giovedì 28 febbraio 2013

LE ELEZIONI NON SONO UN CONCORSO DI BELLEZZA di Marcello Pesarini






Vogliamo provare a spiegare ai nostri politici ed anche a qualche editorialista che se la rivoluzione non è un pranzo di gala, neanche le elezioni sono un concorso di bellezza?


Alcuni compagni del PCI, nella loro schietta immediatezza, dopo una lieve sconfitta dello stesso partito alle elezioni del 1987, concomitante alla ripresa di PSI e DP (udite, udite, 1,8%), mi dissero.”Adesso prendiamo Capanna e lo mettiamo da noi, così andiamo più forte!”. In questi giorni assisto quasi divertito al tentativo di identificare il programma della sinistra con quello dei grillini, a suon di redditi di cittadinanza e NO TAV, previo poi chiedersi perché non facciamo più da traino. E giù inviti all’interno del PD a battere tutti in realismo con un governo di minoranza che prenda i voti sui tagli alla politica e il salario per i disoccupati. Richiamerei compagne e compagni ad un minimo di coerenza: può un partito che non ha chiesto le elezioni nel 2011 su ordini delle banche, per perderle nel 2013, ora lanciarsi contro le stesse? Possono i Cinque stelle muoversi come un partito, quando i primi a risentire della vittoria saranno loro, che dovranno attrezzarsi e darsi delle regole vere, in carne ed ossa, come i mali che affondano l’Italia? Nasceranno tanti sottogruppi, secondo me, perché per quanto purtroppo la visione olistica della politica sia quasi sparita, non credo che donne che quasi disconoscono la legge 194 (campagna elettorale nelle Marche) possano andare assieme a quelle che non vogliono ipoteche sui loro corpi, che compagni di lotta contro le centrali a biogas possano convivere a lungo con i sinceri razzisti che amano la privatizzazione di tutto.

Non c’è più Capanna (nei partiti), non serve Renzi, servirebbe accorgersi di quanto la borghesia ci abbia lavato il cervello ed anche i diseredati siano diventati borghesi , senza una volontà e con la sindrome del capo.


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