giovedì 14 febbraio 2013

DUE DOMANDE AI DIRIGENTI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA di Franco Astengo

La campagna elettorale sta entrando nella sua fase conclusiva, ed è già possibile tirar due giù alcune linee di bilancio, sicuramente del tutto provvisorie, anche perchè vincolate dall'incertezza dell'esito finale, ma sulla base delle quali formulare comunque alcune ipotesi per il futuro.

Eravamo partiti, dal nostro punto di vista, da alcune indicazioni di massima contenute nell'appello "perchè la sinistra d'alternativa ritorni nel parlamento italiano" valutando tre elementi sulla base dei quali questo ritorno avrebbe potuto essere possibile su basi politiche sufficientemente adeguate: "alternativa", "autonomia" e "opposizione".
Abbiamo dovuto però constatare che i principali soggetti cui c'eravamo rivolti hanno preferito confluire in una indistinta coalizione "arancione" la cui cifra complessiva appare essere quella limitatamente "legalitaria" agitata per di più in nome dell'ennesima personalizzazione della politica.
Non sono state tenute in considerazione quelle espressioni della "contraddizione di classe" verso la quale spinge oggettivamente la gestione capitalistica della crisi a livello nazionale ed internazionale, e quelle espressioni di un "agire politico" di tipo collettivo capaci di contraddire fino in fondo il personalismo dominante.
Nell'idea di considerarli ancora rappresentanti di una forza organicamente schierata a sinistra rivolgiamo dunque ai dirigenti di Rifondazione Comunista due domande:
1- qualora la lista di Rivoluzione Civile dovesse conseguire il quorum e si ponesse il tema del governo con il PD, al riguardo del quale Ingroia, con incredibile espressione di subalternità si è già dichiarato disponibile a farne parte, quale sarebbe l'atteggiamento degli eventuali eletti di Rifondazione Comunista?
2- Si pensa di tirar avanti a questo modo annegandosi nell'indistinto profluvio di alleanze anomale, buone soltanto per tirar a riva qualche prebenda parlamentare (poi sorgeranno, a breve, i problemi spinosissimi delle giunte locali di cui Rifondazione Comunista fa parte) oppure ci si renderà conto coraggiosamente dell'assenza di una soggettività politica rappresentativa della sinistra comunista d'alternativa, e ci si metterà a disposizione per favorire l'elaborazione di un progetto tendente a colmare questo enorme vuoto?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Domande che non avrei voluto veder poste, ma che purtroppo, data la situazione oggettiva, considero assolutamente pertinenti.
Aggiungo che, a mio modo di vedere, l'affermazione elettorale della lista Ingroia avrebbe il pregio di contribuire ad accelerare il chiarimento auspiacato da Franco. Sono convinto che nella sinistra non omologata fra i sostenitori del "mercato" , per renderla autenticamente d'alternativa, non si possa prescindere da un chiarimento che separi gli opportunismi di varia natura da chi, in buona fede è convinto di operare in modo antagonista agli interessi del capitale. Il mio sostegno ad Ingroia, verso il quale ho tutte le riserve poste da Franco con l'aggiunta di altre, consiste nel non lasciare soli quelli che hanno aderito in buona fede. I fatti, a breve, s'incaricheranno di mettere a nudo una verità che oggi sembra patrimonio di sterile estremismo.
G. Angelo Billia

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