giovedì 21 febbraio 2013

ELEZIONI 2013: ISTRUZIONI PER L'USO DEL "BATTIQUORUM" di Franco Astengo




La legge 270/2005 (altrimenti nota come “Porcellum”) prevede che la coalizione o il partito che consegue il maggior numero di voti, senza alcuna soglia da superare, conquista il 55% dei seggi alla Camera (340 deputati) mentre per assicurarsi il controllo del Senato la vittoria deve essere spalmata su tutte le regioni, perché in quel caso il premio di maggioranza è a livello regionale.


Ad ogni modo, in entrambi i casi, difficilmente un partito può farcela da solo, anche per l’esistenza di una soglia di sbarramento per le coalizioni che è del 10% alla Camera e del 20% al Senato.

Risulta quindi forte la tendenza a coalizzarsi per ottenere il primato.

Infatti, come abbiamo già segnalato in apertura, sulla carta basta anche un solo voto in più per spedire gli avversari all’opposizione.

Non solo: il fatto di marciare compatti assieme ad altri “fratelli maggiori” consente ai partiti più piccoli di avere in mano una chiave in più per oltrepassare le soglie di sbarramento.

Perché se si è coalizzati, per entrare in Parlamento, basta il 2% alla Camera e il 3% al Senato.
La novità della legge 270/2005 risiede proprio nell’introduzione del concetto giuridico di coalizione, che risulta dalle dichiarazioni di collegamento effettuate dai partiti all’atto del deposito dei propri contrassegni presso il Ministero dell’Interno.

Le liste si collegano in una coalizione attraverso dichiarazioni reciproche, grazie alla sottoscrizione di un programma elettorale comune e l’indicazione di un leader dello stesso schieramento che in genere coincide con la persona proposta come premier in caso di vittoria.

Ma non si tratta di un’elezione diretta del presidente del Consiglio, dato che secondo la Costituzione, quest’ultimo viene designato dal Capo dello Stato.

Non tutti i partiti, però, che ottengono una quota dei voti validi avranno i propri rappresentanti in Parlamento.
La legge 270/2005 fissa, infatti, una soglia di sbarramento per la Camera e un’altra soglia, più elevata, per il Senato.

Alla Camera è del 4% per il partito che si presenta da solo.
Per le forze politiche coalizzate (a patto che la coalizione ottenga almeno il 10% dei voti) la soglia si abbassa al 2%.

Al Senato, che viene eletto su base regionale, la soglia di sbarramento è molto alta: l’8% per i partiti non coalizzati.

Tuttavia nel caso in cui una coalizione superi il 20% i partiti a essa apparentati devono superare una soglia di sbarramento più bassa, fissata al 3%.

Sono previste inoltre riserve di seggi per le minoranze linguistiche, e il recupero dei cosiddetti “migliori perdenti”: quei partiti, cioè, che all’interno di una coalizione risultato aver ottenuto la percentuale più alta fra quelli che non hanno raggiunto il 2%. Questo fatto, però, con ogni probabilità potrà essere possibile soltanto all’interno della coalizione vincente grazie al premio di maggioranza: per quelle perdenti non dovrebbero esserci quozienti disponibili in questo senso.

Da notare, infine, che il quoziente per l’assegnazione dei seggi sarà ottenuto dalla divisione del totale dei voti validi conseguiti dalle coalizioni e dai partiti che avranno superato le soglie di sbarramento e il numero dei seggi da assegnare (alla Camera su base nazionale, al Senato su base regionale.)

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