Un fantasma si aggira
per il mondo, ma non in Europa, terreno di caccia riservato al PSE:
l’Internazionale Socialista. Se non viviamo nel miglior mondo
possibile sappiamo a chi poterlo imputare. Sia chiaro che, se si
guarda alla contraddizione tra gli strumenti necessari per tentare di
stabilire una società più giusta e i mezzi a disposizione, non si
può essere soddisfatti e ciò a prescindere dal fatto se, oltre che
la volontà -o la pia intenzione- di cambiare le cose, abbiamo un
corpo teorico all’altezza del compito. Il fatto che altre
formazioni nazionali o internazionali, per esempio la Sinistra Unita
Europea, non ce l’abbiano non è né una consolazione, né una
giustificazione.
Le critiche alle
insufficienze dell’Internazionale Socialista hanno un fondamento,
ma sono al contempo ingenerose e frutto di un modello di
internazionalismo che non è, e non può essere, quello di partiti
socialisti. Se, infatti, dobbiamo non essere soddisfatti
dell’Internazionale Socialista, non dobbiamo mai dimenticare i
guasti delle varie incarnazioni dell’internazionalismo comunista,
soprattutto perché erano schermo della politica di potenza
dell’U.R.S.S., ai cui interessi erano subordinate le tattiche e le
strategie dei partiti comunisti affiliati. Lo si è visto nel caso di
rotture interne al movimento comunista, quando le differenze non
venivano regolate da un dibattito politico condotto sulle riviste
ideologiche, ma affidate alla repressione cruenta. Quando ci fu la
rottura con la Jugoslavia di Tito, in quel paese i kominternisti
venivano internati in lager sulla brulla Isola Calva (Goli Otok) in
Dalmazia, mentre nell’Europa orientale i titoisti, anzi i trozkisti
titini, erano tra le vittime privilegiate dei processi staliniani,
insieme con gli ex combattenti della guerra di Spagna nelle Brigate
Internazionali e i comunisti con ascendenza ebraica. La rottura tra
la Cina Popolare e l’U.R.S.S. ha comportato rotture tra i partiti
delle due linee con pesanti conseguenze nelle aree di frizione, come
in Asia e in America Latina. Nell’Internazionale Socialista, come
si è ricostituita nel Secondo Dopoguerra del XX° Secolo
(Francoforte s. M. 1951), ci sono partiti che hanno svolto un ruolo
di guida, la SPD e i partiti laburisti e socialdemocratici
scandinavi: un ruolo che si rafforzava quando erano alla guida del
loro paese e i propri esponenti alla guida dell’Internazionale
Socialista.
Un nome basta per tutti:
Willy Brandt, leader della SPD, Cancelliere tedesco e Presidente
dell’IS, anche se non contemporaneamente. La Ostpolitik fu condotta
anche grazie all’IS, a quel tempo il PSE era un mero Ufficio di
Collegamento tra partiti socialisti nella CEE, come anche su di essa
si riverberò il prestigio della Commissione Nord Sud (Commission
for International Developmental Issues) presieduta dal Willy
Brandt e attiva nell’ambito del sistema ONU. In seguito alle
Primavere arabe, sulle quali sta cadendo l’inverno del
fondamentalismo islamico, prima che si schiudessero le gemme della
democrazia e sbocciassero i fiori della libertà, fu rimproverata la
presenza tra gli associati del Partito dell’egiziano Mubarak o
quello tunisino di Ben Alì, dimenticando il ruolo essenziale dei
laburisti norvegesi negli accordi di Oslo del 1993: un passo
decisivo, purtroppo rimasto incompiuto, verso la pace e la convivenza
tra israeliani e palestinesi. L’IS è stata per anni l’unica
organizzazione che accogliesse tra i suoi membri Al Fatah e partiti
socialisti sionisti israeliani, ora come membro effettivo il solo
Meretz e lo storico partito laburista di Rabin, declassato ad
osservatore. Nella lotta contro l’apartheid,
l’Internazionale Socialista è stata una protagonista, così come
per l’indipendenza delle colonie portoghesi, non per nulla sono
membri effettivi l’ANC del Sud Africa, lo SWAPO della Namibia, lo
MPLA angolano, il FRELIMO del Mozambico e i movimenti di liberazione
della Guinea e Capo Verde. Movimenti un tempo icone della sinistra
antagonista nostrana, come il Fronte Sandinista di Liberazione
Nazionale sono da tempo membri effettivi dell’Internazionale
Socialista, insieme con il più moderato Partito di Liberazione
Nazionale di Costarica, l’unico paese che ha abolito le forze
armate e che da tempo immemorabile non ha conosciuto golpe y
caudillos militari e con un sistema di sicurezza sociale di
modello scandinavo. Ha perso colpi con la perdita di potere di Accion
Democratica, la cui corruzione non può far dimenticare i meriti del
suo leader storico Carlos Andrés Perez, ostacolo ad ogni avventura
anti-cubana o che l’altro membro effettivo venezuelano è il MAS
di Teodoro Petkof, l’ideologo di formazione marxista, cui ci si
ispirava per una comprensione dei fenomeni politico sociali
latino-americani, che non fossero infatuazione romantica del
guerrilismo e dell’icona di Che Guevara con il basco nero in
testa.
L’appoggio ad Allende e
la solidarietà dopo l’11 di settembre è un altro dei meriti
dell’Internazionale Socialista e di molti dei suoi partiti membri,
compreso il PSI. La sinistra cilena di ispirazione socialista si è
divisa, ma anche qui non è senza significato che tutti e tre i
tronconi dal Partito per la Democrazia, l’antesignano del PD
italiano, il Partito Socialista del Cile e il Partito Radical
Socialdemocratico siano membri effettivi e che la vittoria del Frente
Amplio in Uruguay, che nel 2004, dopo Chavez 1998, Lagos 2000 e Lula
2002, con l’elezione a presidente del socialista Tabaré Vázquez
aprì una nuova serie delle vittorie elettorali della sinistra
(Bolivia e Cile 2005, Ecuador 2006) che hanno cambiato il volto
politico del Sud America, più dei focolai di guerriglia. Punto di
forza il Cile e debolezza il Brasile, perché il Partito Laburista
Democratico è nella coalizione di governo ma non fa parte dell’IS,
né il Partito Socialista Brasiliano, l’unico partito estraneo a
coalizioni di potere e strumentali della storia brasiliana, a
differenza dello stesso PCB, né il PT, che pure è invitato
permanente e che nel suo statuto si definisce socialista democratico
(“com o objetivo de construir o socialismo democrático.”,art.
1 Statuto PT 2012).
Lo scopo di queste
informazioni è quello di spingere ad analisi un po’ più
articolate della liquidazione dell’IS, per alcuni dei suoi membri
nord-africani - tra l’altro non più membri - o centro-americani
come il PRI messicano, dimenticando per quest’ultimo paese il
Partito della Rivoluzione Democratica e gli affiliati tunisini, come
il Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà o il Partito Social
democratico in Egitto e il Fronte delle Forze Socialiste in Algeria,
dove è affiliato anche lo FNL. Il rafforzamento del PSE, peraltro
organizzazione fraterna, ha indebolito l’IS, tra i cui 99 membri
effettivi soltanto 26 sono europei di 22 paesi e tra essi mancano
molti della UE, come il Labour Party della Gran Bretagna, nella cui
capitale ha sede, o i laburisti norvegesi, a capo di una delle poche
coalizioni di sinistra rosso-verde al governo negli anni delle
sconfitte elettorali europee (Germania, Gran Bretagna, Svezia,
Portogallo, Spagna e Grecia). Semplici osservatori sono anche gli
olandesi del PvdA, per loro scelta, mentre maltesi, estoni, lettoni e
i laburisti della Nuova Zelanda sono scesi di status per
mancato pagamento delle quote, in totale sono 18 i partiti in tale
situazione. I partiti della IS sono al governo i 51 Stati, in 12 dei
quali hanno sia il presidente che la maggioranza parlamentare e in
altri 5 il primo ministro. Tra i 19 stati del G20 (il 20° è l’UE)
l’IS è presente in 12, ma al governo soltanto in 3 (Francia,
Mexico e Sud Africa) e in 2 è opposizione, ma con possibilità di
andare al Governo (Germania e Gran Bretagna). Nella Federazione
Russa, Brasile, Cina, India e Stati Uniti non ci sono partiti
affiliati all’IS, che possano aspirare alla guida di quei paesi.
Soltanto il Sud Africa ora e in futuro il Brasile, se aderisse il PT,
rappresentano un’eccezione tra le nuove nazioni destinate a un
ruolo economico mondiale. Tra i G8 i partiti socialisti possono
giocare un ruolo in Francia, Germania e Gran Bretagna, non in
Giappone(il Partito Socialista non è più membro ma soltanto quello
Socialdemocratico) e in Italia a condizione che il PD risolva i suoi
mal di pancia sull’affiliazione internazionale (un possibile e
auspicabile sviluppo dell’alleanza elettorale PD, PSI e SEL).
A mio avviso l’IS va
rilanciata, un’ottica soltanto europea non basta a una sinistra che
voglia essere soggetto attivo a livello planetario, come planetarie
sono le sfide dello sviluppo economico, dei diritti dei popoli e
della democrazia, ma senza pensare ad un centro organizzatore della
rivoluzione socialdemocratica nel mondo. L’art. 1 dello Statuto
dice che “ L’INTERNAZIONALE SOCIALISTA è un’associazione di
partiti e organizzazioni politiche che cerca di stabilire il
socialismo democratico” ma, si precisa all’art. 2, che lo scopo è
“di rafforzare la collaborazione tra i partiti affiliati e di
coordinare il loro atteggiamenti e attività con il consenso”, non
esistono deliberazioni vincolanti, che se anche fossero previste non
ci sono strumenti coercitivi per farle rispettare: questa è la
grande differenza con le esperienze dell’Internazionale
Comunista(Komintern) o del Information Bureau of the Communist and
Workers' Parties (Cominform), un nome anodino per questioni di
immagine, ma dietro il quale si nascondeva il ferreo controllo del
PCUS.
Nelle critiche
all’Internazionale Socialista si coglie un modello di
Internazionale, che non è quello socialista democratico. La sanzione
massima, l’espulsione, è difficilissima in quanto è di competenza
del Congresso e a maggioranza qualificata dei 2/3 (art. 5.1.,3
Statuto). L’Internazionale Socialista non può essere altro da
quello che i partiti, specialmente i maggiori, vogliono che sia.
Basta guardare il bilancio del 2010, l’ultimo pubblicato, per
capire che non è una priorità per i partiti socialisti. Il totale
delle entrate ammonta a Sterline 1.180.127 , aumentato a Sterline
1.380.000 nel 2011, cioè € 1.595.000: nello stesso anno il
bilancio del PSE prevede entrate per € 5.187.221, più di 3 volte
tanto. Lo staff assorbe un quinto del bilancio e non superava al
momento del suo splendore, cioè con la segreteria generale
dell’amico Berndt Carlsson( morto nell’attentato libico di
Lockerbee all’aereo della Pan Am il 21 dicembre 1988) la decina di
persone, fattorini compresi. La forza dell’IS è sempre stata
quella del prestigio dei suoi leader, oltre che il nominato Brandt,
Olof Pame, Felipe Gonzales, Lionel Jospin, Bruno Kreisky e anche
Bettino Craxi, che facilitò l’ingresso del PDS o i dirigenti del
Partito laburista Israeliano, quando erano la forza egemone in quel
paese: un epoca finita, non solo simbolicamente, con l’assassinio
di Itzak Rabin.
L’IS, il cui
Presidente Papandreu è stato, nei fatti, abbandonato dai grandi
partiti socialisti, che non erano al governo in nessuno dei paesi
guida, merita invece un rilancio almeno per due ragioni. La prima è
la attualità e validità della sua Dichiarazione dei Principi
approvata dal XVIII° Congresso di Stoccolma del 1989, frutto di una
Commissione presieduta, se ben ricordo, da Felipe Gonzales. Un
documento che contiene le linee per un diverso ordinamento mondiale
in buona parte coincidente con quelle dei Forum Social Mundial,
iniziati a Porto Alegre nel 2001. La seconda è che tra i suoi membri
effettivi c’è un piccolo partito, l’Alleanza Social Democratica
di Islanda, nato da un’unificazione tra socialdemocratici e
comunisti, al governo insieme con un Partito di sinistra alternativa,
grazie a elezioni vinte superando la maggioranza assoluta, senza
aiuto di abnormi e porcellosi premi di maggioranza e che nella crisi
finanziaria ha preferito, sotto la pressione di 2 referendum
popolari, far fallire le banche piuttosto che strozzare i propri
cittadini. Speriamo che una rinnovata attenzione per l’Internazionale
Socialista spingerà qualche editore a pubblicare in Italiano la
monumentale Geschichte der Internationale (Storia
dell’Internazionale ) del socialista austriaco Julius Braunthal.
La mancata pubblicazione spiega, tra molti altri fattori, la
superficialità, in generale, o comunque la sottovalutazione, con le
quali si affronta il tema della dimensione internazionale della
sinistra. Persino il PSI fu lascito fuori dall’IS, che riconosceva
soltanto il PSDI, che peraltro aveva tra i suoi ranghi, l’ultima
esponente attiva di una generazione di rivoluzionari, Angelica
Balabanoff. Se si fosse dedicato lo stesso tempo ed energie a
riflettere sulla crisi ed inadeguatezza degli strumenti di
cooperazione oltre le frontiere, di quello dedicato al sub-
comandante Marcos, saremmo in una situazione migliore: se esiste un
complotto mondiale della grande finanza e delle multinazionali,
dovrebbe essere logico costruire strumenti di iniziativa politica
allo stesso livello. Pur con i suoi limiti, almeno il campo
sovietico, garantiva l’esistenza di un polo alternativo. Ora la
diminuzione di controlli sui movimenti di capitale e l’incompiuta
costruzione, a livello continentale, di organizzazioni di
cooperazione economica e politica in grado di progettare scelte di
sviluppo alternative a quelle dettate dal solo profitto a breve
termine, rende necessaria l’esistenza di un’organizzazione come
l’Internazionale Socialista, in grado di estendere la cooperazione
oltre i partiti variamente affiliati, come previsto dall’art. 2
comma 2 dello Statuto: “L’Internazionale Socialista cercherà
anche di estendere le relazioni tra l’IS e altri partiti orientati
in senso socialista, non affiliati, che desiderano cooperare”. Pare
un progetto da sviluppare più interessante della riesumazione
dell’Ulivo Mondiale o di un generico democraticismo progressista

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