Vogliamo provare a spiegare ai nostri politici ed anche a
qualche editorialista che se la rivoluzione non è un pranzo di gala, neanche le
elezioni sono un concorso di bellezza?
Alcuni compagni del PCI, nella loro schietta immediatezza,
dopo una lieve sconfitta dello stesso partito alle elezioni del 1987,
concomitante alla ripresa di PSI e DP (udite, udite, 1,8%), mi dissero.”Adesso
prendiamo Capanna e lo mettiamo da noi, così andiamo più forte!”. In questi
giorni assisto quasi divertito al tentativo di identificare il programma della
sinistra con quello dei grillini, a suon di redditi di cittadinanza e NO TAV,
previo poi chiedersi perché non facciamo più da traino. E giù inviti
all’interno del PD a battere tutti in realismo con un governo di minoranza che
prenda i voti sui tagli alla politica e il salario per i disoccupati.
Richiamerei compagne e compagni ad un minimo di coerenza: può un partito che
non ha chiesto le elezioni nel 2011 su ordini delle banche, per perderle nel
2013, ora lanciarsi contro le stesse? Possono i Cinque stelle muoversi come un
partito, quando i primi a risentire della vittoria saranno loro, che dovranno
attrezzarsi e darsi delle regole vere, in carne ed ossa, come i mali che
affondano l’Italia? Nasceranno tanti sottogruppi, secondo me, perché per quanto
purtroppo la visione olistica della politica sia quasi sparita, non credo che
donne che quasi disconoscono la legge 194 (campagna elettorale nelle Marche)
possano andare assieme a quelle che non vogliono ipoteche sui loro corpi, che
compagni di lotta contro le centrali a biogas possano convivere a lungo con i
sinceri razzisti che amano la privatizzazione di tutto.
Non c’è più Capanna (nei partiti), non serve Renzi,
servirebbe accorgersi di quanto la borghesia ci abbia lavato il cervello ed
anche i diseredati siano diventati borghesi , senza una volontà e con la
sindrome del capo.
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