giovedì 5 dicembre 2013

SULLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE di Giovanni Lamagna



La Suprema Corte ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale attualmente in vigore, passata alla storia col nome famigerato di “porcellum”.
I motivi sono fondamentalmente due: 1) essa attribuiva alla lista o alla coalizione vincente un esorbitante premio di maggioranza; 2) non consentiva ai cittadini di scegliere tra i diversi candidati di una medesima lista attribuendo delle preferenze.
Riflessioni e domande:
1)    Se la legge elettorale che ha regolato l’elezione dell’attuale Parlamento è incostituzionale, ne discende che l’attuale Parlamento è illegittimo.
2)    In base a quale legittimità allora l’attuale Parlamento potrà/potrebbe deliberare una nuova legge elettorale?
3)    Non sarebbe più logico e costituzionalmente corretto che l’attuale Parlamento ipso facto decadesse e si andasse a nuove elezioni per eleggerne uno nuovo, frutto di una nuova legge elettorale costituzionalmente corretta?
4)    Quale legge elettorale? Semplice: quella risultante dal “porcellum” depurata delle norme giudicate incostituzionali dalla Corte suprema; quindi una legge elettorale col sistema proporzionale e con liste non più bloccate ma che consentano l’attribuzione da parte degli elettori di preferenze tra i candidati in lista.
5)    Ogni altra ipotesi (ritorno al “mattarellum”, doppio turno …, che anch’esse prevedono premi di maggioranza significativi alla lista o coalizione vincenti, anche se in forme diverse e un po’ più mascherate rispetto al “porcellum”) che fosse frutto di una delibera dell’attuale (illegittimo) Parlamento, sarebbe automaticamente illegittima; in ogni caso sarebbe una presuntuosa, evidente e perciò inaccettabile forzatura.
6)    Per cui andrebbe diffidato (da chi ne ha potere o volontà politica) l’attuale Parlamento dal prenderla anche solo in considerazione, previa minaccia di ulteriore ricorso alla Corte Costituzionale.



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