sabato 23 febbraio 2013

ANALFABETISMO DI MASSA, CHE “SORPRESA”! di G. Angelo Billia


dal sito: http://buenobuonogood.files.wordpress.com
Sono convinto che nell’epoca dell’informazione globalizzata e, perlomeno per i media tradizionali, inquadrata nella difesa dei valori espressi da questa società, nulla accada per caso. Se da qualche tempo rimbalzano analisi più o meno erudite sul tema del nuovo analfabetismo, c’è una ragione precisa, ed è opposta a quella a cui si potrebbe pensare.
In quello che, per meglio rimarcare la differenza con gli eletti,viene definito “corpo elettorale”, a causa del peggioramento delle condizioni di vita pressoché generalizzato si afferma un ribellismo esteso, concentrato soprattutto verso i partiti che si sono prestati a creare questa situazione.
Nulla di strano e di indigeribile è previsto dal modello “democratico”, che consiste nell’alternanza di partiti che si differenziano nella forma, ma non nella sostanza. Di fatto nessuno mai discute veramente il potere, al massimo il modo migliore di gestirlo. In questo quadro si colloca perfettamente il progetto fallito del bipolarismo, come parte dell’esigenza di limitare gli elementi di disturbo, anche quando questi sono compatibili col sistema.
Se si guarda, anche a volo d’uccello, al passato repubblicano, ogni elezione, ogni cambio di governo rientrano perfettamente in questo quadro. L’elemento nuovo sul piano politico è la dimensione imprevista del fenomeno Grillo, divenuta problema principale di molti intellettuali variamente omologati, non perchè sia davvero una forza d’alternativa, bensì il fatto che il sistema, così com’è, è fatto su misura per gli “altri”. Non ho nessun dubbio che la classe dominante trovi il modo d’inserirlo, perchè, per la valutazione che ne do io, siamo in presenza di una variante “economica” dell’ideologia radicale, inseribile quindi nel contesto della gestione di questo Stato.
Ciò non toglie che la cosa costituisca un vero e proprio scossone per chi aveva pensato a tutto, al governo “tecnico” così come al successivo governo “politico”. Anche il dibattito elettorale è stato svilito fino a farlo divenire un condensato di slogan. Il tutto più che sufficiente per far andare in porto il progetto senza scossoni, con la “democratica” copertura del voto popolare. La crescita del m5s sconvolge le carte, tanto da mettere in discussione il piano accuratamente preparato sotto gli “alti” auspici di Napolitano.
In questo ambito, l’allarme analfabetismo è inteso come scusante per chi fronteggia una cosa che non aveva previsto. In sostanza si vuol dire: non è colpa nostra, se fossero meno ignoranti tutto sarebbe andato in porto come programmato. Come sottinteso c’è un diamoci da fare per rimettere le cose a posto.
Che la denuncia abbia queste motivazioni non ho dubbi, ma sono anche convinto che corrisponda ad un dato di fatto predisposto volutamente. Se consideriamo che gli autori fanno parte della pletora di solerti sostenitori del “sistema d’informazione” congegnato da sempre per rincoglionire anche i più preparati, si comprende che l’analfabetismo denunciato fa parte di un progetto perseguito con cognizione di causa. Come detto l’analfabetismo esiste ed è un fenomeno di cui tutti dovremmo tenere conto.
Dal mio punto di vista non ha molto senso denunciare ciò che avviene nello schieramento avversario, se ciò non si unisce ad un’analisi su come, rispetto al problema, si è regolata la sinistra d’alternativa. L’interrogativo che dovremmo porci è come sia possibile che forze come Grillo, infinitamente meno “armate” dal punto di vista politico di noi, riescano in operazioni che appunto per questa ragione la sinistra dovrebbe riuscire a fare meglio. Soffriamo di una sorta di complesso di superiorità per cui non ci “sporchiamo”, oppure di un malinteso senso dell’onore per cui dobbiamo dire tutto e siccome non saremmo capiti non diciamo nulla, oppure ancora difettiamo nella capacità di semplificare per rendere comprensibili concetti che astrusi non sono? Siamo proprio sicuri che le masse non ci avrebbero capito se avessimo cavalcato le stesse problematiche di Grillo, aggiungendo che la soluzione vera sta nel rovesciamento di un sistema sociale che non può essere riformato?
Io credo che sia fortemente presente fra di noi la convinzione, divenuta veste mentale, che in questa fase storica sia possibile solo una battaglia di retroguardia. Le migliori fantasie pre elettorali rispondevano proprio a questa logica, ma credo invece che meglio faremmo a considerare che il capitalismo più è forte e più è “scoperto” sul piano della credulità popolare.
Nella sinistra d’alternativa spesso si fantastica sull’analisi dei flussi elettorali, si sa tutto sulla vocazione a gestire per conto dei poteri forti di Bersani e del suo partito, altrettanto sui meccanismi psicologici che trascinano periodicamente la parte più arrabbiata delle masse verso personaggi che, al contrario, hanno il compito d’incanalare il malcontento su un piano compatibile con il sistema e ciò mentre manca completamente una chiara cognizione di quali sono i compiti della sinistra d’alternativa stessa.
Se si fa un’analisi spietata dell’esperienza più recente, ci si accorge di quanto gli elementi negativi del passato non siano serviti a nulla. Ancora, per superare ritardi di cui tutti siamo responsabili, gruppi di volonterosi illuminati si sono messi in moto cercando di superare in due mesi ritardi di decenni, ancora abbiamo constatato che le idee personali e collettive non coincidevano e ancora ciò ha portato ad uno scompaginamento sdegnato.
Brillante prova di carattere, per molti, ma si può davvero pensare che la soluzione sia in un Aventino personale o collettivo? E c’è unità di pensiero sull’Aventino (almeno lì) che ogni gruppo ha scelto?
Credo che l’elemento più caratterizzante nel contemporaneo della sinistra d’alternativa, proveniente dalla nostra storia, sia anche il più negativo. Non serve a nulla scaricare su singoli personaggi o gruppi d’intellettuali, che pure esercitino anche egregiamente le loro rispettive mansioni, aspettative che non saranno mai in grado di soddisfare. La storia, la nostra storia ci dice che tali progetti, quando sono stati portati a compimento hanno sempre aperto la strada ad un peggioramento della situazione.
Se davvero vogliamo perseguire l’unità, come elemento senza il quale sarà sempre la borghesia a capitalizzare il malcontento popolare, dobbiamo superare questo scoglio. Nella nostra storia recente è mancato completamente il processo assiomatico secondo il quale per unirsi occorre definirsi. Il risultato è un concetto unitario confuso nell’ambito del quale i ruoli dei vari attori sono indefiniti. Chi sente maggiormente l’esigenza del partito comunista carica anche su chi comunista non è le sue aspettative e viceversa. Anche i processi politici che scaturiscono da questa concezione dell’unità risentono di questa indeterminatezza. L’esempio più evidente è la lista Ingroia nella quale il freno principale è costituito dalle aspettative contrastanti degli aderenti.
Per chiarezza elenco alcuni punti di sofferenza causati dall’assenza di una definizione precisa della sinistra d’alternativa: il vincolo a cui gli eletti devono attenersi a livello nazionale e a livello locale; l’unitarietà dell’azione politica all’interno e all’esterno dei sindacati in materia di lavoro; il diritto di sottrarre all’arbitrarietà decisionale della coalizione la designazione dei propri candidati; fissazione dei limiti politici della coalizione.
E’ ovvio che tutto questo può avvenire solo se è chiaro l’obiettivo strategico. Senza questo elemento fondamentale saremo condannati a rincorrere sempre, su temi come debito pubblico, unità europea, banche, ecc., il progetto più o meno illuminato della personalità a cui si affida la coalizione.
Quello che oggi viene indicato come analfabetismo non è altro che il prodotto dell’azione della classe dominante per mantenere le masse distanti dai loro nemici, ciò implica la necessità di messaggi semplici, comprensibili, inquadrati in un progetto complessivo di cambiamento reale. Tutto questo è possibile se è chiaro che la nostra è una missione storica e può essere perseguita da uomini il cui primo requisito, assieme all’onestà, è la chiarezza.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Forse aveva ragione Bertinotti, il comunismo oggi è destinato ad essere niente più che una nobile fonte d'ispirazione, forse è così , forse dovremmo semplicemente tenere con noi quel pensiero come stella polare, più come un punto di vista etico che come un vero e proprio progetto di società che in fondo neanche abbiamo.
E forse dovremmo avere più rispetto e fiducia verso i nostri concittadini, forse analfabeti, sicuramente politicamente indifesi, ma non per questo incapaci di "sentire" le cose.
In fondo le grandi rivoluzioni non sono state fatte certo da intellettuali ma da rozzi operai e contadini in semischiavitù, pieni sicuramente di arcaiche credenze e senza nessuna cognizione globalmente comprensiva del mondo, che eppure hanno inforcato i loro fucili e hanno cambiato il mondo.
Certo , per innescare qualsiasi esplosione non basta la polvere da sparo,ci vuole una scintilla, e quella scintilla la sinistra d'alternativa non è stata capace d'impersonarla, vuoi per gelosie tra apparati, vuoi per egocentrismi incrociati, le cause sono tante, fattosta che la polvere da sparo, il popolo, non si è lasciato incendiare da noi ma da Grillo, non siamo stati visti come qualcosa di veramente dirompente ma piuttosto come una variazione sul tema.
I nostri concittadini sono furibondi e nel loro risentimento non guardano tanto per il sottile , gli Ingroia, i Ferrero, i Di Pietro, i Diliberto sono visti come parte dell'apparato che li opprime, se vuoi con qualche ingratitudine ma è così.
Ma ti chiedo : hanno veramente così torto i nostri ignorantissimi concittadini analfabeti ?
Oggi c'è una sola forza che ha il coraggio di parlare di reddito di cittadinanza , di riduzione dell'orario di lavoro, di decrescita , e non è una forza della tradizione comunista ma è una forza "populista" capitanata da un pazzoide, come mai ?
Come mai è Grillo e non Ingroia a parlare di queste cose ?
Come mai ancora una volta la cosiddetta sinistra d'alternativa non riesce a produrre un grido che spezzi questa gabbia d'acciaio che ci opprime ?
Ai posteri le ardue analisi, per parte mia quando dei comunisti riusciranno a creare un nuovo sogno lucido sarò sempre dalla loro parte ma io per questa volta voglio stare con i miei concittadini politicamente più ingenui e voterò per Grillo, con la fierezza di un nobile bagaglio culturale dietro le spalle ma anche con l'umiltà doverosa di chi si rende conto del fallimento di una tradizione.

Saluti comunisti.
Adriano Ottaviani

Anonimo ha detto...

Caro Adriano, concordo con molte delle tue osservazioni, ma su alcuni punti dissento. Come voti, francamente è l’ultimo dei miei pensieri anche perché, gran parte del modo di sentire delle masse, in merito ai personaggi che hai citato della lista Ingroia è anche il mio. Ciò che penso sul momento elettorale si evince dal mio scritto, mi limito ad aggiungere che quand’anche fosse presente una lista comunista il discorso non cambierebbe: le elezioni in uno Stato borghese non permetteranno mai ad una forza autenticamente comunista di prendere la maggioranza. Se al posto di Grillo ci fosse una lista comunista con le stesse prospettive di successo, noi oggi non voteremmo perché avremmo i carri armati davanti ai seggi. La borghesia adatta il suo volto pubblico presentando il migliore possibile, compatibilmente con le circostanze.
Altra cosa è attribuire al momento elettorale un valore veramente democratico, nell’ambito del quale i valori di fondo dello Stato borghese possono essere messi in discussione su un piano di parità con i valori antagonisti. Visto che, per come la vedo io (credo però che sia anche la lezione della storia) così non è, l’approccio al voto dei comunisti deve tenere conto di ciò. Un modo è
quello di scegliere il meno peggio, oppure quello che più coerentemente porta avanti quelle istanze di miglioramento dello Stato borghese le quali possono comunque costituire, se concretizzate, un miglioramento del tenore di vita delle masse. Un altro modo consiste nel proporre “il pacchetto
intero”, cioè la versione programmatica dello Stato socialista che si immagina. Un ulteriore modo è quello di “chiamarsi fuori” non votando per rimarcare la consapevolezza di essere di fronte ad una farsa.
Da ciò che mi dici tu hai scelto la prima ipotesi, cioè quella della forza che più
coerentemente…Chiarisco che le mie affermazioni in merito non sono finalizzate a farti cambiare idea, quanto piuttosto a rilevare che chi si sente comunista, a prescindere dalle valutazioni che si possono fare sull’inconsistenza politico organizzativa della proposta comunista, può anche, nel contingente, abdicare all’obiettivo strategico a favore di proposte intermedie, purchè le stesse non
mettano in discussione l’obiettivo strategico stesso.
Non mi sono mai prestato a polemiche su Grillo tagliate con l’accetta, perché sono incomprensibili, e neppure ho ritenuto d’intervenire come se la cosa fosse determinata da motivi di concorrenza elettorale, perché per quel che mi riguarda non ne ho necessità. Rilevo invece che le proposte di Grillo scorporate dai sogni “rivoluzionari” di chi le ascolta, sono un coacervo di luoghi comuni idonee solo a “spostare più in là” la soluzione dei problemi che, al contrario dovrebbero essere affrontati oggi. Fai riferimento specifico al reddito di cittadinanza, ti faccio osservare che da decenni i comunisti si battono per il salario minimo garantito e che la rivendicazione che va sotto il nome di reddito di cittadinanza è stata ed è uno dei cavalli di battaglia del nuovo partito d’azione. Le proposte di Grillo e aggiungo, le proposte di Ingroia hanno un comune denominatore,
partono da ciò che è maggiormente avvertibile come elemento negativo del sistema, e nessuno dei due ne mette in discussione i fondamenti.
Continua....

Anonimo ha detto...

Certamente a favore di Ingroia c’è una maggiore
attenzione nell’indicare la percorribilità delle proposte, ma non è questo il punto. Voglio evitare di
fare un’analisi della situazione, che tu conosci quanto me, ma è proprio partendo da quest’analisi che rilevo non solo l’inconsistenza, ma anche la pericolosità di alcune affermazioni di Grillo.
Conoscendo la storia come la conosciamo noi, sappiamo benissimo che rifiutare le ideologie e proclamarsi né di destra, né di sinistra è una delle tante facce del qualunquismo, cioè l’espediente con il quale la borghesia usa sviare l’attenzione da se stessa. Riscontro di ciò lo si ritrova nel referendum sull’Europa proposto. A che serve se non si mettono in discussione gli interessi che sono alla base di quest’Europa?
Io non disprezzo le masse e credo lo si possa evincere chiaramente dai miei scritti, ma è un fatto
che le masse, a causa del predominio culturale della borghesia, quando il livello d’oppressione è
tale da indurre la ribellione, sono sempre oggetto di attenzioni pseudo rivoluzionarie. Il giochino
è semplice, basta guardare cosa la borghesia può sacrificare e cosa no. Intorno al sacrificabile si
costruisce un movimento sfogatoio che arresterà l’impeto della rabbia popolare molto prima che
tracimi verso l’irrinunciabile. I partiti e gli uomini politici per la borghesia sono sacrificabili perché
sostituibili, per questo la lotta alla “casta” trova fior di pensatori anche borghesi d’accordo.
Perché anziché porsi il problema di come pagare il debito pubblico nessuno indica la strada più semplice
e cioè non pagarlo, salvo il dieci per cento costituito dal risparmio degli italiani? Perché entrare
nei Consigli d’amministrazione delle aziende e delle banche anziché puramente e semplicemente
nazionalizzarle senza indennizzo? La risposta è semplice, perché non si vuole insidiare il potere di
chi ci ha portato in questa situazione.
Altro vorrei dirti su questo argomento, ma credo sia sufficiente per darti un’idea su come la penso.
Mi limito quindi a un chiarimento per le prospettive future. Nei prossimi periodi, concretizzandosi
visivamente ciò che oggi si denuncia, più d’uno fra quelli che oggi si sono illusi di avere sbocchi
rivoluzionari torneranno sui loro passi. E’ necessario che, a prescindere dal momento elettorale,
ogni comunista, partendo dalla consapevolezza che senza l’unità politico organizzativa nessuna
proposta autenticamente rivoluzionaria ha la possibilità di concretizzarsi, lavori in questa
prospettiva.
Ultimissimo commento. Non penso che votare Grillo, Ingroia, o non votare, in questa fase possa essere una discriminante per i comunisti. Lo sarebbe se rinunciassimo a costruire le condizioni perché questa società, retta da banditi, per conto di banditi, venga sostituita da una senza parassiti.

G. Angelo Billia

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