venerdì 8 febbraio 2013

ELEZIONI: ALLA FINE QUELLI CHE RISCHIERANNO DI PIU' SARANNO I SONDAGGISTI di Franco Astengo

Immagine dal sito: www.giornalettismo.com


In questo senso gli istituto di sondaggi hanno formato una sorta di “cartello” recitando tutti (decimale più, decimale meno) lo stesso copione: stabilita la lepre, cioè il PD, il tema è stato quello di evocare “il sorpasso” e in quell’ottica i sondaggisti si sono mossi.


Almeno per il grande pubblico il Festival dei sondaggi è chiuso: oggi 8 Febbraio scadeva, infatti, la data nella quale poteva essere possibile pubblicare le intenzioni di voto, da parte dei diversi soggetti che si dedicano a questo tipo d’indagine.

E’ stata una stagione lunga, questa dei sondaggi, avviata dalla pluriprimarie del PD (partita, rivincita, bella: tre scadenze elettorali nel giro di un mese, l’ultima addirittura tra Natale e Capodanno) e poi proseguita in un vero e proprio “crescendo” nella fase di avvicinamento alle elezioni politiche.

I sondaggi hanno sempre determinato, negli ultimi tempi con la crescita del cosiddetto voto d’opinione, l’andamento delle campagne elettorali, l’atteggiamento dei candidati e delle liste: in quest’occasione, però, abbiamo assistito a qualcosa che mi permetto di giudicare come parzialmente inedito.

In questo senso gli istituto di sondaggi hanno formato una sorta di “cartello” recitando tutti (decimale più, decimale meno) lo stesso copione: stabilita la lepre, cioè il PD, il tema è stato quello di evocare “il sorpasso” e in quell’ottica i sondaggisti si sono mossi.

Si sono mossi favoriti dal sistema elettorale che rende necessaria, ai partiti, non soltanto la primazia (indipendentemente dalla percentuale complessiva raccolta) alla Camera, ma anche il pieno dei premi regionali al Senato: su questo punto, frutto dell’assoluta cervelloticità della più bieca legge elettorale della storia dalle caverne dei Balzi Rossi in poi (legge elettorale, che tutti gli attori già presenti sulla scena hanno difeso con le unghie e con i detti), è stato un intrecciarsi di auspici, fino a farne l’unico elemento d’interesse in una campagna pressoché priva di contenuti.

Al punto che oggi compare un manifesto: se vuoi il rimborso dell’IMU 2012 vota Silvio Berlusconi. Manca soltanto l’indicazione di recarsi il 27 Febbraio alla posta con la ricevuta in mano per ricevere immediatamente il rimborso. Questo è il livello del contendere e non che dalle altre parti si sia fatto molto di meglio (compresa l’idea del solo grado di giudizio..).

Torno, però, al punto: impostata in questo modo la campagna elettorale dei sondaggisti sono state trascurate, dal punto di vista dell’analisi politica alcune questioni di un certo rilievo:

1)      La difficoltà di tenuta dell’intero sistema di fronte ad una formula elettorale nata per favorire bipolarismo/bipartitismo e che, oggi, dovrebbe funzionare di fronte ad una ripresa piuttosto evidente del multipartitismo (in realtà vi accenna oggi  Ilvo Diamanti, senza però trarne conseguenze nette). Conseguenze che, a mio giudizio, potrebbero invece – come sarebbe giusto – a un ritorno in tempi brevi alle urne, modificato il sistema. Emerge, invece, una brama di potere (mascherato da responsabilità nazionale) che porterà, probabilmente, a un qualche pateracchio dannoso per i ceti già colpiti per primi dalla crisi, esaltando ancor di più quella che è stata definita l’antipolitica;

2)      Riprendo il termine di “antipolitica” perché, in realtà, nel corso del dipanarsi della matassa dei sondaggi invece che lo spazio per la rimonta del PDL è emersa una crescita rivolta proprio in quella direzione, su tre lati: l’astensione dovrebbe sicuramente aumentare rispetto al 2008, le ultime cifre riguardanti le medie ponderate emerse dai sondaggi realizzati dai più autorevoli operatori del settore, collocano – alla fine- il “non voto” complessivo attorno ai 16 milioni di unità. L’altro beneficiario di questo tipo di situazione sarà sicuramente rappresentato dal Movimento 5 Stelle, in questo momento saldamente al terzo posto in graduatoria con il 15,3% e 5.000.000 di voto circa, unico soggetto in crescita ormai costante da diverse settimane. Il terzo esponente della “antipolitica” in crescita, il prof. Monti, tocca il 10.4% con 3.300.000 voti, distanziando nettamente i suoi ben più esperti (a parole) compagni di cordata. Con il prof. Monti però tocchiamo un altro versante dell’antipolitica, quella riguardante lo spregio delle norme del diritto elettorale e parlamentare. Quello spregio che fa dire al Presidente della BCE, Draghi, che la vicenda del Monte dei Paschi di Siena è dovuta al “chiacchiericcio” della campagna elettorale, quello spregio che ha consentito al Presidente Napolitano di nominare lo stesso Monti senatore a vita prima di incaricarlo alla guida del governo, quello spregio che dimostrano i Marchionne e gli altri padroni delle ferriere nel colpire direttamente ciò che rimane dei diritti dei lavoratori, quello spregio che dimostra la dimensione dell’intreccio tra questione politica e questione morale, mai così evidente neppure ai  tempi di Tangentopoli.

Insomma, i sondaggisti rischiano per aver scritto un copione a uso degli attori già in campo che ne avevano bisogno per riempire le loro serate televisive, ma che potrebbero trovarsi di fronte a rilevanti sorprese, considerato che il solo trend che appare costante è quello di un’astensione superiore a quella del 2008 e la crescita del Movimento 5 Stelle.

Il resto, in particolare la rimonta del PDL ci appare abbastanza illusorio.

Completo allora il quadro della dimostrazione delle medie ponderate degli ultimi sondaggi pubblici, al riguardo della Camera dei Deputati.

Ho già scritto dell’astensione, sul versante del centro-sinistra la coalizione è attestata attorno al 35,6%, con il PD attorno al 31% (poco più di 10.000.000 di voti) SeL in netto calo al 3,6% (1.200.000 voti) e gli altri all’1% (330.000) voti. Nel complesso il centrosinistra perderebbe, rispetto al 2008 (alleanza PD-IdV) oltre 2.000.000 di voti.

Al centro la lista Monti tocca il 10,4% (3.300.000), l’UDC (fagocitata come sta accadendo con Sel al riguardo del PD) al 3,2% che sarebbero poco più di 1.000.000 di voti e il FLI allo 0,8% (260.000 voti).

Sul versante del centrodestra il PD può essere valutato al 21,2% (8.000.000 di voti) con la Lega Nord al 5,2% (1.600.000 voti) e gli altri di centrodestra al 2,5% (825.000 voti). In totale il centrodestra sommerebbe il 28,9%, meno di 10.500.000 voti. Quasi 1.500.000 voti di distacco dal centrosinistra, da recuperare – nell’eventualità – nel giro di 15 giorni. Certo che, a sfavore del PD continua a giocare sempre la scelta sbagliata del partner: come già accadde nel 2008 quando la Lega prese più voti dell’IDV anche questa volta è possibile che Sel non raggiunga la quota elettorale dei nuovi “barbari sognanti”.

Ho già scritto dei 5.000.000 di voti potenziali per il Movimento 5 Stelle (140 deputati?), rimane Rivoluzione Civile, in queste ore bersaglio dello slogan del  cosiddetto “voto utile” e dato in calo fino alla soglia di rischio del 4,1% (1.300.000 voti, quasi 3.000.000 di meno rispetto alla somma Arcobaleno-IDV del 2008).

Restano fuori dalla possibilità del quorum altre liste (Fermare il declino, Radicali, PCL) per un totale dell’1,5% (750.000 voti).

Qui faccio punto e a capo, se gli aruspici avranno visto bene nelle interiora delle bestie sacrificate, lo sapremo nel pomeriggio del 25 Febbraio.

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