L'intento di Monti è ora esplicito e ha esclusivamente fondamenta di potere
politico. Non c' entra più la Costituzione , un ferrovecchio, non c'entrano più
i diritti sanciti.
L'importante è sulla base di categorie politiche molto
incerte e vaghe come moderno conservatore moderato ecc. stabilire a
chi spetta il potere e chi deve rispettare lo stato dei rapporti sociali dati,
senza pensare a trasfomazioni ottenute con le lotte, bensì a una situazione che
sconta come naturale la mancanza di eguaglianza e rimette in gioco la
beneficenza per "curare" le più evidenti e stridenti
ingiustizie.
Il
lavoro non è un diritto, nè la salute, nè la scuola, nè i servizi per anziani,
disabili ecc. Lo statuto dei lavoratori è da abolire, il sindacato è cosa del
tempo passato, se ci sono bambini per le strade, vecchi che muoiono id fame
ecc,ecc, basta rivolgersi alle varie associazioni benefiche che ci
pensano, per quelli che riescono a raggiungere. Lo stato italiano
benedice i bravi missionari che fanno scuole per i bambini del Congo, ma
intanto al Congo vende armi e non sottopone nessuno dei suoi "aiuti"
a una legislazione che istituisca per esempio l'obbligo scolastico, o
l'assistenza pubblica per le partorienti.
L'obiettivo
è la distruzione dello stato sociale o Welfare, e ristabilire come unico mezzo
di azione sociale non la supplenza dei benefattori alla scarsità o
non sufficiente riconoscimento dei diritti, ma
addirittura sostituire lo stato assistenziale gestito da religiosi
preferibilmente, ma anche da laici, allo stato sociale.
Tutto ciò é
indipendente dalla crisi, dalla Costituzione, e dai diritti acquisiti quando si
costruì lo stato sociale: é la vittoria della borghesia super (quasi un
nuovo ceto di feudatari) sulle persone che non appartengono a quella classe.
Lo
stato sociale è stato il massimo compromesso tra capitalismo e socialdemocrazia
dopo la seconda guerra mondiale e la politica di Monti semplicemente vorrebbe
tornare a prima della seconda guerra mondiale e stabilire per sempre il minimo
di democrazia formale e il niente -soprattutto- di democrazia
sociale.
Non è
possibile economicamente e nemmeno culturalmente, ma bisogna
ottenere intorno a questa questione il massimo di attenzione
vigilanza accordo azione: ne va di mezzo tutto ciò che è stato ottenuto dalla
seconda metà del secolo scorso.
Ma non si
può pensare oggi di ristabilire lo stato sociale che poggia appunto su un
compromesso forte tra capitalismo affluente e rivendicazioni democratiche e sociali
del movimento operaio e di altri movimenti .
La
strada é riprendere il disegno dei bisogni emersi storicamente e
diventati diritti comuni universali. Essa é oggi sbarrata: bisogna produrre
agire avviare politiche alternative, appunto dare il via alla rivoluzione
civile.

Nessun commento:
Posta un commento
La redazione del blog ha scelto di moderare i commenti dei lettori. I commenti inerenti gli articoli saranno pubblicati Grazie