![]() |
| Immagine dal sito: www.giornalettismo.com |
In questo senso gli istituto di sondaggi hanno formato una
sorta di “cartello” recitando tutti (decimale più, decimale meno) lo stesso
copione: stabilita la lepre, cioè il PD, il tema è stato quello di evocare “il
sorpasso” e in quell’ottica i sondaggisti si sono mossi.
Almeno per il grande pubblico il Festival dei sondaggi è
chiuso: oggi 8 Febbraio scadeva, infatti, la data nella quale poteva essere
possibile pubblicare le intenzioni di voto, da parte dei diversi soggetti che
si dedicano a questo tipo d’indagine.
E’ stata una stagione lunga, questa dei sondaggi, avviata
dalla pluriprimarie del PD (partita, rivincita, bella: tre scadenze elettorali
nel giro di un mese, l’ultima addirittura tra Natale e Capodanno) e poi
proseguita in un vero e proprio “crescendo” nella fase di avvicinamento alle
elezioni politiche.
I sondaggi hanno sempre determinato, negli ultimi tempi con
la crescita del cosiddetto voto d’opinione, l’andamento delle campagne elettorali,
l’atteggiamento dei candidati e delle liste: in quest’occasione, però, abbiamo
assistito a qualcosa che mi permetto di giudicare come parzialmente inedito.
In questo senso gli istituto di sondaggi hanno formato una
sorta di “cartello” recitando tutti (decimale più, decimale meno) lo stesso
copione: stabilita la lepre, cioè il PD, il tema è stato quello di evocare “il
sorpasso” e in quell’ottica i sondaggisti si sono mossi.
Si sono mossi favoriti dal sistema elettorale che rende
necessaria, ai partiti, non soltanto la primazia (indipendentemente dalla
percentuale complessiva raccolta) alla Camera, ma anche il pieno dei premi
regionali al Senato: su questo punto, frutto dell’assoluta cervelloticità della
più bieca legge elettorale della storia dalle caverne dei Balzi Rossi in poi
(legge elettorale, che tutti gli attori già presenti sulla scena hanno difeso
con le unghie e con i detti), è stato un intrecciarsi di auspici, fino a farne
l’unico elemento d’interesse in una campagna pressoché priva di contenuti.
Al punto che oggi compare un manifesto: se vuoi il rimborso
dell’IMU 2012 vota Silvio Berlusconi. Manca soltanto l’indicazione di recarsi
il 27 Febbraio alla posta con la ricevuta in mano per ricevere immediatamente
il rimborso. Questo è il livello del contendere e non che dalle altre parti si
sia fatto molto di meglio (compresa l’idea del solo grado di giudizio..).
Torno, però, al punto: impostata in questo modo la campagna
elettorale dei sondaggisti sono state trascurate, dal punto di vista
dell’analisi politica alcune questioni di un certo rilievo:
1) La
difficoltà di tenuta dell’intero sistema di fronte ad una formula elettorale
nata per favorire bipolarismo/bipartitismo e che, oggi, dovrebbe funzionare di
fronte ad una ripresa piuttosto evidente del multipartitismo (in realtà vi
accenna oggi Ilvo Diamanti, senza però
trarne conseguenze nette). Conseguenze che, a mio giudizio, potrebbero invece –
come sarebbe giusto – a un ritorno in tempi brevi alle urne, modificato il sistema.
Emerge, invece, una brama di potere (mascherato da responsabilità nazionale)
che porterà, probabilmente, a un qualche pateracchio dannoso per i ceti già
colpiti per primi dalla crisi, esaltando ancor di più quella che è stata
definita l’antipolitica;
2) Riprendo
il termine di “antipolitica” perché, in realtà, nel corso del dipanarsi della
matassa dei sondaggi invece che lo spazio per la rimonta del PDL è emersa una
crescita rivolta proprio in quella direzione, su tre lati: l’astensione
dovrebbe sicuramente aumentare rispetto al 2008, le ultime cifre riguardanti le
medie ponderate emerse dai sondaggi realizzati dai più autorevoli operatori del
settore, collocano – alla fine- il “non voto” complessivo attorno ai 16 milioni
di unità. L’altro beneficiario di questo tipo di situazione sarà sicuramente
rappresentato dal Movimento 5 Stelle, in questo momento saldamente al terzo
posto in graduatoria con il 15,3% e 5.000.000 di voto circa, unico soggetto in
crescita ormai costante da diverse settimane. Il terzo esponente della
“antipolitica” in crescita, il prof. Monti, tocca il 10.4% con 3.300.000 voti,
distanziando nettamente i suoi ben più esperti (a parole) compagni di cordata.
Con il prof. Monti però tocchiamo un altro versante dell’antipolitica, quella
riguardante lo spregio delle norme del diritto elettorale e parlamentare.
Quello spregio che fa dire al Presidente della BCE, Draghi, che la vicenda del
Monte dei Paschi di Siena è dovuta al “chiacchiericcio” della campagna
elettorale, quello spregio che ha consentito al Presidente Napolitano di
nominare lo stesso Monti senatore a vita prima di incaricarlo alla guida del
governo, quello spregio che dimostrano i Marchionne e gli altri padroni delle
ferriere nel colpire direttamente ciò che rimane dei diritti dei lavoratori,
quello spregio che dimostra la dimensione dell’intreccio tra questione politica
e questione morale, mai così evidente neppure ai tempi di Tangentopoli.
Insomma, i sondaggisti rischiano per aver scritto un copione
a uso degli attori già in campo che ne avevano bisogno per riempire le loro
serate televisive, ma che potrebbero trovarsi di fronte a rilevanti sorprese,
considerato che il solo trend che appare costante è quello di un’astensione
superiore a quella del 2008 e la crescita del Movimento 5 Stelle.
Il resto, in particolare la rimonta del PDL ci appare
abbastanza illusorio.
Completo allora il quadro della dimostrazione delle medie
ponderate degli ultimi sondaggi pubblici, al riguardo della Camera dei
Deputati.
Ho già scritto dell’astensione, sul versante del
centro-sinistra la coalizione è attestata attorno al 35,6%, con il PD attorno
al 31% (poco più di 10.000.000 di voti) SeL in netto calo al 3,6% (1.200.000
voti) e gli altri all’1% (330.000) voti. Nel complesso il centrosinistra
perderebbe, rispetto al 2008 (alleanza PD-IdV) oltre 2.000.000 di voti.
Al centro la lista Monti tocca il 10,4% (3.300.000), l’UDC
(fagocitata come sta accadendo con Sel al riguardo del PD) al 3,2% che
sarebbero poco più di 1.000.000 di voti e il FLI allo 0,8% (260.000 voti).
Sul versante del centrodestra il PD può essere valutato al
21,2% (8.000.000 di voti) con la Lega Nord al 5,2% (1.600.000 voti) e gli altri
di centrodestra al 2,5% (825.000 voti). In totale il centrodestra sommerebbe il
28,9%, meno di 10.500.000 voti. Quasi 1.500.000 voti di distacco dal
centrosinistra, da recuperare – nell’eventualità – nel giro di 15 giorni. Certo
che, a sfavore del PD continua a giocare sempre la scelta sbagliata del
partner: come già accadde nel 2008 quando la Lega prese più voti dell’IDV anche
questa volta è possibile che Sel non raggiunga la quota elettorale dei nuovi
“barbari sognanti”.
Ho già scritto dei 5.000.000 di voti potenziali per il
Movimento 5 Stelle (140 deputati?), rimane Rivoluzione Civile, in queste ore
bersaglio dello slogan del cosiddetto
“voto utile” e dato in calo fino alla soglia di rischio del 4,1% (1.300.000
voti, quasi 3.000.000 di meno rispetto alla somma Arcobaleno-IDV del 2008).
Restano fuori dalla possibilità del quorum altre liste
(Fermare il declino, Radicali, PCL) per un totale dell’1,5% (750.000 voti).
Qui faccio punto e a capo, se gli aruspici avranno visto
bene nelle interiora delle bestie sacrificate, lo sapremo nel pomeriggio del 25
Febbraio.

Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie