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| dal sito: http://buenobuonogood.files.wordpress.com |
Sono convinto che
nell’epoca dell’informazione globalizzata e, perlomeno per i
media tradizionali, inquadrata nella difesa dei valori espressi da questa società, nulla accada per caso. Se da qualche tempo
rimbalzano analisi più o meno erudite sul tema del nuovo
analfabetismo, c’è una ragione precisa, ed è opposta a quella a
cui si potrebbe pensare.
In quello che, per
meglio rimarcare la differenza con gli eletti,viene definito “corpo
elettorale”, a causa del peggioramento delle condizioni di vita
pressoché generalizzato si afferma un ribellismo esteso, concentrato
soprattutto verso i partiti che si sono prestati a creare questa
situazione.
Nulla di strano e di indigeribile è previsto dal modello
“democratico”, che consiste nell’alternanza di partiti che si
differenziano nella forma, ma non nella sostanza. Di fatto nessuno
mai discute veramente il potere, al massimo il modo migliore di
gestirlo. In questo quadro si colloca perfettamente il progetto
fallito del bipolarismo, come parte dell’esigenza di limitare gli
elementi di disturbo, anche quando questi sono compatibili col
sistema.
Se si guarda, anche a
volo d’uccello, al passato repubblicano, ogni elezione, ogni cambio
di governo rientrano perfettamente in questo quadro. L’elemento
nuovo sul piano politico è la dimensione imprevista del fenomeno
Grillo, divenuta problema principale di molti intellettuali
variamente omologati, non perchè sia davvero una forza
d’alternativa, bensì il fatto che il sistema, così com’è, è
fatto su misura per gli “altri”. Non ho nessun dubbio che la
classe dominante trovi il modo d’inserirlo, perchè, per la
valutazione che ne do io, siamo in presenza di una variante
“economica” dell’ideologia radicale, inseribile quindi nel
contesto della gestione di questo Stato.
Ciò non toglie che la
cosa costituisca un vero e proprio scossone per chi aveva pensato a
tutto, al governo “tecnico” così come al successivo governo
“politico”. Anche il dibattito elettorale è stato svilito fino a
farlo divenire un condensato di slogan. Il tutto più che sufficiente
per far andare in porto il progetto senza scossoni, con la
“democratica” copertura del voto popolare. La crescita del m5s
sconvolge le carte, tanto da mettere in discussione il piano
accuratamente preparato sotto gli “alti” auspici di Napolitano.
In questo ambito,
l’allarme analfabetismo è inteso come scusante per chi fronteggia
una cosa che non aveva previsto. In sostanza si vuol dire: non è
colpa nostra, se fossero meno ignoranti tutto sarebbe andato in porto
come programmato. Come sottinteso c’è un diamoci da fare per
rimettere le cose a posto.
Che la denuncia abbia
queste motivazioni non ho dubbi, ma sono anche convinto che
corrisponda ad un dato di fatto predisposto volutamente. Se
consideriamo che gli autori fanno parte della pletora di solerti
sostenitori del “sistema d’informazione” congegnato da sempre
per rincoglionire anche i più preparati, si comprende che
l’analfabetismo denunciato fa parte di un progetto perseguito con
cognizione di causa. Come detto l’analfabetismo esiste ed è un
fenomeno di cui tutti dovremmo tenere conto.
Dal mio punto di vista
non ha molto senso denunciare ciò che avviene nello schieramento
avversario, se ciò non si unisce ad un’analisi su come, rispetto
al problema, si è regolata la sinistra d’alternativa.
L’interrogativo che dovremmo porci è come sia possibile che forze
come Grillo, infinitamente meno “armate” dal punto di vista
politico di noi, riescano in operazioni che appunto per questa
ragione la sinistra dovrebbe riuscire a fare meglio. Soffriamo di una
sorta di complesso di superiorità per cui non ci “sporchiamo”,
oppure di un malinteso senso dell’onore per cui dobbiamo dire tutto
e siccome non saremmo capiti non diciamo nulla, oppure ancora
difettiamo nella capacità di semplificare per rendere comprensibili
concetti che astrusi non sono? Siamo proprio sicuri che le masse non
ci avrebbero capito se avessimo cavalcato le stesse problematiche di
Grillo, aggiungendo che la soluzione vera sta nel rovesciamento di un
sistema sociale che non può essere riformato?
Io credo che sia
fortemente presente fra di noi la convinzione, divenuta veste
mentale, che in questa fase storica sia possibile solo una battaglia
di retroguardia. Le migliori fantasie pre elettorali rispondevano
proprio a questa logica, ma credo invece che meglio faremmo a
considerare che il capitalismo più è forte e più è “scoperto”
sul piano della credulità popolare.
Nella sinistra
d’alternativa spesso si fantastica sull’analisi dei flussi
elettorali, si sa tutto sulla vocazione a gestire per conto dei
poteri forti di Bersani e del suo partito, altrettanto sui meccanismi
psicologici che trascinano periodicamente la parte più arrabbiata
delle masse verso personaggi che, al contrario, hanno il compito
d’incanalare il malcontento su un piano compatibile con il sistema
e ciò mentre manca completamente una chiara cognizione di quali sono
i compiti della sinistra d’alternativa stessa.
Se si fa un’analisi
spietata dell’esperienza più recente, ci si accorge di quanto gli
elementi negativi del passato non siano serviti a nulla. Ancora, per
superare ritardi di cui tutti siamo responsabili, gruppi di
volonterosi illuminati si sono messi in moto cercando di superare in
due mesi ritardi di decenni, ancora abbiamo constatato che le idee
personali e collettive non coincidevano e ancora ciò ha portato ad
uno scompaginamento sdegnato.
Brillante prova di
carattere, per molti, ma si può davvero pensare che la soluzione sia
in un Aventino personale o collettivo? E c’è unità di pensiero
sull’Aventino (almeno lì) che ogni gruppo ha scelto?
Credo che l’elemento
più caratterizzante nel contemporaneo della sinistra d’alternativa,
proveniente dalla nostra storia, sia anche il più negativo. Non
serve a nulla scaricare su singoli personaggi o gruppi
d’intellettuali, che pure esercitino anche egregiamente le loro
rispettive mansioni, aspettative che non saranno mai in grado di
soddisfare. La storia, la nostra storia ci dice che tali progetti,
quando sono stati portati a compimento hanno sempre aperto la strada
ad un peggioramento della situazione.
Se davvero vogliamo
perseguire l’unità, come elemento senza il quale sarà sempre la
borghesia a capitalizzare il malcontento popolare, dobbiamo superare
questo scoglio. Nella nostra storia recente è mancato completamente
il processo assiomatico secondo il quale per unirsi occorre
definirsi. Il risultato è un concetto unitario confuso nell’ambito
del quale i ruoli dei vari attori sono indefiniti. Chi sente
maggiormente l’esigenza del partito comunista carica anche su chi
comunista non è le sue aspettative e viceversa. Anche i processi
politici che scaturiscono da questa concezione dell’unità
risentono di questa indeterminatezza. L’esempio più evidente è la
lista Ingroia nella quale il freno principale è costituito dalle
aspettative contrastanti degli aderenti.
Per chiarezza elenco
alcuni punti di sofferenza causati dall’assenza di una definizione
precisa della sinistra d’alternativa: il vincolo a cui gli eletti
devono attenersi a livello nazionale e a livello locale; l’unitarietà
dell’azione politica all’interno e all’esterno dei sindacati in
materia di lavoro; il diritto di sottrarre all’arbitrarietà
decisionale della coalizione la designazione dei propri candidati;
fissazione dei limiti politici della coalizione.
E’ ovvio che tutto
questo può avvenire solo se è chiaro l’obiettivo strategico.
Senza questo elemento fondamentale saremo condannati a rincorrere
sempre, su temi come debito pubblico, unità europea, banche, ecc.,
il progetto più o meno illuminato della personalità a cui si affida
la coalizione.
Quello che oggi viene
indicato come analfabetismo non è altro che il prodotto dell’azione
della classe dominante per mantenere le masse distanti dai loro
nemici, ciò implica la necessità di messaggi semplici,
comprensibili, inquadrati in un progetto complessivo di cambiamento
reale. Tutto questo è possibile se è chiaro che la nostra è una
missione storica e può essere perseguita da uomini il cui primo
requisito, assieme all’onestà, è la chiarezza.

3 commenti:
Forse aveva ragione Bertinotti, il comunismo oggi è destinato ad essere niente più che una nobile fonte d'ispirazione, forse è così , forse dovremmo semplicemente tenere con noi quel pensiero come stella polare, più come un punto di vista etico che come un vero e proprio progetto di società che in fondo neanche abbiamo.
E forse dovremmo avere più rispetto e fiducia verso i nostri concittadini, forse analfabeti, sicuramente politicamente indifesi, ma non per questo incapaci di "sentire" le cose.
In fondo le grandi rivoluzioni non sono state fatte certo da intellettuali ma da rozzi operai e contadini in semischiavitù, pieni sicuramente di arcaiche credenze e senza nessuna cognizione globalmente comprensiva del mondo, che eppure hanno inforcato i loro fucili e hanno cambiato il mondo.
Certo , per innescare qualsiasi esplosione non basta la polvere da sparo,ci vuole una scintilla, e quella scintilla la sinistra d'alternativa non è stata capace d'impersonarla, vuoi per gelosie tra apparati, vuoi per egocentrismi incrociati, le cause sono tante, fattosta che la polvere da sparo, il popolo, non si è lasciato incendiare da noi ma da Grillo, non siamo stati visti come qualcosa di veramente dirompente ma piuttosto come una variazione sul tema.
I nostri concittadini sono furibondi e nel loro risentimento non guardano tanto per il sottile , gli Ingroia, i Ferrero, i Di Pietro, i Diliberto sono visti come parte dell'apparato che li opprime, se vuoi con qualche ingratitudine ma è così.
Ma ti chiedo : hanno veramente così torto i nostri ignorantissimi concittadini analfabeti ?
Oggi c'è una sola forza che ha il coraggio di parlare di reddito di cittadinanza , di riduzione dell'orario di lavoro, di decrescita , e non è una forza della tradizione comunista ma è una forza "populista" capitanata da un pazzoide, come mai ?
Come mai è Grillo e non Ingroia a parlare di queste cose ?
Come mai ancora una volta la cosiddetta sinistra d'alternativa non riesce a produrre un grido che spezzi questa gabbia d'acciaio che ci opprime ?
Ai posteri le ardue analisi, per parte mia quando dei comunisti riusciranno a creare un nuovo sogno lucido sarò sempre dalla loro parte ma io per questa volta voglio stare con i miei concittadini politicamente più ingenui e voterò per Grillo, con la fierezza di un nobile bagaglio culturale dietro le spalle ma anche con l'umiltà doverosa di chi si rende conto del fallimento di una tradizione.
Saluti comunisti.
Adriano Ottaviani
Caro Adriano, concordo con molte delle tue osservazioni, ma su alcuni punti dissento. Come voti, francamente è l’ultimo dei miei pensieri anche perché, gran parte del modo di sentire delle masse, in merito ai personaggi che hai citato della lista Ingroia è anche il mio. Ciò che penso sul momento elettorale si evince dal mio scritto, mi limito ad aggiungere che quand’anche fosse presente una lista comunista il discorso non cambierebbe: le elezioni in uno Stato borghese non permetteranno mai ad una forza autenticamente comunista di prendere la maggioranza. Se al posto di Grillo ci fosse una lista comunista con le stesse prospettive di successo, noi oggi non voteremmo perché avremmo i carri armati davanti ai seggi. La borghesia adatta il suo volto pubblico presentando il migliore possibile, compatibilmente con le circostanze.
Altra cosa è attribuire al momento elettorale un valore veramente democratico, nell’ambito del quale i valori di fondo dello Stato borghese possono essere messi in discussione su un piano di parità con i valori antagonisti. Visto che, per come la vedo io (credo però che sia anche la lezione della storia) così non è, l’approccio al voto dei comunisti deve tenere conto di ciò. Un modo è
quello di scegliere il meno peggio, oppure quello che più coerentemente porta avanti quelle istanze di miglioramento dello Stato borghese le quali possono comunque costituire, se concretizzate, un miglioramento del tenore di vita delle masse. Un altro modo consiste nel proporre “il pacchetto
intero”, cioè la versione programmatica dello Stato socialista che si immagina. Un ulteriore modo è quello di “chiamarsi fuori” non votando per rimarcare la consapevolezza di essere di fronte ad una farsa.
Da ciò che mi dici tu hai scelto la prima ipotesi, cioè quella della forza che più
coerentemente…Chiarisco che le mie affermazioni in merito non sono finalizzate a farti cambiare idea, quanto piuttosto a rilevare che chi si sente comunista, a prescindere dalle valutazioni che si possono fare sull’inconsistenza politico organizzativa della proposta comunista, può anche, nel contingente, abdicare all’obiettivo strategico a favore di proposte intermedie, purchè le stesse non
mettano in discussione l’obiettivo strategico stesso.
Non mi sono mai prestato a polemiche su Grillo tagliate con l’accetta, perché sono incomprensibili, e neppure ho ritenuto d’intervenire come se la cosa fosse determinata da motivi di concorrenza elettorale, perché per quel che mi riguarda non ne ho necessità. Rilevo invece che le proposte di Grillo scorporate dai sogni “rivoluzionari” di chi le ascolta, sono un coacervo di luoghi comuni idonee solo a “spostare più in là” la soluzione dei problemi che, al contrario dovrebbero essere affrontati oggi. Fai riferimento specifico al reddito di cittadinanza, ti faccio osservare che da decenni i comunisti si battono per il salario minimo garantito e che la rivendicazione che va sotto il nome di reddito di cittadinanza è stata ed è uno dei cavalli di battaglia del nuovo partito d’azione. Le proposte di Grillo e aggiungo, le proposte di Ingroia hanno un comune denominatore,
partono da ciò che è maggiormente avvertibile come elemento negativo del sistema, e nessuno dei due ne mette in discussione i fondamenti.
Continua....
Certamente a favore di Ingroia c’è una maggiore
attenzione nell’indicare la percorribilità delle proposte, ma non è questo il punto. Voglio evitare di
fare un’analisi della situazione, che tu conosci quanto me, ma è proprio partendo da quest’analisi che rilevo non solo l’inconsistenza, ma anche la pericolosità di alcune affermazioni di Grillo.
Conoscendo la storia come la conosciamo noi, sappiamo benissimo che rifiutare le ideologie e proclamarsi né di destra, né di sinistra è una delle tante facce del qualunquismo, cioè l’espediente con il quale la borghesia usa sviare l’attenzione da se stessa. Riscontro di ciò lo si ritrova nel referendum sull’Europa proposto. A che serve se non si mettono in discussione gli interessi che sono alla base di quest’Europa?
Io non disprezzo le masse e credo lo si possa evincere chiaramente dai miei scritti, ma è un fatto
che le masse, a causa del predominio culturale della borghesia, quando il livello d’oppressione è
tale da indurre la ribellione, sono sempre oggetto di attenzioni pseudo rivoluzionarie. Il giochino
è semplice, basta guardare cosa la borghesia può sacrificare e cosa no. Intorno al sacrificabile si
costruisce un movimento sfogatoio che arresterà l’impeto della rabbia popolare molto prima che
tracimi verso l’irrinunciabile. I partiti e gli uomini politici per la borghesia sono sacrificabili perché
sostituibili, per questo la lotta alla “casta” trova fior di pensatori anche borghesi d’accordo.
Perché anziché porsi il problema di come pagare il debito pubblico nessuno indica la strada più semplice
e cioè non pagarlo, salvo il dieci per cento costituito dal risparmio degli italiani? Perché entrare
nei Consigli d’amministrazione delle aziende e delle banche anziché puramente e semplicemente
nazionalizzarle senza indennizzo? La risposta è semplice, perché non si vuole insidiare il potere di
chi ci ha portato in questa situazione.
Altro vorrei dirti su questo argomento, ma credo sia sufficiente per darti un’idea su come la penso.
Mi limito quindi a un chiarimento per le prospettive future. Nei prossimi periodi, concretizzandosi
visivamente ciò che oggi si denuncia, più d’uno fra quelli che oggi si sono illusi di avere sbocchi
rivoluzionari torneranno sui loro passi. E’ necessario che, a prescindere dal momento elettorale,
ogni comunista, partendo dalla consapevolezza che senza l’unità politico organizzativa nessuna
proposta autenticamente rivoluzionaria ha la possibilità di concretizzarsi, lavori in questa
prospettiva.
Ultimissimo commento. Non penso che votare Grillo, Ingroia, o non votare, in questa fase possa essere una discriminante per i comunisti. Lo sarebbe se rinunciassimo a costruire le condizioni perché questa società, retta da banditi, per conto di banditi, venga sostituita da una senza parassiti.
G. Angelo Billia
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