzionante attraverso una rete di organi a differenti
livelli (Consiglio Europeo, Commissione, le varie formazioni dei Consigli dei Ministri come
l’ECOFIN, la BCE, i governi nazionali …).
Rompere l’UE è l’unica via per battere centrodestra e centrosinistra, Partito Socialista Europeo e
Partito Popolare Europeo, che sono gli strumenti politici dell’UE che a sua volta li legittima come
forze di governo a livello nazionale. Infatti centrodestra e centrosinistra, al governo ora insieme ora
alternandosi, portano avanti sempre le politiche antipopolari dell’austerità.
Rompere l’UE è l’unica via per battere i populismi che non osano combattere l’UE, ma si rifugiano
nel ritorno al passato degli Stati nazionali per difendere interessi corporativi e per costruire le finte
unità e identità nazionali con l’intento di mettere insieme interessi contrapposti e inconciliabili:
quelli dei padroni con quelli dei lavoratori e delle lavoratrici, di unire chi è ricco e potente con
chi non ha né ricchezza né potere. Il disegno politico e culturale delle destre è di creare ‘fronti
nazionali’ da saldare attraverso ideologie razziste contro i/le migranti che vengono sfruttati/e da
quegli stessi padroni che proclamano la necessità di chiudersi nella ‘fortezza Europa’.
Contro gli ‘europeisti’, come il presidente Napolitano, il PD, Monti o il Nuovo centrodestra di
Alfano, e contro gli ‘antieuropeisti’ come la Lega Nord, Berlusconi in Italia e le forze fasciste
e razziste europee che sfruttano e manipolano la rabbia dei popoli contro le politiche di austerità
e contro le oligarchie al potere, Ross@ vuole aprire la via a una prospettiva sovranazionale,
internazionalista, solidale tra tutti i popoli europei per rompere l’UE e le sue istituzioni
oligarchiche, battere le sue politiche di austerità che stanno immiserendo la società e arricchendo
padroni e ceti politici, sconfiggere le sue politiche di guerra ai e alle migranti, e ai popoli del Sud
del mondo.
Ross@ chiede che i popoli europei siano chiamati, con referendum, a decidere dei propri destini,
chiede che sui Trattati, che formalmente sono di natura internazionale ma sostanzialmente di diritto
interno, i popoli possano esprimere la propria volontà: solo con un atto di rottura democratica si
potrà dar vita ad una Europa dei popoli e ad un sistema economico sovranazionale socialmente
giusto ed ecologicamente sostenibile, aperto al Sud del mondo.
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Lotta per la democrazia e lotta contro l’austerità sono i binari della mobilitazione popolare control’UE per dar vita a una società europea basata su un’economia ecologicamente sostenibile e
socialmente giusta, dove le persone native e non native possano liberamente sviluppare i loro
progetti di vita (come dice l’articolo 3 della Costituzione italiana).
Ross@ da tempo ha in atto iniziative per chiedere un voto referendario sui Trattati per aprire la via
alla loro rottura; questa campagna di sensibilizzazione, attraverso una petizione al parlamento, sarà
uno dei modi per costruire una grande manifestazione, a marzo, contro e per la rottura dell’UE.
Manifestazione che vuole porsi in continuità politica con le giornate del 18 e 19 ottobre, che
sono per noi il punto di riferimento per la costruzione di una sinistra anticapitalista di vocazione
e dimensione europea, perché questa è la scala di riferimento della lotta per la trasformazione
socialista nel XXI secolo.
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Entrato in vigore il 1° dicembre 2009, il Trattato di Lisbona è stato messo in mora, anzi di fatto
sostituito con un sistema di governance messo a punto con una serie di normative, concordate
anche con il Parlamento europeo, la prima delle quali emanata dall’ECOFIN il 7 settembre 2010con l’avvio del Semestre Europeo.
La nuova governance, nata per fronteggiare la crisi economico-finanziaria, si è strutturata ancheattraverso Trattati intergovernativi: il Patto Fiscale e l’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità).
Fino al 2009 si poteva parlare di deficit democratico, ora si deve parlare di oligarchia al centro delpotere dell’UE.
Vi è una patente contraddizione tra il Fiscal Compact e i Trattati dell’UE, a cominciare da quellodi Lisbona. A causa dell’opposizione della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca, il Trattato distabilità fiscale o Fiscal Compact non fa parte dei Trattati dell’UE ma ha assunto la forma giuridicadi un Trattato internazionale tra 25 Stati. Le norme da esso previste non hanno quindi lo statusgiuridico di norme di diritto europeo ma il loro carattere normativo viene acquisito soltanto in base
alla loro incorporazione nel diritto nazionale di ogni Paese sottoscrittore. Questo fatto costituisce
una potenziale contraddizione all’interno dell’edificio istituzionale dell’UE tanto che giuristi ed
economisti hanno sostenuto che il Fiscal Compact sarebbe nullo poiché violerebbe alcuni articolidel Trattato di Lisbona (che la Corte di Giustizia assume come Costituzione europea), che nellagerarchia delle fonti è superiore. 1) Questo è un esempio concreto del carattere autocratico delleistituzioni europee a partire dallo scoppio della crisi dell’euro nella seconda metà del 2010, fino aconfigurare una sorta di golpe bianco contro lo stesso diritto europeo per salvare la moneta unica; 2)
Ciò pone in discussione la legittimità delle politiche di austerità imposte dall’UE 3) Apre possibilispazi di manovra nel caso di decisioni unilaterali di singoli Paesi sull’euro e sulle politiche diausterità.
Lo Stato nazionale non è più la condizione necessaria per la costruzione, l’esistenza e lo sviluppo
del mercato capitalistico. Oltre lo Stato rimane il mercato, e ancora una volta questo non è il
prodotto spontaneo delle forze economiche, ma la consapevole costruzione a cui partecipano
gli Stati, le élites finanziarie e imprenditoriali, la tecnocrazia. La gestione politica dei grandi
spazi economici è affidata a centri decisionali sovranazionali che nascono senza legittimazione
democratica e vivono senza consenso democratico, neppure quello elettorale. L’euro, gestito dallaBCE in forme indipendenti e autonome con la finalità di garantire stabilità monetaria e controllodell’inflazione, è lo strumento essenziale del funzionamento del mercato unico. Esso è il segnodel progetto politico delle classi dirigenti europee, che, nel corso della crisi di questi anni, hannoimpegnato notevoli risorse finanziarie per sostenerlo: imporre i ‘sacrifici’ per riportare deficit edebiti pubblici sotto controllo, e l’erogazione di migliaia di miliardi per salvare le banche sono
stati finalizzati a salvare l’euro, condizione necessaria del funzionamento del mercato capitalisticoeuropeo. Rompere l’UE significa rompere il dominio dell’euro come guida dell’organizzazionedelle scelte economiche, dell’organizzazione delle produzioni di beni e servizi.
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La gestione della crisi da parte dell’oligarchia UE – governi nazionali, BCE, imprese, banche,
tecnocrazia tenuti insieme dal ‘pilota automatico’ dell’UE – sta provocando una disgregazione
sociale, essendo stati inflitti alle classi popolari i costi del ‘riaggiustamento economico’ attraversoi licenziamenti e la disoccupazione, la precarizzazione del lavoro, il consolidamento fiscale percontenere deficit e debito degli Stati con la conseguente contrazione dei servizi pubblici. Senzatener conto di questi fattori, che riguardano la quotidianità di milioni e milioni di persone, non sipuò spiegare lo stato di acquiescenza e di passività in cui i popoli europei vivono questi anni dicrisi, nonostante le lotte e gli scioperi generali in Portogallo, Spagna e Grecia. È calata una cappaper imporre una normalizzazione dei comportamenti sociali.
La CES, organismo sindacale europeo, ha scelto di non sostenere le mobilitazioni nei paesi
colpiti dai provvedimenti di austerità, i famosi PIGS, né ha promosso lotte contro le decisioni
delle politiche di bilancio e contro il Fiscal Compact e l’ESM. La CES ha accettato le decisioni
dell’UE sulle politiche pubbliche di aggiustamento fiscale, di flessibilizzazione del lavoro, di
ulteriori ondate di liberalizzazioni e privatizzazioni. I sindacati della CES sono una componente
di tutto rilievo nella gestione politica della crisi, essendo organizzazioni chiamate a contenere
i conflitti, quando non proprio a sostenere il padronato nelle sue richieste, come l’ultimo Patto
sulla produttività tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL. In Italia, paese devastato dalle misure
dell’austerità, non si sono avuti forti scioperi dei lavoratori e conflitti sociali, oltre che per il sensodiffuso di paura e frustrazione, anche a causa alle scelte di CGIL-CISL-UIL di dialogare congoverni e padronato. La CGIL ha mostrato la ‘faccia feroce’ solo al tempo del governo Berlusconiper sostenere il ritorno al potere del PD. In occasione della legge di stabilità del governo Letta-Alfano CGIL-CISL-UIL hanno proclamato scioperi locali di quattro ore con l’intenzione dicontenere la rabbia dei settori più colpiti, come il pubblico impiego.
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Le destre e le forze populiste, nella loro propaganda mirano a colpire la Germania come se questafosse la madre di tutti i mali, così in modo strumentale evocano sentimenti antinazisti e paure diegemonismo tedesco. I fatti dicono che altri devono essere i giudizi politici. Certo le classi dirigenti tedesche, economiche e politiche, esercitano un ruolo da protagoniste nelle vicende dell’UE,d’altra parte in alleanza stretta con la Francia è stata questa la storia degli ultimi sessant’anni in
Europa. L’Unione Europea però funziona come cassa di compensazione tra le varie borghesie.
La signora Merkel è alfiere delle politiche di austerità tanto che propone ulteriori modifiche dei
Trattati per spostare sempre più il potere fiscale, soprattutto degli Stati a forte debito pubblico, a Bruxelles, rafforzando le procedure del Semestre europeo con gli accordi contrattuali, da stringeretra Stati indebitati e Commissione per garantire l’attuazione delle politiche di austerità (v. punti 33-40 delle Conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, 24-25 ottobre 2013). Al contempo le classidirigenti tedesche stanno portando avanti un processo di integrazione delle filiere produttive cheva ridisegnando la geografia economico-sociale europea, in cui le imprese più dinamiche, più internazionalizzate, costituiscono ormai un grande ed unico spazio economico-sociale con le areeperiferiche destinate ad alimentare con la subfornitura il sistema tedesco lanciato nella sfida deimercati mondiali. Nel convegno di Bolzano del 22 ottobre, Confindustria e BDI tedesca hannochiesto un ‘industrial compact’ per rendere sempre più strette le interconnessioni tra le aziende,più dinamica la competitività europea, più redditizia la ‘catena del valore industriale’. Questo èun ulteriore segno che le élites economico-politiche si vanno sempre più integrando e decidonopolitiche comuni.
Le politiche di austerità per essere imposte hanno richiesto un accentramento dei poteri a livellodell’UE e lo svuotamento degli stessi parlamenti a livello nazionale. A deciderlo è stata una vera epropria oligarchia.
6
Per finire: forte impegno per la manifestazione di marzo, ‘per rompere l’UE’, è un modo per
ricollegarsi alle giornate del 18 e 19 ottobre e per intervenire con un’iniziativa politica forte
all’avvio della campagna delle elezioni europee.
(a cura di Sergio Cararo, Francesco Piobbichi, Andrea Ricci, Franco Russo)
NOTA
Il Semestre Europeo: il Six Pack e il Two Pack
A
Per controllare ex ante e ex post le politiche di bilancio sono state approntate un gruppo di
normative: il Six Pack e il Two Pack. Con questa serie di misure si sono concentrati i poteri nel
Consiglio europeo, nella BCE e nelle due nuove istanze istituzionali, quelle dell’Euro Summit
e del suo presidente, che attualmente coincide con quello del Consiglio europeo, van Rompuy:
sono questi i ‘giudici di ultima istanza’ che dettano le misure di bilancio e di politica economica,mentre la BCE regna sulla moneta. Se si pensa che le rivoluzioni borghesi miravano a conseguireil controllo della ‘borsa’, cioè del bilancio pubblico – si coniò lo slogan no taxation withoutrepresentation − si può ben capire la portata storica della concentrazione delle politiche della spesae delle entrate nelle mani della tecnocrazia dell’UE.
Queste misure hanno trovato una sistemazione nel ‘Fiscal Compact’, che ha avuto come immediateconseguenze istituzionali la revisione dell’articolo 81 della Costituzione per introdurre il pareggiodi bilancio, la modifica della legge di contabilità per adeguarla agli standard richiesti dell’UE, ela creazione di un Ufficio indipendente dal governo e dal parlamento per valutare le decisioni difinanza pubblica.
Siamo al terzo anno dell’applicazione del Semestre europeo, reso vincolante con il Six Pack, e
quest’anno, con la legge di Stabilità, si stanno applicando altri due regolamenti, quelli del Two
Pack. Questo insieme di regole hanno spostato la sovranità fiscale verso un’oligarchia politico-
tecnocratica sovranazionale: i parlamenti non hanno più il potere ultimo sulle entrate e le spese
pubbliche, le cui decisioni non sono state delegate al parlamento europeo ma ad organismi compostida esponenti dei governi nazionali e della tecnocrazia dell’UE. È così rinato il vecchio principioassolutista, opposto alla democrazia rappresentativa, del taxation without representation, dellatassazione senza rappresentanza .
Con l’odierno ciclo dei bilanci pubblici sono entrati in vigore le regole che consentono
all’oligarchia dell’UE di valutarli non solo ex post, ma di intervenire – secondo quanto prescrivono iregolamenti del Two Pack – ex ante.
Nel 2013 con il Two Pack, si è data attuazione alle norme del Fiscal Compact, che consente alla Commissione di intervenire ex ante sui bilanci sottoponendo a controllo i provvedimenti relativi al deficit e al debito così come quelli di natura macroeconomica (valutati utilizzando 11
indicatori). Seguendo l’iter europeo della legge di Stabilità italiana possiamo renderci conto di
come funzionano i nuovi meccanismi, che hanno ‘rivoluzionato’ i processi decisionali.
Il 15 ottobre il governo italiano ha trasmesso in contemporanea al parlamento e alla Commissione il disegno di legge di Stabilità. La Commissione il 15 novembre ha emesso il suo giudizio negativo su debito, deficit e misure di politica economica. Il governo italiano ha allora predisposto una secondamanovra di accompagnamento della legge di Stabilità consistente in quattro provvedimenti: la spending review, per recuperare 32 miliardi entro il 2016, affidata a Cottarelli (ex Banca d’Italiae FMI); le dismissioni di quote azionarie pubbliche in SNAM, ENI, Terna, Fincantieri, STM, SACE e successivamente Poste e Ferrovie; il rientro dei capitali dall’estero che da decenni senzasuccesso i governi proclamano di voler perseguire; la rivalutazione delle quote della Banca d’Italiain mano alle banche privatizzate. Forte di questo secondo blocco di provvedimenti Saccomanni siè presentato all’Eurogruppo del 22 novembre dove ha ottenuto una benevola attenzione per i nuoviprovvedimenti che incideranno per 32 miliardi sulla spesa pubblica a danno dei cittadini, a causa
degli ulteriori tagli ai servizi pubblici (compresi il trasporto locale e la sanità), e dei dipendenti
pubblici, i cui contratti sono stati ancora una volta bloccati, e che consentiranno di portare avanti le
privatizzazioni.
B Dalla CEE all’Unione Europea
Perché si è passati dal mercato comune, dalla CEE, del Trattato di Roma al mercato unico,
all’Unione Europea e alla moneta unica, l’euro con il Trattato di Maastricht?
Finora mercato capitalistico e Stato nazionale sono stati organismi intrecciati, nati l’uno per
e mediante l’altro; nell’epoca del mercato globale − qui è la novità − si affermano i grandi
spazi economici sovranazionali, gestiti con gli strumenti del diritto – soft e hard law – non più
elaborati e maneggiati dagli Stati nazionali come al tempo del ‘liberale’impero britannico, o del
brutale Reich nazista con il suo Großraum o, più recentemente, dell’egemonismo imperiale degliUSA. Sono organismi sovranazionali a costruirli e a gestirli. L’UE è l’esperienza più avanzatanell’organizzazione di un grande spazio economico e gli Stati europei agiscono in funzione diquesto obiettivo del mercato unico continentale.
C Il programma di governo dell’UE
Il programma di governo degli Stati membri è dettato dall’UE e ha al centro una serie di misure chesi ripetono identiche per tutti i paesi, e che paradigmaticamente furono elencate nella famosa lettera
di Draghi e Trichet nella famosa lettera del 5 agosto 201. Esse furono indicate e sono rimaste ilpunto di riferimento dei governi:
• condizioni di bilancio sostenibili, con misure di consolidamento fiscale;
• una riforma della legislazione del lavoro funzionale alle esigenze di efficienza dell'impresa
anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti
di lavoro a tempo indeterminato, che porterà, dopo la firma dell’Accordo del 28 giugno,
all’articolo 8 del decreto legge 138/2011, alla cancellazione dell’articolo 18 con la ‘legge
Fornero’, a cui seguiranno gli altri Accordi come quello del 31 maggio 2013 e del Patto
sulla produttività;
• le cd riforme di struttura quali l’apertura dei mercati in chiave concorrenziale nei servizi
pubblici in particolari in quelli locali e la liberalizzazione delle professioni, il sostegno
all'imprenditorialità e all'innovazione, la modernizzazione della burocrazia pubblica con la
semplificazione delle procedure, lo snellimento dell'amministrazione della giustizia;
• la riforma dell'architettura costituzionale dello Stato con la riduzione del numero dei
parlamentari e l’abolizione delle province, la maggiore efficienza dei meccanismi
decisionali e il rafforzamento del ruolo dell'esecutivo e della maggioranza, la modifica
degli articoli della Costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica, alla tutela della
concorrenza e al vincolo di pareggio di bilancio;
• l’abbassamento delle tutele pensionistiche;
• la dismissione del patrimonio pubblico e delle SPA controllate dal Tesoro o dalla CDP,
con la razionalizzazione della spesa pubblica e la riduzione del numero dei lavoratori nel
pubblico impiego (con le ripetute misure di spending review);
• l’abbattimento dei livelli della sicurezza sociale e dell’assistenza sanitaria.
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