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| L'urlo di Munch - immagine da web |
È tornato lo spread è tornata la Germania,
sono tornati rigore ed austerità.
Sembravano
scomparsi da questa penosa campagna elettorale. Le principali forze politiche,
dopo aver governato assieme per più di un anno, appena iniziato lo spettacolo
televisivo del voto,se ne erano dimenticate. Sembrava una villeggiatura, quelle
dove si cerca di staccare dalle preoccupazioni quotidiane. Magari una
villeggiatura a Cortina visto che si parlava solo di tasse.
Forse si sperava
che questa vacanza dalla realtà durasse fino al 27 febbraio, invece è finita
prima.
Non sono solo le
vendite di tappeti in saldo di Berlusconi, lo scandalo della banca senese, le
incertezze per il senato a far ripartire la cosiddetta sfiducia dei mercati.
Il regime politico informativo oggi dominante,
anch'esso in vacanza sulle Alpi, oggi fa
lo scandalizzato, ma è colpevole come i partiti della grande finzione e ancora
una volta depista dalla realtà. Che è molto semplice e brutale: la crisi
economica si è aggravata e si aggraverà
in Italia e in tutta Europa e i mercati
lo sanno.
Il numero reale
di disoccupati nel nostro paese sfiora i cinque milioni. Decine di migliaia di
studenti universitari mancano all'appello, eppure la lotta alla disoccupazione
di massa e la catastrofe della pubblica istruzione non sono entrate nello
spettacolo elettorale. Non è un caso.
Centrodestra e
centrosinistra hanno governato, assieme
ora eò nel passato in alternanza, sulla
base degli stessi principi liberisti di fondo. Hanno approvato la controriforma
delle pensioni e dell'articolo 18, il
pareggio costituzionale di bilancio e il fiscal compact. Cioè hanno già
definito i capisaldi di una politica economica di rigore e massacro
sociale che ha prodotto la depressione
economica più grave dagli anni trenta del secolo scorso. Non solo, ma si sono
impegnati a continuarla, al di là delle battute elettorali.
L'ultimo voto
attuativo del pareggio di bilancio c' è stato alla Camera a fine dicembre scorso ed è stato unanime.
Con buona pace
di Vendola, ha ragione Bersani quando
afferma che nella carta dei principi di Italia Bene Comune tutto il
centrosinistra è impegnato a rispettare i patti che sanciscono rigore ed
austerità.
Il governo
assieme a Monti è dunque una concreta possibilità alla luce del sole dei programmi di fondo, e non degli accordi
sottobanco. Bersani e Monti sono destinati a governare assieme perché così
vogliono lo spread e chi lo governa.
La dimenticanza
di disoccupazione e scuola non è dunque solo frutto di una rimozione, ma ha
qualcosa di consapevole.
Con i vincoli
che si sono assunti non c'è alcuno spazio per creare davvero lavoro dignitoso o
finanziare la formazione pubblica. Non ci sono i soldi, meglio parlare d'altro
finché si può.
O forse è peggio
ancora, cioè si preferisce non dire cosa
si farà davvero per mantenere i patti che si sono sottoscritti, altre manovre e altri tagli sono rinviati a dopo il voto.
Certo che sarebbero necessarie invece elezioni verità.
Si sarebbe dovuto chiedere ai cittadini di scegliere tra la continuità della
austerità e del rigore, con i costi sociali che comporta, o la rottura con
essa, con altri costi pagare con Merkel,
banche e finanza mondiale.
Un vero scontro
tra via liberista e di mercato e via
pubblica ed egualitaria per
affrontare tare la crisi, questo sarebbe servito, questo sarebbe stato un segno
di vera democrazia, un confronto elettorale utile.
Ma questo
scontro avrebbe frantumato i principali
schieramenti e messo in crisi i loro gruppi dirigenti e, nel paese del
trasformismo e del "ma anche",
sperare questo per ora è una pura utopia.
Così Bersani
Monti e Berlusconi sono andati avanti a
litigare sulle spese della villeggiatura, finché la brutalità della crisi li ha
interrotti.
E hanno anche il
coraggio di chiedere il voto utile, utile a che?

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